Il nuovo disco della band di Damon Albarn è un'opera ricchissima in cui una miriade di armonie e voci scrivono un racconto che parla di vita, morte, lutto, accettazione e ripartenza. Con un messaggio a tenere assieme tutto: sopravvive solo chi si lascia andare.
Il 6 marzo esce la nuova opera di Michel Houellebecq, che non è un libro ma un disco in cui recita le sue poesie
Si chiama Souvenez-Vous de l’Homme e arriva 26 anni dopo il suo disco d'esordio, Présence Humaine, ormai diventato di culto.
Se siete fan di Michel Houellebecq saprete che l’autore francese non si è mai limitato alla scrittura di romanzi e poesie, ma ha sempre sperimentato con altre discipline, dall’arte contemporanea (ricordiamo la mostra Rester vivant, da lui curata per il prestigioso Palais de Tokyo di Parigi, nel 2015), alla “recitazione” (stiamo pensando alla rocambolesca vicenda del mockumentary porno concettuale, poi raccontata nel libro Qualche mese della mia vita), alla musica.
Il suo album d’esordio, uscito nel 2000 per l’etichetta Tricatel, si chiamava Présence Humaine: nel disco, ormai di culto, si potevano percepire «le influenze di Serge Gainsbourg e del suo L’Homme à la Tête de Chou, di un Procol Harum disilluso e di un Burt Bacharach stanco del mondo, che aleggia sui testi di Houellebecq, orchestrati da Bertrand Burgalat e dai musicisti degli Eiffel» (è la descrizione che accompagna il nuovo album su Rough Trade, dove si può pre-ordinare). Nel 2007 Houellebecq aveva pubblicato Établissement d’un ciel d’alternance, in collaborazione con il musicista Jean-Jacques Birgé, che consisteva nella lettura di testi tratti dalla raccolta poetica Le sens du combat (Il senso della lotta), ccompagnati dalla musica sperimentale di Birgé.

Ora, a distanza di un bel po’ di anni, Houellebecq è tornato in studio di registrazione – e tornerà sul palco, perché ci sarà anche tour – insieme a Frédéric Lo, paroliere, compositore, arrangiatore e produttore, autore di un quarto album solista, L’Outrebleu, e maestro delle collaborazioni, in particolare con Peter Doherty, Bill Pritchard e Daniel Darc. Nella descrizione del disco, che si chiama Souvenez-Vous de l’Homme (Remember Man), leggiamo che «una musica grezza, avvolta nell’elettronica, adornata da piano e drum machine antediluviane, spesso minimalista, talvolta ripetitiva, crea lo sfondo perfetto per dodici tracce che interrogano e riflettono sul passato e sul futuro dell’umanità (sempre ammesso che un futuro ci sia). Una meditazione sulla condizione umana in versione XXI secolo, un’opera di fantascienza speculativa concepita da due eterni “ragazzini” moderni, Souvenez-Vous de l’Homme (Remember Man) è un album che può evocare, a tratti, La Folie dei The Stranglers. Un disco ipnotico e malinconico, intransigente e magnetico».
Il nuovo disco della band di Damon Albarn è un'opera ricchissima in cui una miriade di armonie e voci scrivono un racconto che parla di vita, morte, lutto, accettazione e ripartenza. Con un messaggio a tenere assieme tutto: sopravvive solo chi si lascia andare.
Invece di celebrare per l'ennesima volta il funerale delle riviste indie, sarebbe più utile parlare di come gli algoritmi e la frammentazione del pubblico stiano trasformando il fare un giornale in un'impresa impossibile.
Chi chiamerà e confesserà avrà una corsia preferenziale per acquistare una versione in miniatura della sua opera "The Ninth Hour", quella che ritrae Papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite.
Prodotto da A24, il film è diretto dal 20enne Kane Parsons, che ha fatto diventare le backrooms un mito internettiano grazie a dei corti pubblicati su YouTube quando di anni ne aveva appena 16.