La festa finale, prevista per il 28 giugno nella Scuola Grande della Misericordia è stata spostata all'Arsenale. Per motivi di sicurezza, pare.
Un gruppo che si chiama EveryonehatesElon si sta organizzando per rovinare il Met Gala a Jeff Bezos
Si tratta dello stesso collettivo che protestò contro l'occupazione veneziana durante il matrimonio del patron di Amazon, e che oggi sta raccogliendo donazioni per organizzarsi in vista dell'evento.
Il dresscode del prossimo Met Gala è “Fashion is Art” e sarà quindi dedicato al rapporto dell’abito con il corpo e la sua valenza come forma d’arte. E però l’evento più glamour dell’anno, patrocinato da Anna Wintour e previsto per il 10 maggio, potrebbe trovarsi ad affrontare un problema ben più grave di qualche celebrity malvestita: il collettivo Everyone hates Elon ha infatti deciso di organizzare una protesta, indirizzata al patron di Amazon Jeff Bezos, che quest’anno ha sponsorizzato l’evento. Sul proprio profilo IG, il gruppo ha lanciato l’appello alla raccolta fondi qualche giorno fa, scrivendo «Jeff Bezos pensa che mettersi in posa con le celebrity farà dimenticare al mondo che non paga le tasse e che sostiene Trump, ma sappiamo tutti che sotto Bezos, Amazon alimenta la macchina di deportazione dell’ICE. Ha speso 75 milioni di dollari nel film su Melania per guadagnare il favore di Trump; paga così poche tasse che ha potuto mandare Katy Perry nello spazio; lo abbiamo obbligato a spostare il suo matrimonio da 50 milioni a Venezia e abbiamo spostato l’attenzione sulle sue tasse. Roviniamo i suoi piani per il Met Gala!»
Il riferimento qui è alla dimostrazione organizzata sempre dallo stesso gruppo nell’occasione dello sposalizio estivo di Bezos con Lauren Sanchez, nella città lagunare. Nell’occasione, un gruppo di dimostranti aveva esposto un maxi poster in piazza a Venezia, con la faccia di un Bezos ilare, e la scritta «Se puoi affittare Venezia per il tuo matrimonio, puoi pagare più tasse». L’operazione aveva approfittato del sostegno di 519 utenti che avevano raccolto quasi 15 mila sterline, come si legge sul sito inglese Crowdfunder, tramite il quale era avvenuta la raccolta fondi. Intervistata dalla giornalista Amy Odell per la sua newsletter Backrow, una delle organizzatrici ha affermato che, nonostante l’evento abbia lo scopo di raccogliere fondi per l’area del museo dedicata alla moda, totalmente finanziata da questo evento, «tutto ha un costo, e anche se Bezos da un piccolo ammontare di soldi al Met Museum, ne trae un vantaggio ben maggiore. Sta cercando di ottenere l’approvazione della gente. Si sta inserendo nel discorso sulla cultura, rendendosi più accettabile, in America e nel resto del mondo. E penso che questo sia un grave problema».
A chi sotto il post di Instagram ha chiesto come saranno utilizzate esattamente le donazioni, un utente ha risposto che si tratta di pagare per i materiali, come ad esempio i banner giganti utilizzati a Venezia, o per gli spazi pubblicitari acquistati a Londra alle fermate dei bus. Al momento la raccolta fondi presente sul sito dell’associazione ha già raccolto 10 mila sterline rispetto alle 20 necessarie: nella pagina si elencano alcuni dei costi che saranno sostenuti, dalla stampa di manifesti da installare alle fermate dei bus (100 sterline) al pagamento delle pubblicità (2500 sterline) fino ad arrivare al costo di una proiezione (15 mila sterline). Non è la prima volta che l’organizzazione si occupa in maniera efficace di protestare contro la broligarchia: oltre al matrimonio veneziano di Bezos, sulla pagina di Crowfunder sono presenti le altre raccolte fondi conclusesi. C’è stata l’affissione dei manifesti a Londra, contro le Tesla di Elon Musk, con il claim “Va da 0 al 1939 in 3 secondi” (che ha raccolto 33 mila sterline); un poster gigante e diversi manifesti pubblicitari che ritraevano Trump ed Epstein insieme, in occasione della visita di stato di Trump in Inghilterra lo scorso settembre (33 mila sterline); la trasformazione di una Tesla destinata allo sfasciacarozze in un pezzo d’arte decorata da scritte come “Billionaries suck” per donare cibo alle famiglie bisognose, a ricordare la promessa di Musk del 2019 di risolvere la fame nel mondo con 6 miliardi di dollari in donazioni. Una promessa ovviamente mai mantenuta.
L'azienda ha chiesto al Tribunale 60 giorni di tempo per presentare un piano di risanamento e ripagare i debiti. Nel frattempo i dipendenti hanno scioperato e i sindacati parlano di «scelte manageriali non adeguate».
Prezzi ragionevoli, immaginari estetici precisi e il desiderio di vestire la quotidianità delle donne: Polène, Soeur e Loulou de Saison hanno saputo attrarre le transfughe del lusso, divenendo un'alternativa al fast fashion.