È invece rimasto fuori dalla lista Familia: il film di Francesco Costabile, purtroppo, non ha passato neanche la prima selezione dell’Academy.
YouTube avrebbe speso più di un miliardo di dollari per i diritti di trasmissione degli Oscar
Nessuna tv generalista è riuscita a superare l'offerta e quindi dal 2029 al 2033 la cerimonia verrà trasmessa in esclusiva su YouTube.
A partire dal 2029 e fino al 2033, la cerimonia degli Oscar sarà trasmessa gratuitamente in tutto il mondo e in diretta su YouTube. Abc, canale televisivo del gruppo Disney che attualmente trasmettere l’evento, dirà addio agli Oscar nel 2028, ovvero l’anno della centesima edizione del premio. Secondo la ricostruzione di Variety, YouTube avrebbe presentato un’offerta economica a nove cifre pur di convincere l’Academy: una cifra tale da rendere marginali le proposte dei broadcaster tradizionali e i tentativi non altrettanto generosi di Netflix di accaparrarsi i diritti di trasmissione.
Per l’Academy la scelta risponde all’esigenza di conquistare un pubblico globale e più giovane, eliminando limiti geografici e vincoli di durata imposti dalla televisione tradizionale. Google avrebbe garantito piena libertà editoriale sull’impianto della cerimonia e sulla sua distribuzione. Resta però aperto il dibattito sulla capacità di YouTube di costruire, in soli tre anni, l’infrastruttura necessaria per produrre e trasmettere in diretta un evento di questa portata.
L’accordo viene letto anche come un’ulteriore conferma del ruolo sempre più centrale di YouTube come nuova tv generalista globale. Negli ultimi anni la piattaforma ha investito molto su eventi live, sport, informazione e intrattenimento, diventando per molti utenti un’alternativa stabile, e in molti casi preferibile, alla televisione tradizionale. La trasmissione degli Oscar rappresenta finora il segnale più esplicito di questo passaggio, un evento simbolo della cultura pop e dell’industria cinematografica che per la prima volta abbandona il palinsesto televisivo per affidarsi a una piattaforma lanciata appena 20 anni e pensata per ospitate video buffi.
Lo ha fatto con un reel su Instagram, in cui racconta di essere affascinato tanto dal comportamento dell'animale quanto da quello di chi ne ha fatto un meme.
App, newsletter, piattaforme, servizi di ogni natura e genere: la nostra dipendenza dagli abbonamenti ormai ha anche un nome scientifico, subscription service overload. E, come per tutte le malattie gravi, c'è chi inizia a proporre e praticare cure molto radicali.