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Mamdani ha detto che farà tutto ciò che è in suo potere per far arrestare Netanyahu quando andrà a New York a settembre Ha detto anche che lui non ha l'autorità per farlo, ma "sfida" il governo federale, cioè Trump, a eseguire l'arresto.
Per celebrare la memoria di Sam Neill i fan stanno comprando tutte le bottiglie del vino che Sam Neill produceva Two Paddocks, il vino che l'attore produceva in Nuova Zelanda, è passato dal 423° al 5° posto tra i vini più venduti del Paese, un aumento del 1828 per cento.
Un generale iraniano ha detto che l’Iran si bombarderà da solo pur di non farsi invadere e occupare dagli Usa Lo ha dichiarato alla tv di Stato iraniana il generale di brigata Mohammad Akrami-Nia, secondo il quale «questa è la logica della guerra».
Il Comune di Barcellona ha eliminato il bike sharing privato perché le persone abbandonavano sempre le bici in mezzo alla strada e non pagavano mai le multe Spariranno dalle strade 4500 bici delle flotte private. Ma resteranno 8 mila del servizio di bike sharing fornito dal Comune stesso.
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A Londra ci sarà la prima maratona corsa dentro un negozio Ikea Consiste nel fare 17 giri da un kilometro e mezzo. I posti disponibili sono 80 e non è ammesso il pubblico.
Sarà una coincidenza, ma negli USA durante i Mondiali si è registrato un grandissimo aumento delle richieste di giorni di malattia Il giorno dopo il Knockout Tuesday, la sconfitta negli ottavi di finale contro il Belgio, negli uffici c'era il 26 per cento di presenti in meno.
In Giappone hanno inventato i frigoriferi per tenere al fresco gli esseri umani durante le ondate di calore Costano 9 mila euro, all'interno c'è una sedia, la temperatura è a 15 gradi Celsius, quando ti siedi l'aria fresca viene soffiata verso testa, collo, spalle e schiena.

Maurizio Torchio, una voce tutt’altro che immaginaria

L’invulnerabile altrove racconta di due donne imprigionate nella stessa mente, elaborando un nuovo concetto di aldilà.

13 Ottobre 2021

All’inizio di questo libro la protagonista, una donna senza nome e senza età (anche se non più giovane), si aggira tra le corsie di un supermercato passando in rassegna la verdura e la carne: insalata, cavoli, crescioni; polli, tagli di manzo, conigli e involtini. Mentre spinge il carrello a tentoni nel flusso dei clienti, biascica alcune frasi sottovoce, intimorita, ma nemmeno più di tanto, che qualcuno la senta. È un’ingegnera, sappiamo, con poche aspettative carrieristiche, un compagno e un amante d’ordinanza, dominata da pensieri molto concreti sulle offerte dei prodotti e sulla loro provenienza. O, forse, è troppo ancorata agli oggetti di una realtà minacciosamente ordinaria, della quale sembrerebbe alimentarsi in contrapposizione a qualcosa che la minaccia dall’interno.

Infatti sente una voce nella testa, quella di un’altra donna. E, come in certe malattie psichiatriche, questa voce è tutt’altro che immaginata (sulla pagina è graficamente evidenziata per distinguerla dall’altra), non è il rumore vago dei pensieri che si affastellano nella mente. Appartiene a una certa Anna, vissuta cent’anni prima a Londra, dove lavorava in una fabbrica di fiammiferi, madre di molti figli di cui ricorda poco e niente. È insomma la voce del fantasma di una defunta che, in un costante conflitto tra logorrea e reticenza, racconta alcuni sprazzi della sua vita di prima da un punto di vista che non ha niente di speciale o privilegiato. Ma dove si trova esattamente? E, soprattutto, che vuole?

Il talento di Maurizio Torchio, al terzo romanzo dopo i bellissimi Piccoli animali e Cattivi, comincia a dare il meglio di sé proprio nella descrizione di questo altrove: «Dove un giorno può durare anni; nessuno sa in anticipo quanti. Come al circolo polare d’estate. Non c’è un sole, in un punto, e l’azzurro intorno, ma un bianco opaco, che cade da tutte le direzioni, e ci assorda». Un mondo che ha due stagioni, la notte e il giorno, misurabili dalla velocità con cui crescono i capelli di chi lo abita. «I capelli. I capelli ci crescono sempre alla stessa velocità. E di giorno non li possiamo tagliare». Un aldilà che ci viene raccontato attraverso moniti lapidari e immagini di una forza lacerante, come in certe illustrazioni di Arcimboldo o Dürer, e dove la psicologia di chi lo osserva – come Anna – vi si fonde in parte per inerzia, in parte per uno sfasamento di prospettive.

Ma Torchio sembra dirci sin da subito: attenzione, perché non tutto quello che si allontana dalla realtà dev’essere per forza fantastico. Lo scenario raccontato in L’invulnerabile altrove, infatti, non è straniante per i suoi elementi sparsi (la sabbia, l’acqua, i corpi in cammino) ma per il modo di combinarli tra loro: i morti salgono l’uno sull’altro fino a formare enormi torri oscillanti di gambe e braccia che si stagliano lungo l’orizzonte luminoso, e chiunque arrivi dal mondo dei vivi si sente un estraneo. Non c’è niente di cristiano nella cosmogonia di Torchio, niente di dantesco, non ci sono divinità punitive o accoglienti, ma tutto appare come l’emblema in codice di un mondo ulteriore, non ancora emerso, forse un terzo mondo del quale i morti sembrano attendere l’avvento mentre si muovono nelle briglie di un sogno. Anna, tuttavia, a questa inerzia sembra opporsi con una richiesta dalla portata mitologica: impossessarsi della donna, entrare nel suo corpo e fare l’amore con il suo amante per avere un figlio-chimera, o mostro, o bastardo, in un’alleanza che tolga il sigillo metafisico tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Dall’allestimento di questo piano, forse infido, forse rivoluzionario, si dirama un filo di rivelazioni reciproche che porterà le due donne a scontrarsi e incontrarsi in dialoghi e situazioni di humor nero e sensualità.

A leggere questo romanzo ci si chiede continuamente in quale stato emotivo l’autore l’abbia scritto, per essere riuscito a bilanciare la pericolosità dei temi e la densità delle visioni con una prosa così limpida, quasi fatata, e con uno stile così quintessenziale e incontaminato da far venire in mente solo le poesie di Emily Dickinson. Torchio possiede una qualità da filosofo medievale nel raccontarci questa storia d’amicizia e d’amore, di carne e di immagini, accontentando sia il lettore aristotelico che quello delle Centurie di Nostradamus. Non è questo un libro costruito attorno a una stranezza intenzionale, insomma, o il risultato di un amalgama di generi come oggi va di moda. Non è nemmeno un libro fantastico. È un’opera che parte dalle teorie di Julian Jaynes e Gustav Theodor Fechner e arriva fino alle neuroscienze, per addentrarsi nel difficile territorio scientifico del rapporto tra la psiche e le voci allucinatorie. Il fatto che ci riesca con così tanta ammirabile chiarezza ne fa qualcosa di inedito e controcorrente nel paesaggio attuale.

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