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Un gruppo di scienziati era vicinissimo a sviluppare un vaccino per l’hantavirus ma si è dovuto fermare all’ultimo momento perché avevano finito i soldi Servivano 7 milioni di dollari per concludere la sperimentazione, ma il Covid ha interrotto tutto. Ci vorranno tra 12 e 24 mesi per tornare al punto in cui lo studio era stato lasciato.
Israele vuole fare causa al New York Times per un’inchiesta che racconta le violenze sessuali dei soldati dell’IDF sui prigionieri palestinesi L'inchiesta l'ha firmata il giornalista premio Pulitzer Nicholas Kristof e il giornale ha definito tutto ciò che racconta come «ampiamente verificato».
Sono bastati i primi tre mesi dell’anno perché quasi tutte le città della Pianura Padana superassero i livelli annui di inquinamento da polveri sottili Praticamente tutti i centri urbani della Val Padana, a marzo, hanno già violato le raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.
L’ultima assurdità in fatto di cibo uscita da internet è il biblical eating, cioè mangiare come si mangia nella Bibbia Una dieta basata solo sugli ingredienti, le preparazioni e le ricette menzionate nella Bibbia. Serve a tenersi in forma e a scacciare il Diavolo, dicono i sostenitori.
A giugno arriveranno in streaming i primi quattro film di Sean Baker, mai distribuiti fino a ora in Italia Sono Four Letter Words, Take Out, Prince of Broadway, Starlet e saranno disponibili a partire da giugno, in lingua originale con sottotitoli.
C’è una copia di Wikipedia in cui tutti gli articoli sono deliri sconnessi e sconclusionati scritti da una AI Si chiama Halupedia e contiene tutte le informazioni su eventi storici come il Grande Censimento dei Piccioni del 1887 e approfondimenti sul mandato gnomico del ragionamento circolare.
Un’operazione segreta dell’Onu ha salvato dalle macerie di Gaza milioni di documenti che ricostruiscono la storia del popolo palestinese dalla Nakba a oggi In 10 mesi, gli operatori hanno salvato milioni di documenti che permetteranno di ricostruire gli alberi genealogici dei palestinesi e di raccontare il loro legame con quella terra.
La lunghissima, tesissima, imbarazzatissima stretta di mano tra Donald Trump e Xi Jinping È durata 14 secondi, nessuno sembrava voler mollare la presa per primo, ovviamente su internet si sono fatte scommesse e meme a riguardo.

I luoghi simbolo di Manifesta 12

Questa edizione della Biennale, che fino al 4 novembre trasforma la città di Palermo, ruota intorno al concetto di "giardino planetario".

di Studio
27 Luglio 2018

Il simbolo di Manifesta, la biennale nomade europea che quest’anno ha trasformato la città di Palermo in una meta obbligata per artisti e curatori internazionali (e non solo) è “Veduta di Palermo”, un dipinto del 1875 di Francesco Lojacono che rappresenta un giardino nel quale nessuna delle piante è indigena: gli ulivi arrivano dall’Asia, gli eucalipti dall’Australia, i fichi d’India dal Messico, perfino il limone – simbolo della Sicilia – è stato introdotto dagli arabi.

Il concetto teorizzato dal botanico Gilles Clément nel 1997 e ripreso dal titolo di questa edizione di Manifesta, Il giardino planetario, è proprio questo: il mondo è un “giardino planetario” fatto di varietà, mescolanze e ibridazioni feconde. Dalle visite guidate con i giardinieri palermitani alla presentazione di Palermo Atlas, una ricerca urbanistica realizzata da OMA (lo studio di architettura fondato da Rem Koolhaas) che mostra la città come il nodo di una geografia espansa di movimenti – persone, capitali, beni, dati, semi, germi – spesso invisibili e incontrollabili, Manifesta trasforma Palermo in un sistema di giardini, aperti alle differenze e alla sperimentazione.

Dalle strade dello Zen 2, uno dei quartieri più problematici della città, ai sontuosi palazzi del centro, come Palazzo Forcella de Seta, dalle opere custodite in angoli silenziosi e isolati alle azioni che promuovono momenti di festa e condivisione, Manifesta ha disseminato i suoi germogli in tutta la città, contaminandola di installazioni effimere così come progetti destinati a durare nel tempo. I luoghi in cui si svolge la biennale sono tanti e diversi tra loro (qui l’elenco completo). Noi abbiamo voluto sottolineare i più simbolici, per Manifesta e per Palermo: le fotografie di Delfino Sisto Legnani descrivono 3 “giardini planetari” che riassumono e rappresentano il concetto di mescolanza come arricchimento.

Veduta di Palermo dal Monte Pellegrino

Le Moschee

Dagli antichi Greci, Arabi e Normanni fino alle recenti migrazioni provenienti da Nord Africa, Sud-est asiatico e Medio Oriente, Palermo è meta di un processo migratorio che ridefinisce costantemente l’essenza della città e della sua popolazione, così come l’architettura, i giardini, le strade e i luoghi di culto. Un sincretismo di culture che rende la città una metafora delle trasformazioni in corso nel Mediterraneo e un modello reale di “giardino planetario”. Nelle foto, la Moschea di via Sant’Agostino, ex chiesa del Santissimo Crocifisso di Lucca e la Moschea di Tunisia.

Un momento di preghiera nella Moschea di Tunisia, nel centro storico di Palermo

Pizzo Sella

La vetta più alta della riserva naturale di Monte Gallo, è il simbolo del Sacco di Palermo, boom edilizio che negli anni Cinquanta stravolse la fisionomia architettonica della città. Nascoste dietro il complesso residenziale, tracce di sentieri conducono in cima. Dall’alto si gode di un panorama eccezionale: le carcasse delle costruzioni abusive, il verde, il mare, la città. È il luogo in cui Rotor, collettivo di architetti di Bruxelles, ha pensato di posizionare un punto di ristoro sostenibile che offre nuove prospettive sul rapporto tra uomo e paesaggio.

Le carcasse delle costruzioni abusive di Pizzo Sella

I giardini

Come si legge nel manifesto firmato dai curatori Bregtje van der Haak, Andrés Jaque, Mirjam Varadinis e Ippolito Pestellini Laparelli, i giardini sono «luoghi in cui forme di vita diverse si mescolano e si adattano per convivere, spazi in cui l’impollinazione incrociata avviene attraverso l’incontro». Il percorso della biennale si dirama a partire dall’Orto Botanico dell’Università di Palermo, sede di una delle sezioni principali. Un museo all’aperto che in più di 200 anni di attività (la sua origine risale al 1779) ha permesso lo studio e la diffusione di oltre 12.000 specie differenti di piante.

L’Orto Botanico di Palermo accoglie oltre 12000 specie differenti di piante.

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