È stato girato durante una festa in un locale di Beirut: si vedono benissimo i missili in cielo, le persone che riprendono tutto, la musica che va.
Sia Israele che l’Iran hanno già messo al sicuro il loro patrimonio artistico
Il problema è quella parte del patrimonio dei due Paesi che non può essere spostata. Solo in Iran ci sono 28 siti Unesco impossibili da proteggere.
Tutto quello che poteva essere salvato è già stato spostato in bunker sotterranei, trasferito in città più sicure o addirittura prestato agli alleati oltre confine. Come riportato da ARTnews, sia le autorità iraniane sia quelle israeliane hanno confermato di aver ultimato la messa in sicurezza del patrimonio artistico trasportabile. A Teheran la sfida era importante e complessa, dato che nella capitale iraniana sono conservati tantissimi reperti della Persia antica. Oltre a questi, i musei di Teheran ospitano una ricca collezione di arte moderna, con opere celebri di artisti come Monet e Picasso.
Anche il patrimonio dei musei di Tel Aviv e Gerusalemme è stato messo in salvo. Come riportato da Times of Israel, lo spostamento delle opere dagli spazi museali a quelli sotterranei costruiti in previsione di questi scenari sono iniziati subito dopo l’annuncio di ritorsioni da parte di Teheran dopo il bombardamento israeliano che ha aperto le ostilità tra le due nazioni. È una pratica a cui si ricorre da anni in Israele, a causa dei continui allarmi sicurezza. Rimane però il problema dei siti archeologici, dei monumenti, del patrimonio paesaggistico che non può essere protetto da bombe e missili.
Nel solo Iran ci sono 28 siti protetti dall’Unesco, molti dei quali a cielo aperto. Per questo motivo la Società di archeologia iraniana ha condannato gli attacchi israeliani, invitando entrambe le parti del conflitto a rispettare le leggi del diritto internazionale che condannano l’attacco a siti d’interesse archeologico e culturale come un crimine di guerra.
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