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14:16 venerdì 11 settembre 2026
Queste parole pronunciate nel 1979 da Emma Bonino sull’ipocrisia degli antiabortisti non sono mai state così attuali e così vere «Sono contro l'aborto, dicono. Però contro l'aborto clandestino nessuno faceva assolutamente niente», disse, in una storica puntata di Acquario di Maurizio Costanzo, andata in onda nel 1979 e disponibile su RaiPlay.
Che siano un record o meno poco importa, i 25 minuti di applausi per NAZA sono il momento più importante di questa Mostra del Cinema È l'unico documentario in concorso, il titolo è un acronimo militare israeliano che indica i civili che si prevede moriranno in un attacco e lo hanno realizzato due dei registi di No Other Land.
I Muse hanno dovuto cambiare nome utente su Instagram perché Muse ora è il nome del nuovo assistente AI di Meta La band è stata costretta ad abbandonare @Muse e accontentarsi di @Musetheband, perché l'AI, evidentemente, conta più della band.
Un’inchiesta di Haaretz sul 7 ottobre 2023 è valsa al giornale una querela di Benjamin Netanyahu in persona Il giornale sostiene che Netanyahu non prese alcuna iniziativa nonostante fosse stato avvertito di un imminente attentato di Hamas pochi giorni prima del 7 ottobre.
Il crossover tra A24 e Dior sembra strano ma in realtà ha perfettamente senso sia per A24 che per Dior Per i prossimi due anni il brand diverrà main partner del Cherry Lane Theatre di New York, istituzione centenaria acquisita da A24 nel 2023
Il nuovo corto di Maison Margiela sembra il trailer di un film di Dario Argento Si chiama Anonymity e ricorda molto Suspiria, sia per alcune scene che per la colonna sonora che cita le musiche dei Goblin.
Mamdani ha reso pubbliche 170 mila pagine di report, dichiarazioni e indagini sulla qualità dell’aria dopo l’attentato alle Torri Gemelle Quattro amministrazioni comunali diverse hanno tenuto quelle carte fuori dalla portata del pubblico, del Congresso e del consiglio comunale, mentre i funzionari continuavano a definire l'aria sicura e accettabile. Ora sono consultabili online.
Per la prima volta un’AI ha progettato virus mai esistiti in natura e perfettamente replicabili in laboratorio Una scoperta potenzialmente molto utile per la medicina ma con dei lati inquietanti, per via delle possibili applicazioni dei virus come armi biologiche.

Nord profondo

Un progetto di 4 fotografi che, ispirati da un poema epico, hanno attraversato una remota regione della Finlandia tra contemporaneità e tradizione.

11 Novembre 2015

Attorno alla metà dell’Ottocento, Elias Lönnrot, filologo, medico e botanico finlandese, assieme ad altri intellettuali, spinti da uno spirito nazionalista, decidono di modernizzare la lingua finlandese, all’epoca in disuso (in favore di russo e svedese). Così, ancora molto giovane, intraprende un lungo viaggio nell’entroterra finlandese, nella regione del Kainuu, per farsi raccontare da contadini e paesani le leggende e le storie mitiche tramandate nelle famiglie da generazioni. «Nella mente il desiderio mi si sveglia, e nel cervello l’intenzione di cantare, di parole pronunziare, co’ miei versi celebrare la mia patria, la mia gente: mi si struggon nella bocca, mi si fondon le parole: mi si affollano sulla lingua, si sminuzzano fra i denti» con queste parole Lönnrot inizia, Kalevala, poema epico che segnerà per sempre l’identità etnica del popolo finlandese. L’epopea fantasiosa e romantica scritta da Elias racconta la formazione del creato, avvenuta da un uovo d’oca d’oro e d’argento e da una dea annoiata messa incinta dal vento, la nascita del protagonista e eroe principale, la solita contesa per amore di un donna e si conclude con il crepuscolo degli dei.

Come Elias Lönnrot fece con le parole, quattro fotografi di Helsinki hanno deciso di fare con le immagini: partire per la regione del Kainuu per documentarne le storie e le tradizioni. Con un balzo temporale di quasi 200 anni, ma tenendo sempre come riferimento le storie folkloristiche del Kalevala, Juuso Westerlund, Aapo Huhta, Helen Korpak e Maria Gallen-Kallela hanno così realizzato un progetto fotografico a otto mani e quattro macchine fotografiche per raccontare cosa rimane delle tradizioni folkloristiche e come si vive la contemporaneità nelle cittadine disperse nell’entroterra finlandese: «Il risultato non è un reportage puramente documentaristico. Ritrae piuttosto un’esperienza collettiva del Kainuu avendo avuto allo stesso tempo la libertà di esplorarlo e interpretarlo ognuno a proprio modo». I fotografi si sono fatti introdurre nella vita degli abitanti della regione, conoscendoli e ritraendo il loro vivere «molto scandinavo e finlandese», come lo definisce uno dei fotografi, sempre legato alle tradizioni e ancora aggrappato agli insegnamenti dei racconti folkloristici: «Abbiamo voluto guardare Kalevala con un’ottica contemporanea».

Il freddo e la solitudine sono percepibili nelle immagini attraverso i cieli bianchi e i ritratti che hanno quasi sempre un unico soggetto. Che sia l’adolescente con i capelli ingellati e il trucco sbavato, il cacciatore barbuto con il fucile in mano e le sue prede sullo sfondo, un uomo con le mani conserte steso sul divano a fissare il soffitto o una signora che guarda dritto racchiusa tra le immagini kitsch della sua camera, i personaggi ritratti sembrano sempre avvolti in una profonda malinconia e a tutti si addicono le invocazioni riportate in uno dei poemi del Kalevala che recita: «Dio Creatore, che ci concede che felici noi viviamo, lieti giorni trascorriamo, ché non splenda ostile il sole né la luna ostile brilli, ché non soffi ostile il vento né la pioggia ostile cada; non ci geli il freddo mai, non ci assalga la tempesta, (…) finché questa vita duri, finché l’aurea luna splenda».

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