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19:32 lunedì 2 febbraio 2026
In Portogallo il centrodestra sta chiedendo ai suoi elettori di votare per i socialisti al ballottaggio pur di non far vincere l’estrema destra Diversi esponenti del centrodestra hanno annunciato che l'8 febbraio voteranno António José Seguro, perché è l'unico modo di difendere la democrazia portoghese.
In vista dell’uscita del film di Cime tempestose, la Gen Z sta recuperando il libro e lo sta trovando difficilissimo Oppure noioso: qualcuno dice che per arrivare alla fine ha deciso di leggere soltanto i dialoghi, altri consigliano di partire dal capitolo 4.
Un programmatore ha creato un social che possono usare solo i chatbot e i chatbot lo stanno usando per lamentarsi degli esseri umani Si chiama Moltbook, somiglia molto a Reddit e anche i chatbot si comportano in modo molto simile agli utenti Reddit: si lamentano e insultano.
Il governo Usa si è dimenticato di censurare i volti e i corpi delle donne ritratte nella tranche di Epstein Files appena pubblicata Alcune di queste sarebbero addirittura minorenni: se ne sono accorti i giornalisti del New York Times, grazie a loro le foto sono state rimosse.
Nel nuovo trailer del Diavolo veste Prada 2 c’è Miranda Priestly che, come tutte le direttrici del mondo, va alla ricerca di soldi per il suo giornale Ambientato a Milano, il trailer mostra una Miranda Priestly alle prese, persino lei, con la crisi dell'editoria.
Nonostante abbia vinto il premio per l’Album dell’anno, a Bad Bunny è stato vietato di esibirsi dal vivo ai Grammy Stavolta non c'entra la politica ma un grosso concerto che Bad Bunny terrà l'8 febbraio durante un evento piuttosto importante.
TikTok ha chiuso l’account di Bisan Owda, una delle più note e apprezzate giornaliste palestinesi, senza una spiegazione Secondo la giornalista, 1.4 milioni di follower, vincitrice di un Emmy per i suoi reportage, la versione Usa dell'app sta censurando le voci palestinesi.
È uscita la prima immagine di Paul Mescal, Barry Keoghan, Harris Dickinson e Joseph Quinn nei panni dei Beatles e in tanti li trovano piuttosto buffi Hanno colpito molto soprattutto la scodella e i baffoni sfoggiati da Barry Keoghan, che nella saga diretta da Sam Mendes sarà Ringo Starr.

Michelle e le madri d’America

Queste elezioni sono una lotta sul sogno americano: la first lady deve dimostrare che Obama ne è un esempio

05 Settembre 2012

Michelle Obama è immobile, al centro del podio. Sorride. È appena salita sul palcoscenico della convention democratica di Charlotte, è emozionata. Il pubblico la stava attendendo con trepidazione e ora la applaude convinto, sventolando i cartelli “we love Michelle” portati dai volontari. Ha un vestito di seta rosa senza maniche e i denti bianchissimi. Le guance di gomma le illuminano il viso, con un pizzico di cipria a schiarirle. Le prime parole quasi le restano in gola, ma non si emoziona e continua a parlare. Ha una voce calma, ferma. Materna. Parla alle mamme americane, come Elaine Brye, la madre dell’Ohio che un giorno le scrisse una lettera per ringraziarla e per tutta risposta fu invitata alla Casa Bianca insieme al marito. Ieri sera è stata Elaine a presenterla al pubblico, a introdurre “l’orgoglio delle madri d’America”.

Michelle ricorda i primi tempi con Barack, il buco sull’auto del marito da cui si vedeva l’asfalto, le scarpe buone mezzo numero più piccolo, i debiti contratti per andare all’università che nei primi anni di matrimonio erano maggiori delle rate del mutuo. Cerca un contatto con la middle class, un elettorato che a novembre sarà fondamentale per la riconferma del marito. Cerca di ricordare le sofferenze del marito, cresciuto dalla madre e dai nonni, che è stato il primo a soffire e per questo sa come affrontare i problemi. Un uomo che è “rimasto com’era”, nonostante i quattro anni alla Casa Bianca.

“Fare il presidente non ti cambia, ma rivela chi sei”. Il pubblico esplode, applaude convinto. “Siamo ancora una famiglia che pensa ai problemi della gente”, afferma con voce bassa ma decisa. “I love you, Michelle”, urla un uomo in sedia a rotelle dalla prima fila. Lei resta seria, il pubblico ascolta assorto. “Oggi amo mio marito più di quattro anni fa”. Una frase che nasconde un’intera campagna elettorale. “Fare l’impossibile è la storia di questa nazione”.

Queste elezioni sono una lotta sul sogno americano. I repubblicani sostengono che Obama lo stia uccidendo, il presidente afferma di esserne l’esempio. Come lo è Julian Castro, il sindaco di San Antonio a cui è affidato il keynote speech, che sale sul palco prima di Michelle. Ha 38 anni, la faccia da bravo ragazzo e prende lezioni di spagnolo. Con gli occhi lucidi ringrazia la madre, commossa sugli spalti, che una volta teneva in mano una scopa. “Ora io ho in mano questo microfono”. Il segreto per moltiplicare queste storie di successo è rieleggere Barack Obama. “Il sogno è universale, è l’America a renderlo reale”, afferma Castro fra gli applausi.

Il partito democratico punta a essere il simbolo delle minoranze. Una delegata dell’Illinois di origine indiana sfoggia un sari di seta azzurra, uno del New Mexico indossa un cappello a tesa larga e un cravattino da cowboy, e poi asiatici, afroamericani, latini. Anche i volontari sono di ogni età ed etnia, con il chador o il crocifisso che pende dal collo. E Castro, che nel 2010 è stato rieletto con l’82,9% delle preferenze, guarda ai suoi predecessori: Bill Clinton, a cui nel 1988 fu affidato il keynote speech della convention di Atlanta, e Barack Obama, a cui toccò il discorso principale a quella di Boston del 2004. È il primo ispanico ad affrontare il keynote. Sulle sue spalle poggia un disegno a lungo termine dei democratici, che proprio grazie ai latinos puntano in futuro a trasformare il Texas, da sempre fortezza repubblicana, in uno stato liberal. Castro guarda avanti e conquista il pubblico, ormai entusiasta. La platea è calda, coinvolta.

La prima ovazione della serata è stata però per Ted Kennedy, vecchio leone del senato americano scomparso tre anni fa. Sul maxischermo scorrono vecchie immagini in bianco e nero, il pubblico applaude. Poi all’improvviso lo schermo è a colori, sbiaditi. Appare un giovane Romney. È un vecchio dibattito televisivo durante le elezioni per il Senato del 1994. Ted Kennedy distrugge Romney, il pubblico è in estasi. Il giovane Romney è ammutolito, bastonato da Kennedy sull’aborto. “Teddy, Teddy”, urla il pubblico. Quell’anno Teddy Kennedy ottenne il 58% dei voti, Romney appena il 41%. Qua a Charlotte sperano tutti che Obama ne segua le orme.

(foto MLADEN ANTONOV/AFP/GettyImages)

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