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Outing e siti per single

Una stagista conosce una celebrità nerd su OkCupid. Scrive un articolo. Che fa un bel casino in rete

03 Ottobre 2011

Essere un adulto significa commettere errori ogni giorno senza trarne alcun insegnamento. Così come guardare più di 30′ del film L’Acchiappasogni denota il desiderio di soffrire fino in fondo e/o di smentire quel tuo amico saputello che diceva mai visto un film più brutto, e tu puoi arrivare a una sola conclusione (hai sofferto fino in fondo / il tuo amico aveva ragione) senza ottenere nulla a parte sapere che hai visto L’Acchiappasogni.

La storia di oggi si intitola La stagista di Gizmodo vs. i nerd di tutto il mondo. Se vi sentite molto preparati, saltate i prossimi due paragrafi.

Alyssa Bereznak è una stagista di Gizmodo, il blog dedicato a gadget e tecnologia del gruppo Gawker Media. Una sera torna a casa sbronza e crea un profilo su OKCupid, un sito di incontri tra single. Entra in contatto con Jon Finkel, un uomo dall’aspetto normale, il quale, durante il primo appuntamento dal vivo, le dice di essere stato il campione mondiale di Magic: The Gathering. Il gioco di carte. Lei controlla: è tutto vero. Escono insieme due volte, poi lei scrive un articolo in cui accusa Finkel di essere un giga-nerd inadatto all’amore e OKCupid di non badare al benessere dei suoi utenti, perché certi hobby andrebbero dichiarati subito nel profilo, «come un divorzio o un figlio». Così tu donna li scremi a priori.

Il primo commento al pezzo recita “well, you’re a bitch“. Da qui è tutta discesa.

L’argomento vincente è «Alyssa = vacca superficiale», con una punta di «ma taci che sei un cesso» e la nascita di diversi meme. (Nota: Gizmodo Australia ci è andato molto pesante, affidando la risposta a una donna, Elly Hart.) Intanto Finkel reagisce con cautela, non aizza i suoi difensori contro l’autrice, e partecipa a un botta e risposta su Reddit. Ne viene tratta la seguente morale: «lui è un ragazzo gentile» vs. «lei è un’arpia e una predatrice sessuale».

Il pezzo è stato letto più di 600.000 volte, per la gioia di chi crede fosse una provocazione, e di chi crede che le firme di Gawker Media siano pagate un tanto a visita. (Pare sia vero: peccato che Bereznak fosse una stagista, estranea a questi privilegi, e che Gizmodo non le abbia chiesto di restare.) Citare Finkel per nome e cognome rimane un autogol mostruoso oltre che un errore etico, e tutto ciò accadeva in un portale di professionisti, dove gli editor hanno detto di sì all’articolo (anche se nella prima stesura c’era di più) per poi sacrificare l’autrice. Vivi con classe, Gawker Media.

La storia però è indicativa di cosa l’online dating sia diventato negli ultimi anni, su un piano di realtà e di aspettative culturali. L’offerta sembra diversificata (Ashley Madison per gli sposati, JDate per gli ebrei…), ma poi i singoli utenti fanno quel che vogliono; OKCupid forse non era nato per quel pubblico, ma è diventato popolare proprio tra i nerd. (In senso buono, e sì, me l’ha detto uno che ci si era messo per quel motivo.) Se tu crei un profilo lì, e magari hai già letto (o scritto) articoli che raccontano quanto sono limitati e ripetitivi gli “interessi culturali” degli utenti di OKCupid, continuare a frequentare quella comunità di troooppo nerd è pura determinazione a soffrire fino in fondo. (E questa è la strada che ci porta a palazzi della consapevolezza quali «un fan di 30 Rock non è per forza una persona gradevole». Ben arrivati, ecco una gassosa.) Ma quello che lascia secchi è la salute di cui gode – anno 2011 – il mito per cui sfogliare un archivio di likes e dislikes moltiplicherebbe le occasioni di conoscere gente, quando tutti voi sapete che quel processo vi rende solo più cattivi e più rapidi, rispetto al micro-margine di sospensione del giudizio che il contratto sociale in teoria vi obbliga a concedere a chiunque vi troviate davanti dal vivo. (Alcuni portali per giunta discriminano: eHarmony non accettava gay e lesbiche; se vieni considerato un bello su OkCupid, i brutti non li vedi più.) Che siate su un sito di nicchia o su Match.com, preparare un profilo tira fuori il peggio di voi, perché vi chiede di dare risposte brillanti a domande che non vi siete mai fatti, e di valutare con severità le risposte altrui a domande che per voi non significano niente. (Anni fa, un sito chiedeva di indicare la propria scena di sesso preferita, tra cinema e TV: al decimo utente uomo che diceva «la scena lesbo di Mulholland Drive», capivate che era in corso una pedalata da lemming verso la risposta considerata più urbana e di classe. E intanto L’Acchiappasogni faceva il suo sozzo dovere.)

E su un piano di realtà, sì, voi conoscete almeno cinque coppie che si sono “incontrate online” – dove online sta per via forum / via blog / via social network: tutti canali che spingono a semplificare, ma forse lì scatta la seconda occhiata, la possibilità di correggere un giudizio-lampo. (Cosa che non accade alle tre di mattina di un Capodanno in crociera.) E l’online dating come consumo è passato da “oh, no, mi vergogno” a “ci ho provato, è una tragedia” senza mai avere una reale fase di accettabilità. Oggi esistono blog dedicati allo svisceramento delle peggiori risposte ricevute (It’s Not OK, Cupid) e delle interazioni tra utenti (It’s Not a Match.com). I portali femminili hanno intere sezioni dedicate a storia e critica delle bad online dates, offrono rubriche di scambio storie. Tante antologie del peggio, nessuna fine in vista. Vi sentite meno soli quando spulciate gli archivi di Crap Email From A Dude?

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