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15:15 domenica 22 marzo 2026
Chopper, il medico della ciurma Cappello di Paglia in One Piece, è stato nominato ambasciatore di Medici Senza Frontiere «La convinzione che si debba curare tutti, indipendentemente da etnia o nazionalità, è ciò in cui crediamo anche noi», ha detto il presidente di MSF, spiegando la scelta del nuovo ambasciatore.
La foto che tutti i giornali stanno pubblicando negli articoli sulla vera identità di Banksy non ritrae Banksy ma un tizio qualunque fotografato mentre lavorava vicino a un’opera di Banksy L'uomo si chiama George Georgiou, ha 69 anni e di mestiere fa l'operaio. Ha definito quello che gli è successo «assurdo».
Al trailer di Spider-Man: Brand New Day è bastato un giorno per diventare il trailer più visto di tutti i tempi Ha totalizzato 718 milioni di visualizzazioni in 24 ore, sbriciolando il precedente record detenuto dal trailer di No Way Home.
Hachette ha cancellato l’uscita di un romanzo horror molto atteso perché si è scoperto che l’autrice l’ha scritto usando l’AI L’autrice di Shy Girl, Mia Ballard, si è difesa sostenendo che a usare l'AI non è stata lei ma un suo conoscente al quale aveva affidato il compito di correggere le bozze.
Un marinaio della portaerei francese Charles de Gaulle ne ha rivelato a tutti l’esatta posizione loggando la sua corsetta mattutina su Strava Non è il primo militare a rivelare informazioni sensibili registrando i propri allenamenti, tanto che è stato coniato un nome per il fenomeno degli Strava Leaks.
Il nuovo film di Alice Rohrwacher, Three Incestuous Sisters, sarà tutto ambientato tra Roma e Stromboli La regista inizierà le riprese ad aprile e passerà la primavera tra la Capitale e le Eolie assieme a Dakota Johnson, Saoirse Ronan, Jessie Buckley e Josh O'Connor.
C’è solo un Paese al mondo che non è affatto preoccupato dalla crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente: la Cina La Repubblica popolare raccoglie adesso i frutti di anni di enormi investimenti nelle energie rinnovabili e in particolare nell'elettrico.
Steven Soderbergh sta per lanciare una app che racconta e spiega ogni singolo giorno di riprese de Lo squalo L'app comprenderà una saggio di 25 mila parole scritto da Soderbergh e tutti i dettagli possibili e immaginabili sulle riprese del capolavoro di Speilberg.

Memorie segrete della reggenza

Il libro-intervista di Cesare Romiti che svela la voglia di aprire il sipario sul privato della classe dirigente

05 Giugno 2012

Quando Giuseppe Berta era responsabile dell’archivio storico della Fiat, inventò un titolo, Bibliografiat, che è diventata un’espressione giornalistica: tutto quello che c’è da dire sulla Fiat e per estensione sul mondo torinese, gli Agnelli, le fabbriche e relativa letteratura. Ogni anno una decina di titoli. Quest’anno ci sono già alcune cose in giro. Per esempio, Il Fatto Quotidiano ha pubblicato una raccolta di articoli in occasione dello sciopero della Fiom del 9 marzo, “Marchionnemente”, ed è appena uscito da Editori Internazionali Riuniti “Vestivano alla marinara” – n.d.r.: vestivano con la enne – storia della Fiat dalle origini a Marchionne di Antonio Sciotto, giornalista del Manifesto (pag. 206, 16 euro). Ma, al momento, il titolo principale della Bibliografiat 2012, nella sua accezione più larga, è il libro intervista di Cesare Romiti, per vent’anni amministratore delegato e presidente della Fiat, con Paolo Madron, il direttore di Lettera43.it. Certo, il libro si intitola “Storia segreta del capitalismo italiano” (Longanesi, pag 287, euro 14,90), si parla di banche e poteri, di retribuzioni e stock-options, si parla molto di Enrico Cuccia, di Carlo De Benedetti (che avrebbe dovuto fare una prefazione, ma poi i due – lui e Romiti – non si sono accordati e il Corriere ne ha pubblicato uno stralcio), ovviamente di Gianni Agnelli, molto di Rcs, di politica e del Romiti privato. Tecnicamente la Fiat non è prevalente nel racconto, perché l’intervistato non ne parla volentieri. Ma in realtà nel bilancio della sua vita, e del racconto che ne scaturisce, la Fiat resta magna pars. Lì è diventato Cesare Romiti, lì ha costruito non solo una carriera, ma anche l’incarnazione di un certo modo fisico di esercitare e rappresentare il potere che comunque gli è rimasto addosso. Anche adesso, l’89enne Romiti nel suo road-show televisivo per promuovere il libro esibisce la fisicità degli anni della sua pienezza, quando la Fiat era egemone nel sistema economico e finanziario italiano e il suo capo operativo teneva il banco.

Libro divertente per gli appassionati, ma non solo per gli appassionati. Con alcune omissioni: un paese dove c’è poca concorrenza, dice Romiti, ma nessuna riflessione sull’acquisizione di Alfa Romeo da parte della sua Fiat (in compenso qualche aneddoto sul rapporto con Romano Prodi, che voleva insegnare alla Fiat di Vittorio Ghidella il mestiere di fare le auto); nessun rimpianto, dice Romiti, ma anche nessun riferimento al rapporto con Ghidella, con Gianluigi Gabetti o con Umberto Agnelli; nessun giudizio su Sergio Marchionne (in questo caso Komarovski, il primo amante di Lara, non parla volentieri di Zivago); e anche nessun ripensamento o considerazione su uno degli aspetti più interessanti della vita di Romiti dopo la Fiat: il tentativo di fondare una dinastia economica, quando uscito dalla Fiat si trova a essere il leader di Gemina, con interessi che vanno dal Corriere della Sera, primo quotidiano italiano e luogo di sintesi delle élite economiche, fino alle grandi opere, affidando ai figli un progetto di continuità che poi non andrà in porto.

Eppure proprio sul versante privato, la storia viene fuori – grazie anche al mestiere di Paolo Madron. Un capitolo dedicato alle donne, agli amori tardivi e alla vita coniugale, che è una interessante testimonianza di come tutto sia cambiato anche nella rappresentazione che le classi dirigenti danno di sé. La separazione tra vita pubblica e vita privata – che è stato un tratto costante dell’establishment politico ed economico primorepubblicano, ancora intriso di cultura risorgimentale, e poi dei tanti pudori del boom, parrocchiali, bernabeiani, comunisti – sfuma nei venti anni successivi e si confonde in una grande vita in diretta dove anche gli amori di un ex-titanico capo azienda fanno capolino mescolati ai sensi di colpa nei confronti di una moglie tradita. Insomma, il bling bling dei tempi moderni, la chiacchiera, il sipario aperto, l’accantonamento della riservatezza, la vita autonarrata, non è solo un affare berlusconiano. E così, in un certo senso, c’è una questione non soltanto formale che viene fuori da queste memorie della reggenza. E cioè se la ri-costruzione di una classe dirigente che sappia guidare un paese da rifondare, debba passare anche dal formulario con cui potenti ed ex potenti ricompongano il loro passato.

Foto: Vittorio Zunino Celotto / Getty Images News

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