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18:29 venerdì 14 agosto 2026
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.
Iberia, la compagnia aerea di bandiera della Spagna, ha organizzato un volo speciale per “inseguire” e trasmettere in streaming l’eclissi solare del 12 agosto Si tratta della prima eclissi solare totale visibile dalla Spagna continentale dal 1905. Come si può capire, c'è una certa attesa attorno all'evento.
Una professoressa universitaria è stata licenziata per aver letto e spiegato ai suoi studenti un racconto di Ottessa Moshfegh È successo a Vinita Prabhakar: Bettering Myself, racconto del 2013 di Moshfegh, le è costato il posto al South Florida State College.
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.

Se vi manca il cinema, guardate Mank

Il nuovo di David Fincher, su Netflix, ricostruisce la storia del film dei film, Quarto potere, e del suo sceneggiatore Herman J. Mankiewicz.

09 Dicembre 2020

Se avessi dovuto vedere Tenet in streaming, probabilmente non l’avrei visto. O l’avrei interrotto undici volte. Non per incapacità di resistenza davanti a John David Washington che sgambetta indietro nel tempo, è piuttosto una questione di mancanza: quella dimensione di buio e di silenzio radicata nella sala che permette una visione totalizzante, completa. Che certi film bisognerebbe per forza guardarli al cinema, come Mank, il nuovo di David Fincher ora su Netflix. Meraviglioso, sinestetico, viene da chiedersi come sarebbe stato perdersi tra i dialoghi e le gradazioni del suo bianco e nero davanti a uno schermo 16 metri per 22 se il mondo non si fosse fermato. La riflessione di Fincher sul cinema come gioco di ruolo che trasforma la trama – la storia della sceneggiatura di Citizen Kane (Quarto Potere) di Orson Welles – in quella della parabola discendente degli Studios, non fa altro che rimarcare la nostra assoluta malinconia verso un preciso modo di guardare.

Basato sulla sceneggiatura scritta dal padre del regista, Jack Fincher, ultimata nel 2003 ma rifiutata da qualsiasi casa di produzione, Mank segue la fase di scrittura di Citizen Kane dello sceneggiatore hollywoodiano Herman J. Mankiewicz, “Mank”, interpretato da Gary Oldman. All’origine dello script del padre, c’è il controverso saggio  del 1971 “Raising Kane” in cui Pauline Kael, la critica del New Yorker, sosteneva che Mankiewicz meritasse l’attribuzione esclusiva del capolavoro di Welles (che nel film compare anche come co-autore). Leggenda dentro alla leggenda, Mank di David Fincher si sofferma però sul contesto intorno al quale nacque la sceneggiatura, su quello che c’era fuori ad alimentarla. Un periodo politico in cui Hollywood era affascinata dal magnate dei media William Randolph Hearst, considerato l’ispirazione per Charles Foster Kane, con la sua amante, l’attrice Marion Davies e il suo maniero-città fatto di diamanti e cattedrali.

In Mank non c’è una vera biografia. I fatti reali si confondono con quelli presunti, tutto è mito, come è mito il film dei film per eccellenza, Citizen Kane, che Fincher omaggia ricreando con autenticità la Hollywood degli anni ’30, dal design ai costumi, la fotografia senza contrasti, le inquadrature statiche alternate a poche carrellate, il suono pieno di interferenze, le finte bruciature di pellicola.

Fincher ha frugato nei resoconti pubblicati relativi alla vita di Mankiewicz (inclusa la biografia di Richard Meryman, Mank), alla ricerca di dettagli rivelatori che poi ha assemblato fuori dal contesto, senza rispettare la cronologia degli eventi, riuscendo così a delineare un quadro psicologico fatto di intuizioni e di fotogrammi molto simile a quanto realizzato per Mark Zuckerberg con The Social Network, o per la protagonista di Gone Girl, e anche in Zodiac. Ricostruire partendo dalla decostruzione. Che poi è lo stesso modo con cui Mank-Welles raccontarono la figura di Kane, attraverso lo sguardo degli altri, in frammenti di frammenti.

Arriva sempre per tutti, prima o poi (dovrebbe) il momento in cui si capisce cosa sia “Rosabella”. Il mistero che nell’opera diretta da Welles muove l’intera storia, quello che neanche gli investigatori riescono a risolvere, l’ultimo nome pronunciato dal magnate, forse un’amante o forse un segreto, che probabilmente qualche studente del Centro Sperimentale di Cinematografia si è tatuato vicino al cuore. Perché Citizen Kane non è mai stato solo un film, Citizen Kane è stato il cinema. Era il 1941 e Orson Welles aveva 26 anni.

Nel 1965, a 50 anni, ormai considerato una leggenda vivente sopravvissuta al proprio genio, Orson Welles iniziò a scrivere sui Cahiers du Cinema. In un articolo spiegò che «il cinema appartiene al nostro tempo. È la cosa da fare». E da vedere, continuamente da vedere, non importa dove – «proiettateli nelle strade», dice Mank – finché ci saranno sempre film come questo.

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