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Il Met Gala ha dovuto abbassare i prezzi perché con Jeff Bezos e Lauren Sánchez a finanziarlo nessuno ha granché voglia di andarci Dagli iniziali 75 mila dollari per l'ingresso e 350 mila per un tavolo da 10, i prezzi adesso si starebbero abbassando sensibilmente.
Con tutto quello che sta succedendo nel mondo, Donald e Melania Trump stanno impiegando tempo ed energie per litigare con Jimmy Kimmel (di nuovo) Stavolta i Trump si sono arrabbiati per una battuta in cui Kimmel definiva Melania «una vedova in divenire».
Acne Paper ha messo in mostra per la prima volta 70 disegni di René Bouché che ritraggono 70 donne che hanno fatto la storia Tra i ritratti dello storico illustratore di Vogue compaiono i volti di Lee Radziwill, Billie Holiday, Helena Rubinstein e Babe Paley.
Adesso anche TikTok fa la sua classifica dei bestseller Uscirà ogni mese e incrocerà le vendite dei libri con le visualizzazioni che i contenuti dedicati a quel libro ottengono sul social.
Quentin Tarantino ha fatto di tutto per fare il film crossover di Django e Zorro, ha convinto un produttore a finanziarlo ma all’ultimo momento ha detto che lui non ha voglia di dirigerlo Film basato, tra l'altro, su un fumetto scritto dallo stesso Tarantino. Che però, a quanto pare, di tornare sul set non vuole proprio saperne.
Il MoMA di New York ha organizzato una gara di sosia di Marcel Duchamp e della sua alter ego Rrose Sélavy Anche uno dei più importanti e prestigiosi musei del mondo cede al trend dei lookalike contest. L'appuntamento per i sosia è a New York il 30 aprile.
Dopo anni di digitalizzazione, la Svezia reintrodurrà carta e penna nelle scuole per contrastare il crescente analfabetismo di ritorno degli studenti Dopo che nel 2019 era stato deciso l'uso dei dispositivi digitali persino negli asili, ora il Paese spenderà oltre 200 milioni di euro in libri "veri e propri" da usare nelle scuole.
Il Cancelliere tedesco Mertz ha detto che nei colloqui di pace la diplomazia iraniana sta surclassando quella statunitense Secondo Merz, gli Usa hanno gravemente sottovalutato l'Iran e adesso non sanno come uscire da una situazione di stallo che loro stessi hanno creato.

È Papa da neanche 24 ore ma Leone XIV è già riuscito a far arrabbiare i trumpiani

Perché in passato ha espresso delle cattolicissime opinioni sull'immigrazione, ma soprattutto perché ha osato criticare JD Vance.

09 Maggio 2025

Niente racconta i nostri tempi più del fatto che per conoscere il nuovo Papa abbiamo fatto quello che avremmo fatto con qualsiasi altro essere umano: siamo andati a spulciargli i profili social. Ed essendo Robert Francis Prevost un uomo pure lui, pure lui ha dei vecchi post che andavano benissimo quando li ha fatti ma che potrebbero rivelarsi un problema adesso. È così perché parliamo del primo Papa americano ed essere americani oggi porta inevitabilmente alla domanda: da che parte stai? Sei trumpiano, sei Maga o sei di sinistra, sei woke? Categorie che poco hanno a che fare con il lavoro del successore di Pietro, ma tant’è: i tempi questi sono, nemmeno la Chiesa cattolica può sfuggirvi.

Su Mother Jones, Julianne McShane si chiede proprio se il Papa sia Maga o woke e si risponde con un interlocutorio: dipende a chi chiedi, se i vaticanisti lo hanno tutti definito un centrista, un moderato, una ragione deve pur esserci. Soprattutto, dipende come si interpretano certi vecchi tweet di Prevost riemersi nelle ultime ore. Ce n’è uno, che sta girando moltissimo sui social media, che risale ai tempi della prima amministrazione Trump e del famigerato Muslim ban. Si tratta di un retweet, Prevost evidentemente condivide l’opinione secondo la quale vietare l’ingresso negli Stati Uniti ai siriani, che in quel momento vivevano una delle più violente fasi della guerra civile, era la prova che gli Usa si stavano trasformando in una «nazione immorale». Gesù piange, così si chiudeva il tweet ricondiviso da Prevost.

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Un post condiviso da Yashar Ali 🐘 (@yasharali)

Rolling Stone, versione americana, dice che l’elezione di Leone XIV e la scoperta di questi vecchi tweet ha portato a un «esaurimento nervoso Maga». I più svitati tra i sostenitori di Trump hanno deciso che questo è un Papa marxista, persino più marxista del precedente. Ci permettiamo di dubitare di questa ricostruzione, soprattutto viste le ragioni che la sostengono. I fanatici trumpiani accusano Prevost di essere marxista perché sulle politiche migratorie della seconda amministrazione Trump ha da dire quello che qualsiasi (vero) cattolico dice: ritwittando il cardinale Balse Cupich, Prevost fa sapere che «non c’è niente di lontanamente cristiano o americano o moralmente difendibile in una politica che separa i figli dai genitori e li chiude in gabbia. Tutto questo sta succedendo con la nostra complicità e dovremmo vergognarcene tutti».

Il post (usiamo questa parola perché questo contenuto è molto recente, pubblicato quando Musk aveva già trasformato Twitter in X) però che ha davvero fatto imbestialire i trumpiani e i destrorsi di tutto il mondo è uno che risale al 3 febbraio scorso. Stavolta Prevost non riposta, scrive lui personalmente: «JD Vance si sbaglia: Gesù non ci chiede di avere delle priorità nell’amare il prossimo». Tutta la polemica che è già montata nella scorse ore a causa di questi tweet dimostra sicuramente una cosa: era molto più facile fare il Papa ai tempi di Leone XIII, quando non c’erano social media in cui andare a spulciare.

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