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Per i vent’anni di High School Musical, Disney ha spezzettato il film in 52 video brevi e lo ha pubblicato tutto su TikTok È la prima volta che un produttore e distributore come Disney "adatta" un film per essere visto su un social.
C’è un sito in cui le AI possono affittare degli esseri umani a cui far fare tutto quello che vogliono Si chiama Rentahuman.ai, lo ha lanciato un signore di nome Liteplo, finora (per fortuna) non ha riscosso alcun successo.
Sono state pubblicate le foto della corona tutta ammaccata che i ladri hanno lasciato cadere durante il furto al Louvre Il museo ha diffuso le immagini del gioiello, danneggiato ma ancora integro, in attesa di lanciare un bando per decidere chi la restaurerà.
In realtà, il litigio tra Ghali, Comitato olimpico e ministero dello Sport va avanti da settimane Le polemiche di questi giorni sono il culmine di bisticci che vanno avanti da quando Ghali è stato scelto per partecipare alla cerimonia d'apertura.
Un articolo fatto con l’AI pubblicato da un’agenzia di viaggi ha portato dei turisti a cercare delle inesistenti terme in uno sperduto paesino in Tasmania All'improvviso, nel minuscolo paesino di Weldborough, 33 abitanti, si sono presentati decine di turisti che chiedevano come raggiungere le terme.
Da oggi Stati Uniti e Russia potranno aggiungere al loro arsenale militare tutte le testate atomiche che vogliono Sono le conseguenze del mancato rinnovo dell'accordo New START, che limitava la proliferazione delle armi nucleari.
Pieter Mulier è il nuovo Direttore creativo di Versace Diventerà ufficialmente Chief Creative Officer l'1 luglio.
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I newyorchesi non hanno preso bene il redesign dello storico logo della città

21 Marzo 2023

Nel 1977 il designer Milton Glaser prendeva in mano un pastello e scarabocchiava su un pezzetto di carta uno dei simboli più noti del Novecento: quello della città di New York, il famosissimo I❤️NY, con lettere nere e cuore rosso su sfondo bianco distribuite su due righe, nella prima la “I” e il cuore, nella seconda l’acronimo di New York. All’epoca, Glaser lavorava per un’agenzia pubblicitaria che era appena stata incaricata dal Department of Commerce dello Stato di New York di trovare un modo per risollevare lo spirito dei newyorchesi e di ripulire l’immagine di una città piagata da rischi di bancarotta e criminalità endemica. L’idea di Glaser fu un successo, il suo logo divenne prima simbolo e poi icona, ancora oggi uno dei design più riprodotti, acquistati, imitati e rubati della storia.

Ora New York ha deciso di dare una rinfrescata al suo amatissimo simbolo e lunedì ha dunque presentato il nuovo logo della città. Un gruppo di imprese riunitosi sotto il vessillo di Partnership for New York, infatti, ha svelato al mondo una campagna di comunicazione che dovrebbe fare per questa New York, ancora sofferente a causa delle conseguenze del Covid e teatro di una delle peggiori crisi abitative del mondo, quello che il disegno di Glaser fece per la città di fine anni Settanta. L’unica differenza, a distanza di più di quarant’anni tra un logo e l’altro: quello nuovo è stato accolto in maniera tutt’altro che entusiastica. Come ha scritto Matt Stieb si Intelligencer, «il nuovo logo di New York fa abbastanza schifo».

Graham Clifford, il designer che ha supervisionato la realizzazione del nuovo simbolo, ha spiegato in un’intervista al New York Times che l’intenzione dei committenti era rispettare il logo originale ma allo stesso tempo «andare in una nuova direzione». Lo si capisce dal nuovo cuore rosso inserito nel disegno: è quello delle emoji, un segno che tutti gli abitanti della Terra ormai riconoscono immediatamente. Ma questo non è l’unico “aggiustamento” apportato al lavoro di Glaser: anche il font è stato cambiato, per renderlo più simile a quello in uso sulla segnaletica della metropolitana (l’Helvetica), e all’individualistico pronome I si è preferito il collettivo We. Fin qui, in realtà, tutto bene, niente di sbagliato o sgradevole. Il problema sta nella disposizione decisa per gli elementi che compongono il design e nel “sovradimensionamento” del cuore rispetto alla lettera “I” e all’acronimo “NY”: d’istinto, viene da leggere il nuovo logo come WE NYC ❤️ e non WE ❤️ NYC. In molti, sui social, hanno fatto l’accoglienxa negativa che WE NYC ❤️/WE ❤️ NYC sta ricevendo. Che è un fatto abbastanza ironico, considerando che la Ceo di Partnership for New York, Kathryn Wylde, aveva detto che il principale obiettivo della campagna è di guarire i newyorchesi dalla negatività che sembra averli attanagliati negli ultimi anni.

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