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02:18 mercoledì 22 aprile 2026
Massive Attack, Kneecap, Brian Eno, Sigur Rós, Nadine Shah e altri mille artisti hanno chiesto di boicottare l’Eurovision se anche quest’anno a Israele sarà permesso di partecipare Hanno firmato una lettera aperta per boicottare la manifestazione, chiedendo l’esclusione immediata di Israele.
Disney sta realizzando per la comunità sorda nuove versioni delle canzoni dei suoi film in cui i personaggi usano la lingua dei segni Per il momento si tratta di 3 canzoni: Il passo successivo da Frozen II, Oltre l'orizzonte da Moana 2 e Non si parla di Bruno di Encanto, disponibili su Disney+ dal 27 aprile.
La nuova campagna di Valentino è un omaggio al ’68, ma non a quel ’68 La campagna pre-fall 2026 (con protagonista il cantante Sombr) è ispirata a un anno molto particolare e sorprendente della lunga storia del brand.
Il nuovo Presidente ungherese Péter Magyar ha detto che se Netanyahu metterà piede nel suo Paese lo farà arrestare e consegnare alla Corte Penale Internazionale Magyar annulla così la decisione dal suo predecessore Viktor Orbán, che si era sempre rifiutato di eseguire il mandato d'arresto che la Corte Penale Internazionale che pende su Netanyahu.
Più di 200 scrittori francesi hanno abbandonato la casa editrice Grasset per protestare contro le posizioni destrorse del suo proprietario, il miliardario Vincent Bolloré Gli scrittori, 230 per la precisione, hanno anche annunciato che faranno causa all'editore per riprendersi i diritti di tutti i loro libri già pubblicati.
Per combattere la denatalità, in Giappone hanno iniziato a elargire bonus alle persone che si iscrivono alle dating app Tra i casi più recenti c'è quello della prefettura di Kochi, che rimborsa l'abbonamento alle app di incontri per tutti gli utenti residenti nel suo territorio.
In una recente battaglia tra esercito ucraino e russo, per la prima volta nella storia della guerra un battaglione di soli robot ha conquistato una postazione nemica Una squadra di robot di terra e un drone ucraini sono bastati a vincere una battaglia contro i russi nella regione di Kharkiv.
Madonna si è persa il vestito che indossava al Coachella e ha offerto una ricompensa a chi lo ritroverà Su Instagram ha detto che chiunque la aiuterà a ritrovarlo riceverà una ricompensa. Il cui ammontare, però, non è stato ancora specificato.

Che fine ha fatto la fashion week di Milano?

A fronte di ottime collezioni, mai come in questa edizione semi-digitale è diventato evidente quanto il sistema della moda in città sia oggi distante dai marchi e dalle loro strategie.

22 Giugno 2021

Leggendo i pareri degli addetti ai lavori sulle testate specializzate o, come usa oggi, su Instagram, quest’ultima edizione di Milano Moda Uomo, iniziata venerdì 18 giugno e conclusasi oggi, non è stata affatto male. Ci sono state molte collezioni interessanti, a cominciare dal debutto di Glenn Martens da Diesel all’ennesima conferma dell’eccellente lavoro che Silvia Venturini Fendi fa sulla moda maschile (le collezioni donna e couture, come sappiamo, sono in mano a Kim Jones, ma questa è un’altra storia), passando per la nuova video installazione di Miuccia Prada e Raf Simons fino alla collezione di Alessandro Sartori da Zegna, una delle più riuscite da quando il designer è capo del marchio, e l’ultima prova di Magliano, il brand di moda maschile più interessante nel panorama della città. La prima volta di Martens era certamente l’evento più atteso e per molti motivi: rivitalizzare un marchio conosciuto per il denim non è un affare semplice, tanto più di questi tempi, e la scelta del direttore creativo di Y/Project, un marchio sperimentale e indipendente, poteva a tutti gli effetti sembrare un azzardo di Renzo Rosso. Un azzardo che però parte con il piede giusto: la collezione, presentata con un video con la co-direzione creativa di Martens e Christopher Simmonds, mette infatti al centro i vestiti, cosa che non è mai scontata, e lo fa ispirandosi al classico berlinese di Tom Tykwer Lola corre, e declinando il jeans secondo molti dei concetti che hanno caratterizzato la moda degli ultimi anni. C’è il cattivo gusto, l’ansia distopica, c’è l’upcycling e c’è la multifunzionalità dei capi, ma il modo in cui Martens li ha rimescolati lasciano intravedere un percorso che si preannuncia stimolante.

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Hanno abbandonato le “non stanze” delle precedenti collezioni, invece, Miuccia Prada e Raf Simons, che per la Primavera Estate 2022 hanno creato dei claustrofobici tunnel rossi che sbucano direttamente sulle spiagge della Sardegna. L’escapismo non è una cosa che si ricollega tradizionalmente a Prada, da sempre ancorata alla realtà e al tentativo di interpretarla, eppure nelle ultime collezioni “pandemiche”, come potremmo definire tutte le prove finora mostrate dai due stilisti che hanno annunciato la loro collaborazione a febbraio dell’anno scorso, la voglia di ritornare a vivere e di riconnettersi a un’umanità carnale era piuttosto palpabile, sebbene sublimata – soprattutto questa volta – in una sexyness adolescenziale, che ancora sexy non lo è per davvero, ma che è piena di totem: il cappellino con la tasca inserto (a gennaio erano i guanti), il long-john (già al centro della precedente collezione maschile) che diventa tutina e scopre le gambe, il calzino che sbuca dai mocassini pesanti, un po’ divisa scolastica anime un po’ piccoli raver crescono, ma soprattutto postano sui social. Gli uomini, o i ragazzi, in short erano un po’ ovunque, e in varie fogge, dai bermuda morbidi di Zegna e Giorgio Armani (che è tornato a sfilare in via Borgonuovo, dove «tutto è iniziato») fino ai calzoncini di Fendi, dove c’erano anche i crop-top, o meglio la giacca tagliata molto sopra l’ombelico: il corpo degli uomini si espone oggi secondo altre angolature, altri punti di vista.

Come quello di Luchino Magliano, che nella sua video presentazione diretta da Tommaso Ottomano ha riproposto un mix all’insegna dell’upcycling dei pezzi forti del suo marchio, mescolato vecchio e nuovo e fatto sfilare i suoi modelli con un’arrabiatissima camminata nevrotica che, ci piace pensarlo, un po’ faceva il verso alla seriosità di tanta video-moda che abbiamo consumato nell’ultimo anno e mezzo. Se ci si aggiunge il fortunato esperimento “Canvas” di Sunnei, sembrerebbe quasi che a Milano si stia bene, ci sono i grandi marchi e ci sono le realtà più giovani, ma la realtà è un’altra. Mai come a questo giro, mettici anche il caldo e una certa voglia di scappare al mare, è diventato evidente come quel grande calderone che era la fashion week sia oggi una realtà ancora più disgregata, diluita nelle strategie autonome dei brand, e sempre meno radicata nella città. È una conseguenza naturale della pandemia, certo, ma è anche un monito per settembre: bisogna tornare per davvero.

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