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07:34 mercoledì 23 settembre 2026
La migliore risposta all’uscita di Tajani sulle gonne delle donne sono le immagini AI di Tajani che indossa gonne di ogni foggia, fattura, lunghezza, materiale e colore Il Ministro degli Esteri ha detto che l'affidabilità di una donna è inversamente proporzionale alla lunghezza della sua donna. La shitstorm non si è fatta attendere.
Meta ha bloccato la promozione di un adattamento teatrale di Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf in quanto contenente “temi femministi” Il Teatre Raval di Barcellona ha condiviso la surreale conversazione avuta con Meta riguardo alla censura dei post sullo spettacolo: per risolvere la situazione, Meta ha consigliato di eliminare le «parole chiave», in modo che il testo non sembrasse «incoraggiare l'attivismo».
Il nuovo film di Francesco Sossai racconta la storia dei Serenissimi, gli svitati che occuparono piazza San Marco a Venezia con un carrarmato “artigianale” in nome dell’indipendentismo veneto Il film si intitola T, un omaggio al Tanko, il carro armato con cui i Serenissimi volevano liberare il Veneto, o almeno piazza San Marco, dall’invasore italiano.
Amanda Lear ha accusato Miley Cyrus di averle copiato una canzone e ha detto che sia i suoi fan che ChatGPT le stanno dando ragione Con gli hashtag #copycat e #ripoff, Lear ha spiegato su Instagram che Redlight di Miley è una scopiazzatura della sua The Sphinx.
Potremo vedere tutti i giorni tutto il giorno i discorsi di Trump sulla nuovissima Trump TV La diretta YouTube si trova nel sito della Casa Bianca e trasmetterà «i video più visti, i discorsi più importanti e i momenti salienti» di tutta l'amministrazione.
Un festival in California è stato cancellato perché la spiaggia su cui doveva tenersi non c’è più a causa dell’erosione costiera Le onde e le piogge portate dall'uragano Marie hanno ridotto talmente tanto lo spazio agibile che quello rimasto non bastava per palchi e pubblico.
Converse ha rimosso una campagna pubblicitaria perché accusata di fare espliciti riferimenti al Ku Klux Klan Una gonna bianca, un fascio di luce bianca che proietta a terra una stella, scarpe Converse tutto attorno. E poi accuse di razzismo e di istigazione alla violenza.
Il regime di al-Sisi in Egitto ha un nuovo nemico pubblico n. 1: il creatore di una pagina Facebook satirica ispirata a SpongeBob Il gruppo in due settimane ha guadagnato 1,8 milioni di follower, tra le altre cose ritraendo al-Sisi come l'insopportabile Mr. Krabs, il capo di SpongeBob.

La strana idea di Martin Eden

Sulla carta il film Pietro Marcello sembrava una follia, eppure funziona.

26 Settembre 2019

È una scelta curiosa quella di Pietro Marcello, mosso nel 2019 dalla misteriosa urgenza di ripescare Martin Eden e il positivismo di Herbert Spencer, per di più traslandone le vicende da San Francisco a un improbabile contesto campano, e contaminandole a intervalli regolari con esercizi di stile spuri, estranei. Ma che a Marcello piacesse rischiare lo sapevamo già. Proviamo tutti insieme a invitare un amico al cinema per Bella e perduta, la sua prima opera di fiction, di quattro anni fa: «Ti porto a vedere Pulcinella che pasce un cucciolo di bufalo parlante per la nostra bell’Italia, sentirai che retrogusto così squisitamente pasoliniano…». Siamo cioè a un totale di due scelte curiose, le probabilità di andare al cinema da soli sembrano sempre medio/alte, ma a partire da adesso non sarà più così: Pietro Marcello ha completato un cursus honorum che comincia vincendo a Torino, prosegue impressionando Locarno e si conclude andando a premi sia a Venezia che a Toronto, ed è tutto giusto. Ora anche i nostri amici più diffidenti vedranno le sue strane idee farsi alchimia perfetta, piangeranno con Pulcinella e il suo bufalino, soffriranno con Martin nel suo lungo dialogo tra sordi con socialisti e alta borghesia. Non lo avremmo davvero mai detto, ma Napoli e Jack London vanno d’accordissimo.

Come avvicinarsi, dunque, alla materia ostile del “period movie”, incubo di ogni frequentatore di Festival assetato di neorealismo rumeno e splatter asiatici? Una buona idea può essere lavorare sul concetto di period, e qui Marcello fa qualcosa di francamente mai visto. Qualcosa di più complesso dell’accodarsi alla scia di Buz Luhrmann e del suo Romeo + Juliet, quella tendenza che da un paio di decenni ci ha convinti che portare Boccaccio nella Germania nazista o Ibsen su Marte sia davvero una buona idea. Qualcosa di diverso anche dall’epoca ibrida di La La Land, in cui Emma Stone sfoggia l’ultimo modello di iPhone in una città che per molti versi si comporta come negli anni Cinquanta. Nel film di Marcello il concetto di tempo, semplicemente, non esiste. Martin oscilla tra il primo Dopoguerra e gli anni Settanta-Ottanta senza darci punti di riferimento, i suoi nipotini guardano i cartoni animati mentre in piazza siamo in pieno Biennio Rosso, i suoi ricordi di bambino si svolgono davanti ai flipper della nostra infanzia. I nostri tentativi di orientamento non portano a nulla di buono. Ed è proprio allora, quando siamo pronti ad abbandonare i nostri calcoli e cedere allo straniamento, che fanno capolino sullo schermo i grandi intrusi: spezzoni di repertorio, scene di vita bucolica, citazioni pittoriche e altri corpi estranei a Jack London. Sembra incredibile, ma funziona: lo spettatore, docile e mansueto, non può fare altro che arrendersi.

La seconda buona idea è telefonare a Luca Marinelli e chiedergli se ha qualche mese libero. Nessuno è più adatto di lui per un personaggio che dà nuovo vigore a concetti come individualismo e darwinismo sociale: Martin Eden è assetato di conoscenza, di prestigio, di sangue, è rissoso, sprezzante, incontenibile. Martin Eden è Alain Delon, Zlatan Ibrahimović, Mike Tyson. Ripudiato da un’aristocrazia che poi finisce con l’idolatrarlo, adorato da un proletariato che detesta, frainteso da povero e da ricco, il nostro eroe porta le cicatrici della sua frustrazione nei denti marci, nei capelli bianchi, nel suo spleen perpetuo. L’aderenza fisica di Marinelli al personaggio è qualcosa di mostruoso, la sua resa della parlata napoletana, almeno per chi è cresciuto a diverse centinaia di chilometri di distanza, vicina alla perfezione. Dati alla mano, considerando che Joker ha un Leone d’oro in saccoccia e – Joaquin Phoenix in primis – un’autostrada per gli Oscar asfaltata di fresco, la Coppa Volpi è un riconoscimento naturale. E insomma, mai diffidare delle idee strane: Martin Eden è una perfetta creatura da Festival.

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