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17:28 martedì 13 ottobre 2026
Anthropic ha cambiato le sue linee guida perché vuole che gli utenti la smettano di insultare e maltrattare Claude Da adesso, Claude potrà troncare le conversazioni con utenti che adottano «comportamenti violenti o crudeli, prolungati e immotivati».
David Byrne ha fatto una canzone contro Elon Musk usando solo e soltanto frasi dette da Elon Musk Si intitola "Let Me Sell You a Dream" e fa parte della colonna sonora di Musk, il documentario di Alex Gibney in uscita negli Stati Uniti il 16 ottobre.
In Argentina c’è un treno che come carburante usa esclusivamente il sole delle Ande Si chiama Tren Solar de la Quebrada, percorre 42 chilometri nella provincia di Jujuy e viene usato anche per i viaggi notturni per vedere le stelle.
L’Ipcc sta subendo fortissime pressioni da parte dei petro-Stati per non pubblicare un importante ricerca sulla crisi climatica Arabia Saudita, Russia, India e Cina vogliono rinviarne la pubblicazione al 2029. I Paesi più poveri e più esposti alla crisi climatica pretendono che sia pubblicato subito.
Sayf ha fatto un bellissimo documentario sul carcere di Chiavari e lo ha reso disponibile gratuitamente sul suo YouTube Si intitola Il cielo in una stanza, dura 20 minuti ed è stato girato durante una visita lunga 12 ore alla casa di reclusione di Chiavari.
Viviamo anche nella linea temporale in cui i Kneecap cantano “Siamo tutti antifascisti” in prima serata sulla tv generalista italiana È successo a Propaganda Live, su La7. DJ Próvaí si è pure spogliato per far vedere il Bella Ciao è scritto sul petto usando un pennarello nero.
Per la sua nuova serie fotografica Cindy Sherman ha chiesto a Chanel dei vestiti da “rovinare” e Chanel sorprendentemente le ha detto sì La serie Fabric Matrons, in mostra a Londra da Hauser & Wirth, nasce da una collaborazione con la maison francese che le ha dato carta bianca e metri e metri di stoffa.
Alanis Morisette ha fatto un nuovo album ed è un album di canzoni natalizie Si chiama Good Weather for Immaculate Conception e raccoglie le cover natalizie pubblicate dal 2020 a oggi, più due inediti.

L’intuito di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo

Dal numero in edicola, l'intervista alla presidente della Fondazione torinese che dal 1995 sostenere i giovani artisti italiani e stranieri.

10 Ottobre 2021

Non puoi essere semplicemente interessato all’arte, questo è un terreno per cui devi avere profonda passione e coerenza sul lungo periodo. È ciò che emerge dalle parole di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Presidente dell’omonima Fondazione nata a Torino nel 1995. Più di venticinque anni di continuo dialogo con gli artisti sono un periodo abbastanza lungo per unire i puntini e capire come sia riuscita Patrizia Sandretto Re Rebaudengo a costruire una reputazione così solida, in un sistema così complesso e globale come quello dell’arte contemporanea.

ⓢ Innanzitutto vorremmo fare una cosa che non si dovrebbe mai fare: guardarsi indietro. Lei che cosa vede?
Lo scorso anno la Fondazione ha compiuto 25 anni, un anniversario importante che mi ha offerto un’occasione preziosa per ripercorrere la storia dell’istituzione. Ciò che ho osservato è un processo di crescita, sviluppato intorno alle missioni che mi ero prefissata nello Statuto: il sostegno ai giovani artisti, la produzione di opere e mostre, la creazione di un pubblico nuovo. Sono molto fiera della posizione che la Fondazione ha guadagnato nel contesto internazionale, orgogliosa delle sue relazioni con musei come il MoMA e il New Museum di New York, il Rockbund Art Museum di Shanghai, il Philadelphia Museum, la Tate di Londra, istituzioni dei cui board faccio parte in prima persona. Il prossimo obiettivo è quello di dare una casa alla Fundación Sandretto Re Rebaudengo Madrid, nata nel 2017.

ⓢ La Fondazione nasce da una collezione particolarmente ricca. Con quale criterio è stata costruita?
Il mio percorso è iniziato con un viaggio a Londra nel 1992 e l’incipit della mia collezione è strettamente legata agli studio-visit compiuti allora. Ricorderò per sempre la visita nello studio di Anish Kapoor, tra le sue straordinarie sculture: quel ricordo ha per me il valore di un vero e proprio imprinting, determinante per il modo con cui, da allora, scelgo e colleziono opere.

ⓢ Quanto è importante per lei il dialogo continuo con gli artisti?
È fondamentale. Il dialogo è intrecciato all’idea di coetaneità: appartenere alla stessa epoca, condividere lo sguardo su un orizzonte comune. Adotto questo stesso approccio in Fondazione, dove collaboriamo con artiste e arti- sti italiani e provenienti da ogni parte del mondo. Li ospitiamo nelle sedi della Fondazione, a Torino e a Guarene, e li sosteniamo con attenzione e continuità anche fuori dalle loro mura, per esempio con la produzione di opere destinate a eventi come la Biennale di Venezia, per la quale, nel tempo, abbiamo prodotto opere di Doug Aitken, Maurizio Cattelan, Luisa Lambri, Steve McQueen, Goshka Macuga.

Patrizia Sandretto Re Rebaudengo veste Giada
Foto Domenico Petralia
Creative Director Gabriele Colangelo
Hair Loris Rocchi
Make-up Cosetta Giorgetti
Manicure Annarel Innocente Furina
Location Palazzo Re Rebaudengo

ⓢ La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo ha cambiato il modo di comunicare nel mondo dell’arte, soprattutto quello più istituzionale. Come definirebbe il vostro modo di fare comunicazione?
Innovativa, sperimentale e fuori dalla “comfort zone”: per la prima volta un’istituzione culturale ha adottato un linguaggio trasversale con una cifra ironica, per coinvolgere un pubblico più ampio, non solo di addetti ai lavori.

ⓢ Parliamo di futuro. Che cosa pensa di fenomeni come l’arte digitale, gli Nft e questo tipo di evoluzione dell’arte?
Osservo questi fenomeni con molta attenzione ma penso che si tratti, al momento, di un ambito ancora connotato da obiettivi speculativi, una linea totalmente estranea alla mia pratica collezionistica. Come sempre, preferisco guardare a questi processi attraverso la prospettiva dell’arte. Per questo, nelle mostre della Fondazione, produciamo ed esponiamo le opere di artisti e artiste come Ian Cheng, Hito Steyerl, Ed Atkins, Martine Syms, impegnati nell’esplorazione e decostruzione, anche sul piano teorico, degli universi digitali, dell’intelligenza artificiale e dei sistemi di conoscenza complessi.

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