La mostra Beyond Performance Exhibit di Moncler è un viaggio nella storia del brand, dalla montagna di Alberto Tomba ai paninari milanesi
Dall'8 al 28 febbraio, all'hotel Portrait di Milano, Moncler ripercorre più di 70 anni della sua storia, dalle origini ai Giochi Olimpici di Milano Cortina.
C’è l’originale giacca Karakorum, quella creata per la spedizione italiana sul K2, che Moncler sponsorizzò; c’è l’uniforme realizzata per la squadra olimpica francese nel 1968; su tutt’altra nota, c’è il giubbotto simbolo dei paninari milanesi del 1990, firmato da Alberto Tomba. Si tratta di un viaggio eclettico, e diviso in trail (sentieri), quello che Moncler Grenoble ha allestito nell’hotel Portrait di Milano per venti giorni, dall’8 al 28 febbraio, per presentare The Beyond performance exhibit, una mostra che è anche un viaggio temporale nella storia del brand.
Nel cuore del giardino dell’hotel è allestito un bosco verdeggiante (con pini presi da alcuni vivai appena fuori Milano e che lì saranno riportati, il 1 marzo) che vuole immergere il visitatore nell’atmosfera delle Alpi francesi, dove il brand è nato nel 1952. Sul Blue trail si respira lo spirito originale, quello delle spedizioni sulle vette, con le attrezzature tecniche – i primi piumini, i sacchi a pelo e le giacche a vento realizzate insieme a Lionel Terray – mentre sul White trail si ripercorre l’area dedicata alle performance. Se Moncler è stato tra i brand che si sono fatti più notare durante questa cerimonia di apertura dei giochi olimpici di Milano Cortina, con le tute realizzate per la nazionale brasiliana, in passato c’è stata la collaborazione con la nazionale francese nel 1968. Infine, sul Red Trail, va in scena il passato recente del brand che ha iniziato poi a sfilare alla fashion week di New York del 2010, esplorando anche location più “bucoliche” per i suoi show, dalle foreste di St.Moritz alle montagne di Aspen, dove è andata in scena la sua ultima collezione, solo qualche settimana fa.
Il percorso ha visto anche il contributo del collezionista Dapper Dylan, che ha prestato alcuni dei pezzi del suo archivio personale, come il piumino con fiocchi frutto della collaborazione con la designer parigina Chantal Thomass negli Anni 80, ed è visitabile prenotandosi qui.
Un percorso di riposizionamento estetico "facilitato" dai migliori del settore e dagli scivoloni delle maison: perché Zara sul più grande palco al mondo era un finale prevedibile, ma che ha comunque sorpreso tutti.