Un ex dipendente sta raccogliendo e pubblicando decine di accuse nei confronti dello chef René Redzepi: si va dagli abusi psicologici alla violenza fisica.
In Catalogna l’associazione nudista ha lanciato una campagna di protesta contro i turisti “vestiti”
Cosa fare se ci si trova su una spiaggia nudista? La risposta, in teoria, sarebbe semplice: togliersi vestiti e costumi da bagno e restare nudi. Ma non sempre va così.
In Spagna, la Federazione Nudista-Naturista della Catalogna ha lanciato una campagna contro quella che viene definita “l’invasione tessile” e cioè la presenza sempre più nutrita, anche a causa dei social network e dei blog di viaggi, con i loro consigli, di turisti “vestiti” sulle spiagge, spesso nascoste o difficilmente raggiungibili, frequentate per tradizione da nudisti.
C’è da dire che in Spagna, a differenza di altri Paesi come l’Italia, non esiste una netta separazione tra spiagge nudiste-naturiste e spiagge normali, perché in realtà il nudismo non è proibito e teoricamente si può scegliere di stare nudi su qualunque spiaggia, ma nel tempo alcune spiagge, le meno turistiche e più nascoste, appunto, sono state scelte dalla comunità naturista come luoghi preferenziali.
La Federazione denuncia che molti naturisti stanno rinunciando a frequentare le loro tradizionali spiagge perché troppo affollate e se prima chi arrivava in una spiaggia nudista sapeva che per restare doveva togliersi il costume, oggi molti non si fanno più problemi a restare vestiti.
Come riportato dal Guardian, la campagna è iniziata con una lettera al governo catalano ed è proseguita con un video che vorrebbe sensibilizzare a un maggiore rispetto e consapevolezza sul tema.
Secondo il nuovo testo del Ddl non è più l’assenza di un sì chiaro a essere decisiva, ma la dimostrabilità di un no: è una differenza importantissima, nonostante si cerchi in ogni modo di deridere e minimizzare la questione.
Inventato al Nord, lo stereotipo del maranza si sta diffondendo adesso anche al Sud ma con differenze piuttosto marcate, generando ulteriore confusione attorno a un termine già discriminatorio e strumentale.