Hype ↓
13:57 martedì 29 settembre 2026
Umberto Pizzi ha pubblicato parte del suo leggendario archivio fotografico sul suo sito personale, aperto e gratuito per tutti È morto oggi, a 88 anni, uno dei più famosi fotografi della storia d'Italia, reporter di guerra, paparazzo gentiluomo e anima del Cafonal di Dagospia.
Il regista di No Other Land Basel Adra ha lanciato un brand di sneaker assieme a sua mamma e sta andando benissimo Sono le sneaker che indossava mentre riceva il premio Oscar, realizzate con il tatreez, il ricamo punto e croce tradizionale palestinese.
Sulla Terra ci sono già talmente tanti data center che Google ha deciso di iniziare a costruirli nello spazio Si inizia con cinque, poi dieci, fino a ottanta. Una volta lassù, il data center resta in orbita fino a sei anni per poi disintegrarsi al rientro sulla Terra.
Margaret Atwood si è così appassionata all’ornitologia che ha donato 1 milione di dollari alla ricerca sugli uccelli Il suo contributo è anche un gesto d'amore nei confronti del compagno di una vita Graeme Gibson, anche lui romanziere e grande appassionato di birdwatching, morto nel 2019.
I registi e i produttori di Naza hanno deciso che il film si potrà vedere in streaming gratuitamente Dopo la distribuzione in sala, il film sarà disponibile per tutti sul sito del Guardian.
I detenuti di Bollate hanno fatto un album trap e rap interamente scritto, registrato e prodotto all’interno del carcere Si chiama 30 OP, è composto da 13 brani e ed è ora disponibile su tutte le piattaforme musicali.
C’è una mostra dei fashion artists Viktor&Rolf in 10 Corso Como chiamata Spectrum Dal 25 settembre al 22 novembre 2026, la Galleria di 10 Corso Como presenta «Spectrum», la prima personale italiana dedicata a Viktor&Rolf.
Sofia Coppola sta festeggiando i venti anni di Marie Antoinette con una mostra alla Reggia di Versailles Gli spazi del Petit Trianon ospitano costumi, accessori, moodboard, sceneggiature annotate, fotografie, schizzi preparatori, elementi di scenografia e anche alcune sequenze del film proiettate negli stessi ambienti in cui furono girate.

La scrittura segreta di Patricia Highsmith

Saranno pubblicati per la prima volta i quaderni che raccolgono i pensieri della controversa scrittrice americana.

di Studio
06 Novembre 2019

Da una parte ci sono gli appunti professionali, le riflessioni e i ragionamenti sulla scrittura, dall’altra i diari veri e propri, con aneddoti personali e, soprattutto, la versione senza filtri di alcune delle sue opinioni più politicamente discutibili. Sono i quaderni finora inediti di Patricia Highsmith, la controversa autrice di classici del giallo e del noir come L’amico americano o Il talento di Mr. Ripley, dai quali sono stati tratti altrettanto celebri film. Sono stati ritrovati alla sua morte, nel 1995, in un armadio della biancheria nella sua casa a Tegna, piccolo comune nel Canton Ticino dove visse i suoi ultimi anni, ma saranno pubblicati per la prima volta in America solo nel 2021, dall’editore Liveright. Si tratterà di un unico volume di 650 pagine, completo di schizzi e disegni ad acquarello dell’autrice, come hanno raccontato al New York Times coloro che li hanno ritrovati, e cioè Anna von Planta, l’editor di lunga data di Highsmith, e Daniel Keel, il suo esecutore testamentario.

Rendere pubblicabili i 56 quaderni (quasi 8000 pagine) è stato uno sforzo monumentale, dice von Planta, proprio perché Highsmith si era impegnata a tenere separata la parte che riguardava il suo lavoro, dove raccoglieva idee e riflessioni sulle trame dei suoi libri, da quella in cui invece scriveva di questioni più strettamente personali. Secondo l’editor, «aveva costruito un doppio sistema di contabilità». Era legatissima ai suoi quaderni: li custodiva gelosamente e quando qualcuno dei suoi amanti li ha trovati e letti, ha smesso di scriverli per un breve periodo concentrandosi solo sulle note lavorative. L’esistenza di questi diari era un fatto già noto nel mondo letterario: custoditi dagli Swiss Literary Archives, fino a questo momento sono stati consultati solo da studiosi e biografi, non ultimi Andrew Wilson e Joan Schenkar, autori rispettivamente di Beautiful Shadow (Bloomsbury, 2003) e The Talented Miss Highsmith (St. Martin’s Press, 2009). Recensendo il libro di Wilson, Natalia Aspesi scriveva nel 2003 su La Repubblica: «A questo immenso archivio privato, Wilson ha potuto attingere, ricostruendo così, anche con molte interviste, ogni attimo della sua vita, ogni pensiero, e paura, e malattia, e depressione e follia, ogni sentimento, e amore, e rancore; ogni preferenza letteraria o sociopolitica (dal comunismo a Perrot, antifascista e razzista, liberale, anarchica e socialdemocratica, un po’ antisemita, molto antifemminista, e come membro di Amnesty International, pro Palestina contro Israele)».

Proprio le opinioni tutt’altro che politicamente corrette di Highsmith sono state sempre oggetto di particolare interesse, a cominciare dall’antisemitismo dichiarato fino al complicato rapporto con l’omosessualità. Dopo l’esordio fulminante con Sconosciuti sul treno nel 1950, nel 1952 pubblicò, dietro lo pseudonimo di Claire Morgan, Carol (The Prince of Salt), uno dei primi romanzi mainstream che aveva due donne lesbiche come protagoniste. Come dimostrano bene molte delle sue storie, Highsmith aveva una fascinazione fortissima per la violenza e per le sue conseguenze psicologiche: «Uccidere è un po’ come fare l’amore, una specie di volontà di possesso», scriveva nel 1950. Ebbe moltissime partner e anche dei rapporti eterosessuali, come quello con lo scrittore Arthur Koestler, definito «un episodio miserabile e senza alcuna gioia». Decise di andare in terapia per «mettere me stessa nella condizione di essere sposata», disprezzava gli uomini anche più delle donne: «il maschio americano non sa cosa fare di una ragazza una volta che l’ha avuta. Non è veramente depresso o inibito dalle sue restrizioni puritane ereditate o interiorizzate: semplicemente non ha obiettivi riguardo al sesso», ha scritto. Un suo grande ammiratore era Graham Greene, secondo il quale Highsmith «aveva costruito un mondo senza fini morali», viaggiò moltissimo in giro per l’Europa e si stabilì poi nel Ticino, prima ad Aurigeno, dove Aspesi la incontra nel 1987 «nel suo casolare buio e punitivo, dalle finestrine con le sbarre, una specie di prigione o di antro dell’orco, (..) dove viveva con bottiglioni di birra sul tavolo e due gattini siamesi con la diarrea», e poi a Tegna, dove morirà. 

Secondo von Plant, la pubblicazione di questa enorme mole di materiale privato aiuterà a inquadrare meglio la parabola artistica e privata della scrittrice, che ebbe un’infanzia difficile (esiste il sospetto che abbia subito degli abusi) e un rapporto conflittuale con la madre e la propria identità sessuale. Ha scritto spesso di sessualità, frustrazione sessuale, del bene e del male in senso filosofico, di solitudine e di intimità. La divulgazione delle memorie più intime di scrittori famosi è però un argomento piuttosto delicato, come dimostra il caso di John Cheever, i cui diari privati (Una specie di solitudine, Feltrinelli) crearono dissidi tra la moglie e i due figli, che spinsero per la pubblicazione. In vita Highsmith era ferocemente protettiva nei confronti delle sue memorie, ma von Plant dice che nel suo testamento ha lasciato delle indicazioni, seppur vaghe, su come editarle, e cioè di «togliere tutte le ripetizioni». In una lettera del 1940 a un amico scriveva: «Nessuno scrittore tradirebbe mai la sua vita segreta. Sarebbe come rimanere nudi in pubblico». Aveva anche previsto, però, che un giorno i suoi diari sarebbero stati pubblicati. Difficile che li abbia edulcorati.

Articoli Suggeriti
Naza è il film fondamentale di quest’anno, perché fa tutte le domande più importanti e ottiene tutte le risposte più terrificanti

Il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor, già premiato a Venezia, già in cima al botteghino, è un'opera glaciale e terrificante, perfetta per raccontare la trasformazione del genocidio in una questione burocratica.

Dopo aver visto Pulp: What Do You Do for an Encore? avrete una nuova band preferita. Sì, loro, i Pulp

È disponibile su Mubi il documentario diretto da Garth Jennings che, attraverso la voce di Jarvis Cocker, racconta quarant'anni di una band di "scartati" che mai avrebbe pensato di diventare leggenda.