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08:20 venerdì 7 agosto 2026
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.
I lavoratori dei musei di Venezia minacciano lo sciopero perché sono costretti a lavorare con 30° gradi al chiuso a causa dell’aria condizionata che funziona male o manca del tutto Una situazione così grave da portare al rischio di «spossatezza, crampi e colpi di calore» per i lavoratori, ai quali mancherebbe anche la formazione adeguata per affrontare questa emergenza.
Per sopperire al taglio dei fondi per la ricerca, un gruppo di scienziati che studia le marmotte ha aperto un canale OnlyFans tutto dedicato alle marmotte OnlyMarms (si chiama proprio così) è gratuito, pubblica «contenuti non censurati di marmotte dalle Montagne Rocciose» e accetta mance per la buona causa della scienza.
Le ondate di caldo potrebbero far aumentare il prezzo del cibo più della guerra in Iran e della crisi nello Stretto di Hormuz Addirittura un punto percentuale di inflazione alimentare in più, un aumento del costo del cibo che nel 2027 rischia di arrivare al 3 per cento.
Il ristorante Trippa ha tolto dal menù i suoi due piatti più celebri perché troppe persone prendevano solo quelli per fotografarli L'ha spiegato lo chef Diego Rossi, per provare a sfuggire alle tendenze dettate da Instagram anche sulla ristorazione.
Il Pentagono ha improvvisamente cambiato il modo in cui conta i morti e i feriti nella guerra in Iran Pare su richiesta diretta dalla Casa Bianca. Risultato: 4 morti "in meno" e circa 600 feriti in più.
Fred Again ha passato 50 ore consecutive in livestream su YouTube per completare il suo nuovo mixtape Lo ha fatto insieme al collettivo LATIN MAFIA, registrato tutto a Città del Messico e intitolato (didascalicamente ma efficacemente) 9 months & 50 hours.
I Massive Attack sono stati banditi a vita da Singapore dopo aver esposto la bandiera della Palestina durante un concerto Prima di essere espulsi hanno subìto perquisizioni e il sequestro dei passaporti. «Un'esperienza surreale», l'ha definita la band.

Perché gli sceneggiatori odiano l’amore nerd

11 Aprile 2011

Da oggi, tutti i lunedì appuntamento con Santa Barbara, la nuova rubrica di Violetta Bellocchio.

Nella tradizione dei quasi sicuramente immaginari martiri cristiani, Barbara protegge i minatori, gli artificieri e chiunque abbia a che fare con il fuoco. Nel culto della Santeria è stata fusa con Chango, che oltre a fiamme e fulmini amministra “danza, musica e bellezza virile”. Non si può chiedere a una divinità di avere sempre la stessa faccia, e non si può chiedere a una persona fisica di restare uguale a com’era nata. Che poi vada tutto benissimo è un altro discorso.  Cultura e identità online, una settimana per volta.

Bella in rosa è la storia di una ragazza povera contesa tra due idioti: un avvenente guidatore di BMW poco consapevole della lotta di classe, e un amico d’infanzia supernerd portatore sano del concetto noto come «molestia sessuale è solo un altro modo di dire ti amo».

La ragazza povera sceglie l’idiota numero uno.

Secondo una crescente parte del pubblico adulto – e sia sul crescente sia sull’adulto torniamo tra un attimo – lei dovrebbe scegliere il numero due.

Purtroppo, per come era stato pensato e girato, Bella in rosa prevedeva esattamente questo: scaricata e umiliata dal ragazzo ricco, la ragazza povera decideva che l’amico rompiballe in fondo non era malissimo. Invece uscì con un finale diverso. Pentimento del numero uno, numero due che si fa galantemente da parte, riunione della coppia alfa. Sulla ragione per il cambio di rotta, lo sceneggiatore e produttore John Hughes mantenne un relativo riserbo: forse temeva che passasse un messaggio alla «conviene fidanzarsi nella propria classe sociale», ma si parlò anche di test screening disastrosi, di pressioni da parte dello studio. Hughes scrisse un finale più coerente alle premesse da Cenerentola che lui stesso aveva creato, ma l’anno dopo cercò di aggiustare il tiro con un film identico a sessi invertiti, che molti fingono di non aver mai visto, perché fa schifo. (Tisssssh.) 

Soltanto un progetto inchiodato alla sua epoca – e questo lo è, dal minimo oggetto di scena alla violenza del moralismo sui «ragazzi ricchi» – può sperare di diventare un classico senza tempo. E Bella in rosa piacque al pubblico del 1986, ma è grazie alla TV che deve il proprio staying power. Perciò, una-due volte l’anno, qualcuno sente riaprirsi le vecchie ferite. (Nulla di grave, eh: io mi ricordo di Alta tensione solo perché postulava che masturbarsi fa diventare schizofrenici.) E allora si chiede, come Lane Moore su Jezebel: «perché gli sceneggiatori odiano il nerd love?». Perché l’amabile sfigato insegue ancora la ragazza al di fuori della sua portata? Viceversa, perché si accoppia sempre la freak al principino? Moore aggiunge: «nel raro caso in cui una ragazza è descritta come una nerd, non sarà altro che una reginetta di bellezza con addosso una T-shirt aderente (e se possibile dei calzettoni al ginocchio). Tutto quanto il personaggio cerca in una fidanzata è che lei sia sexy nel modo specifico in cui vuole lui. A parte quello, zero aspettative.”

In un pezzo più personale e più articolato, uscito su The Mary Sue, Cindy Au lo chiama «il lato oscuro della geekification“: stringendo, un maggior numero di amabili sfigati nella stanza dei bottoni non hanno affatto migliorato le cose. Le nerd girls non ottengono più visibilità, né più rispetto dai loro pari. Non solo quando si vuole mettere in scena «una di loro” viene infilata la maglietta di Star Wars alla solita attrice/modella, ma oggi l’attrice/modella viene raccontata come una che nerd lo è davvero, con tutto il cuore. Perciò, se vuoi sentirti a tuo agio nel tuo ambiente, non ti basta essere brava con i videogiochi, leggere e magari disegnare fumetti: devi anche superare la sfilata in costume da bagno, avere un bell’aspetto quando vai a correre alle sei di mattina, e sapere tutto di tutto. Lo stesso principio delle sitcom da fascia pre-serale di Italia 1, col marito brutto che si sbrodola e la moglie gnocca che alza gli occhi al cielo, applicato a quella che nelle intenzioni sarebbe un’apertura verso una cultura di minoranza. Con un doppio risultato: da un lato i nerd uomini si continuano a vantare di atteggiamenti disastrosi e indifendibili (il pasticcio con cui i creatori di Penny Arcade hanno gestito una questione di «accessibilità femminile” alla loro convention), e dall’altro, ogni volta che una bella ragazza viene elogiata per la sua competenza in materie esulanti dalla sfida alle doppie punte, scatta la rivolta delle schiave.

La scorsa estate è toccato a Olivia Munn, una presentatrice TV scelta per entrare nel cast del Daily Show anche se non aveva troppa esperienza come attrice comica (però aveva posato per l’edizione americana di Playboy, raccontando con quali mezzucci loro avevano cercato di farla spogliare di più). Prima Munn è finita in una polemica sulle pochissime donne impiegate dal Daily Show, e poi è stata crocifissa in sala mensa con argomenti che spaziavano da «a me non ha mai fatto ridere» a «è peggio di una bambola gonfiabile». In fondo le ragazze popolari stanno sul cazzo a tutti, quindi sì, salta tranquillamente alla gola dell’ultima arrivata pur di non perdere la tua posizione alla sinistra del Padre. E per cortesia, al ballo di fine anno, vacci con l’amico ancora più idiota dell’idiota numero uno. Forse un giorno smetterà di darti della troia. E anche se non lo facesse, perché scegliere il male minore?

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