La yellow line, istituita nell'accordo di pace del 10 ottobre, doveva servire a gestire il graduale ritiro dell'Idf dalla Striscia. Sta diventando un altro strumento di conquista usato contro i palestinesi.
Durante un raid a Minneapolis gli agenti dell’Ice hanno ucciso una donna che stava scappando e il sindaco ha detto che è meglio per loro se ora «si tolgono dalle palle»
«Sparite. Non vi vogliamo qui», ha detto Jacob Frey dopo l'omicidio della 37enne Renee Nicole Macklin Good.
«Ho un messaggio per la nostra comunità e per l’Ice: toglietevi dalle palle, sparite da Minneapolis. Non vi vogliamo qui». Così il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, è intervenuto ieri in conferenza stampa, accusando l’Immigration and Customs Enforcement di rendere la città meno sicura invece di proteggerla. Le dichiarazioni seguono l’omicidio di Renee Nicole Macklin Good, cittadina statunitense di 37 anni, madre di tre figli, colpita a morte durante un’operazione federale.
“ICE – Get the f*** out of Minneapolis.” There was a fatal shooting involving federal law enforcement that occurred earlier today in the area of 34th Street and Portland Avenue. We are demanding accountability, justice and the need to meet this moment with peace and unity. pic.twitter.com/R6Pudss2ZB
— City of Minneapolis (@CityMinneapolis) January 7, 2026
Secondo quanto ricostruito dal Guardian, che ha analizzato alcuni filmati pubblicati online e risultati autentici, la donna si trovava alla guida della propria auto quando un agente dell’ICE, impegnato assieme ad altri numerosi colleghi nell’ennesima operazione anti immigrazione, ha aperto il fuoco. La sparatoria è avvenuta nel sud della città, a breve distanza dall’incrocio dove nel 2020 fu ucciso George Floyd, un dettaglio che ha contribuito a caricare l’episodio di un forte valore simbolico e a riaccendere tensioni mai del tutto sopite nel rapporto tra forze dell’ordine e comunità locali. Una testimone oculare, intervistata da MPR News, ha raccontato che la donna stava semplicemente cercando di fare retromarcia per allontanarsi dalla scena: l’agente dell’Ice si sarebbe posizionato davanti all’auto, appoggiandosi con il corpo al cofano, per poi estrarre l’arma e sparare più volte a distanza ravvicinata. Nelle immagini circolate sui social non si vedrebbero manovre aggressive né segnali evidenti di pericolo immediato per gli agenti presenti, un elemento che sembra rafforzare il racconto della testimone.
This isn’t “self defense” by ICE agents in Minneapolis, Minnesota. It’s murder.
Watch in slow motion. The officer fires shots two and three at the woman after the vehicle is clearly out of harms way.
His intention wasn’t to defend himself at that point. pic.twitter.com/2qav2KsdwC
— Ed Krassenstein (@EdKrassen) January 7, 2026
Questa ricostruzione contrasta con la versione ufficiale del Dipartimento per la Sicurezza Interna diffusa anche su X, che ha parlato di colpi esplosi per legittima difesa da parte di un agente che temeva per la propria vita e quella dei colleghi. Alla luce delle incongruenze tra le due versioni, sono state aperte indagini federali e statali per chiarire l’accaduto. Il caso ha però riacceso le critiche sulle modalità operative dell’Ice e sul loro impatto sulla sicurezza delle comunità in cui vengono condotte le operazioni.
L'attacco degli Stati Uniti al Venezuela è l'ennesima prova che stiamo assistendo alla creazione di un nuovo ordine mondiale, uno in cui conta soltanto il potere e la volontà di esercitarlo, senza limiti, spiegazioni o giustificazioni.