Pera Toons, il fumettista italiano che vende più di manga e supereroi

Ex grafico pubblicitario, content creator nel tempo libero, amatissimo dai bambini, le vendite dei suoi libri di freddure e brevi gag demenziali raggiungono da anni cifre incredibili per il mercato editoriale italiano.

25 Luglio 2025

Nel clima mesto del mercato editoriale italiano, sempre più in disarmo fra crolli delle vendite, contrazioni economiche e perdita di rilevanza, c’è un volto sorridente: è quello di Pera Toons, fumettista e content creator di quarantatré anni, l’autore italiano più venduto fra quelli mai sentiti nominare da chi non ha figli piccoli o nipotini. Ridi che è meglio, il libro più famoso di Pera Toons, uscito nel 2020, ha superato la scorsa settimana le trecentomila copie vendute, miglior risultato commerciale per un fumetto dal 2008. In totale, i libri di Pera Toons hanno venduto più di due milioni di copie. I bambini fra gli otto e i dodici anni lo adorano, la sua pagina Instagram ha un milione e mezzo di follower, su YouTube ha un milione di iscritti e più di duemila video caricati.

Sono cifre mitologiche, in un panorama dove il primo nella classifica dei libri più venduti la scorsa settimana ha piazzato novemila copie (e il sesto tremila), e con gli introiti generati dalla vittoria del Premio Strega uno scrittore ci può comprare, forse, se va bene, un box in periferia a Milano. Una volta, fino a pochi anni fa, c’era il fenomeno del libro dell’estate, il caso editoriale da leggere sotto l’ombrellone, spesso un giallo. È successo a La verità sul caso Harry Quebert di Joel Dicker, spinto da Antonio D’Orrico quando la sua rubrica sul Sette, oggi estinta, influiva sulla vendita dei libri, a La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano, a Io Uccido di Faletti, alla trilogia di Elena Ferrante. Capitava spesso che un libro, magari grazie al passaparola, vendesse centinaia di migliaia di copie fra i villeggianti in partenza per le ferie, diventando così un tormentone, un argomento di conversazione in spiaggia d’agosto.

Alessandro Perugini in arte Pera Toons

Oggi è una tradizione in disuso, ma può ancora succedere. Ce l’ha fatta Pera Toons, nome d’arte di Alessandro Perugini, ex grafico pubblicitario. Pera, diminutivo del cognome, è il soprannome con cui lo chiamano gli amici. Toscano, cresciuto in una frazione di Cortona, il paese di Jovanotti, ha iniziato a postare le sue vignette su Instagram e YouTube dieci anni fa, attirando presto migliaia di follower e una popolarità di nicchia. Nel 2017 si propone alla casa editrice Tunuè, ottiene un contratto, l’anno dopo esce il suo primo libro, Chi ha ucciso Kenny? e il successo è immediato. Pera Toons non soffre di blocco dello scrittore e si scopre prolificissimo, ha pubblicato già undici libri mantenendo nel tempo lo stesso stile di disegno minimalista, senza svolazzi e barocchismi, con linee semplici e pochi colori, funzionale a esaltare la sua scrittura.

Già, la sua scrittura. Che cosa c’è dentro a questi libri vendutissimi? Strisce autoconclusive, brevi gag assurde di umorismo nonsense, situazioni paradossali incentrate su giochi di parole, freddure da boomer, indovinelli enigmistici. Per esempio, un grappolo d’uva con una pistola in mano minaccia una mela: «Mela, spostati subito altrimenti ti sparo». La mela, conciliante, abbozza: «Ok, passa pure». Stessa scena con una pera. Il grappolo d’uva incontra un fico, ripropone la minaccia, il fico risponde no, l’uva gli richiede di passare, il fico rifiuta incazzato, l’uva gli fa «ok, l’hai voluto tu», spara e lo ammazza. Appare una scritta: «Morale: fico secco, uva passa».

Oppure: a una coppia nasce un bambino. Lei, sul letto d’ospedale: «Amore, guarda che bello che è nostro figlio». Lui: «È stupendo! Ma aspetta un attimo: come mai ha i capelli biondi e gli occhi azzurri? Noi siamo mori con gli occhi scuri, e anche tutti i nostri parenti lo sono». E lei, imbarazzata: «Ehm… non saprei. Sono cose che possono capitare, amore. Però, ora che ci penso meglio, deve essere perché mia nonna prendeva il latte da una balia bionda con gli occhi azzurri. Probabilmente i geni di questa donna sono passati prima a mia nonna, poi a mia mamma, poi a me e ora al bambino». «Ah… ok». Qualche ora dopo, il papà è a colloquio con sua madre. «Mamma, ma secondo te è possibile che mio figlio sia biondo con gli occhi azzurri per via del latte?», e lei risponde «Certo figliolo. Infatti anche io ti ho dato il latte di mucca quando eri piccolo… e guarda, hai ereditato le sue corna!». E ancora, una gomma dice a una matita: «Oh no! Sta arrivando l’astuccio! È un tipo pericoloso… in molti ci lasciano le penne!».

Sio, Ridi Topolino e i precedenti

Niente di eccezionale, ma funziona. Gli adulti si distraggono e i bambini si divertono, anzi si avvicinano alla lettura, come si dice in questi casi. Devono fare un piccolo sforzo però poi capiscono la spiritosaggine e sono stimolati a inventarsene di nuove, con taglio simile. Lo stile di Pera Toons deve molto all’influenza di Sio, nome d’arte di Simone Albrigi, uno dei pionieri della comicità surreale online in Italia, youtuber esploso poco prima della nascita del progetto Pera Toons.

Come in passato è successo a Sio, anche Pera Toons ha iniziato il mese scorso una collaborazione con il settimanale Topolino, forse più per motivi commerciali che per affinità artistiche: chi scrive ha lavorato come sceneggiatore per Topolino, e una delle regole editoriali più stringenti imponeva che tutte le battute dovessero essere traducibili in lingue straniere, vietatissimi quindi i giochi di parole, tipici dello stile di Pera Toons. L’unione è un po’ stiracchiata ma saggia, la vecchia istituzione cartacea in difficoltà convoca le nuove leve per scrollarsi di dosso la polvere.

Tra l’altro, la partnership non è così campata per aria. Da una folle idea della redazione di Topolino, in particolare di Tito Faraci, è nato trent’anni fa uno dei capisaldi del fumetto nonsense e paradossale italiano, diventato nella memoria di chi l’ha amato un culto di nicchia: Ridi Topolino, gloriosa rivista bimestrale, chiusa dopo tredici numeri, dove gli autori Disney riversavano tutte le idee troppo deliranti e scombiccherate per essere pubblicate sui magazine più tradizionali del gruppo editoriale. Ridi Topolino, in un certo senso, è stato il nonno colto e novecentesco del suo erede, più social e fanciullesco, Pera Toons.

Criticatissimo, compratissimo

Ovviamente criticatissimo, Pera Toons si gode le vendite e le code chilometriche di ragazzini ai suoi firma copie, lavora otto ore al giorno, produce quotidianamente, instancabile, vignette da scagliare su internet e si guarda bene dal prendere posizione su argomenti più seri, tipo la politica, scansando le polemiche e ripudiando la tradizione nostrana del disegnatore impegnato con vignette satiriche sui giornali, ospitate in televisione o editoriali indignati sui social. In un’intervista al Corriere dell’anno scorso, Pera Toons ha dichiarato che il grosso delle sue entrate proviene dalla vendita dei libri. Beato lui. L’editoria non è un gioco a somma zero, e le copie vendute da Pera Toons non rubano spazio a operazioni più sofisticate. L’industria culturale annaspa, il mercato è asfittico, ben vengano gli exploit a ravvivare un po’ l’atmosfera. Una volta un notissimo autore pop, sforacchiato dalla critica, in coda alla mensa della sua casa editrice si è girato e mi ha detto: «lo vedi questo? È tutto pagato dai miei libri».

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