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Il primo problema che gli astronauti della missione Artemis II hanno dovuto risolvete è stato il bagno rotto Lo Universal Waste Management System della navicella Orion ha avuto un problema poco dopo aver raggiunto l'orbita terrestre. Per fortuna, l'astronauta Cristina Koch è riuscita a ripararlo, autonominandosi «idraulica dello spazio».
Trovatevi qualcuno che vi guardi come Kim Jong-un guarda le sue forze speciali che svolgono insensate e dolorosissime prove di forza Le prodezze dei soldati nordcoreani sono diventate ovviamente virali, tra pile di mattoni frantumate a panciate e grandi sorrisi rivolti al leader supremo.
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Giuseppe Alfarano di Camini (RC) passerà alla storia come il primo sindaco italiano dimessosi perché nel suo Comune ci sono troppi cani randagi Il sindaco ha lasciato la carica dopo aver provato personalmente a risolvere la questione. Ma alla fine si è dovuto arrendere e ha parlato di «abbandono istituzionale».
Kristoffer Borgli, il regista di The Drama, è finito nei guai per un vecchio saggio in cui raccontava la sua relazione con una ragazza 17enne È riemerso su Reddit un testo del regista in cui raccontava in chiave positiva la sua relazione con un'adolescente, paragonandosi anche a Woody Allen.
Una ricerca ha dimostrato che le persone che più amano il gergo “aziendalese” sono anche quelle che sul lavoro prendono le decisioni più sbagliate L'università di Cornell ha dimostrato che chi si fa "sedurre" dall'iperbolico corporate speak non ha grandi capacità strategiche e di analisi.
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Durante la sua visita di Stato in Giappone, Macron ha ricevuto in regalo un disegno di Porco rosso autografato da Hayao Miyazaki (e ha fatto anche la Kamehameha di Goku assieme a Sanae Takaichi) Miyazaki, oltre alla sua firma, sul disegno ha lasciato anche un breve ma chiaro messaggio: «Insieme difendiamo la pace».

È morto Frederick Wiseman, uno degli inventori del documentario moderno

Premio Oscar alla carriera nel 2016, tra i suoi film più recenti e famosi c'era Ex Libris del 2017, dedicato alla New York Public Library.

17 Febbraio 2026

«Per quasi sei decenni, Frederick Wiseman ha creato un corpus di opere senza pari, un vasto archivio cinematografico sulle istituzioni sociali contemporanee e sull’esperienza umana ordinaria, principalmente negli Stati Uniti e in Francia», si legge nella dichiarazione congiunta con cui la famiglia Wiseman e la sua casa di produzione, Zipporah Films, hanno comunicato la morte del documentarista, avvenuta lunedì 16 febbraio, a 96 anni. Idolatrato dai cinefili e dalla critica, con i suoi documentari pieni di empatia Wiseman ha raccontato i luoghi dove gli esseri umani si riuniscono, trascorrono il tempo, vivono e lavorano insieme, riuscendo così a catturarne l’essenza. Tra i suoi film degli ultimi anni ricordiamo In Jackson Heights (2015), dedicato al quartiere del Queens di New York, Ex Libris: The New York Public Library (2017), sulla New York Public Library; e City Hall (2020), sul governo cittadino di Boston, la sua città natale.

Il suo primo film da regista, Titicut Follies, del 1967, è anche il più difficile da guardare, per il modo in cui documenta il trattamento disumanizzante dei pazienti del Bridgewater State Hospital del Massachusetts, un ospedale psichiatrico per criminali affetti da disturbi mentali. Il documentario era così disturbante che venne vietato dalla Corte Suprema del Massachusetts e fino al 1991 poté essere proiettato solo privatamente a professionisti del settore medico. Il suo film più recente, invece, Menus-Plaisirs – Les Troisgros (2023), racconta la vita quotidiana della terza generazione di una dinastia di chef alle prese con la gestione di due ristoranti.

Nella sua lunga vita, Wiseman, nato il 1 gennaio 1930, ha diretto e prodotto quasi 50 film: nel 2016 la sua carriera straordinaria è stata riconosciuta con un Oscar onorario. Spesso associato ai movimenti del direct cinema e del cinéma vérité, nei suoi documentari non ha mai voluto includere interviste o messe in scena: ha sempre semplicemente registrato ciò che accadeva nella realtà, compresa la luce e i rumori (nessuna colonna sonora o voce fuori campo). Filmava però centinaia di ore di materiale, che poi selezionava in un processo di montaggio che poteva arrivare a durare anche dieci mesi. Wiseman non svolgeva nessun tipo di ricerca prima di iniziare un progetto, come raccontò lui stesso ritirando il suo Oscar onorario nel 2016: «Di solito non so nulla dell’argomento prima di cominciare… Non parto mai con un punto di vista sul soggetto o una tesi da dimostrare. Inoltre non faccio alcuna ricerca prima delle riprese. Di solito non so in anticipo cosa verrà girato, o in cosa mi imbatterò in un giorno qualsiasi, in un momento qualsiasi».

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