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Olivia Rodrigo ha annunciato un festival musicale con una line up di sole artiste donne per raccogliere fondi a sostegno delle donne Si chiama Daisy Chain Fields: sul palco si esibiranno Stevie Nicks, Karen O, Chappell Roan, Mitski, Doechii, le Katseye e tante altre.
Dopo averne licenziati quasi 10 mila, Zuckerberg ha ordinato ai dipendenti di Meta sopravvissuti ai tagli di «ricominciare a divertirsi» Viene da chiedersi: se un dipendente si rifiuta e si presenta a lavoro di cattivo umore, viene licenziato pure lui?
Fatboy Slim ha fatto un dj set improvvisato e gratuito durante una manifestazione contro l’estrema destra a Brighton E ha commentato tutta la giornata così: «Never been more proud of my hometown. More disco, less fascism».
In Albania un milione di persone è sceso in piazza per protestare contro il resort di lusso di Jared Kushner, il genero di Trump I manifestanti, però, non si accontentano più di fermare la costruzione del resort: adesso vogliono le dimissioni di tutti coloro che hanno approvato il progetto.
Loris Messina e Simone Rizzo sono i nuovi Direttori Creativi di Moschino Il loro debutto è fissato per settembre, alla Milano Fashion Week, dove presenteranno la loro prima collezione ufficiale.
Trump sta combinando un grosso, grossissimo guaio con la Reflecting Pool del Lincoln Memorial a Washington Ha speso 15 milioni di dollari per rifarla come voleva lui. Ora l'acqua è verde perché invasa dalle alghe e la vernice del fondo si sta staccando.
A Berlino sta nascendo una nuova scena musicale che mescola il jazz e (ovviamente) la techno Due generi apparentemente lontanissimi e che, non senza una certa sorpresa, a Berlino hanno scoperto che stanno benissimo assieme.
Lo smartworking riduce la socialità e rovina la salute mentale, secondo una delle più grandi ricerche di sempre sul lavoro da casa Quasi 600 mila lavoratori hanno preso parte alla ricerca e i risultati sono stati abbastanza incontrovertibili.

I luoghi simbolo di Manifesta 12

Questa edizione della Biennale, che fino al 4 novembre trasforma la città di Palermo, ruota intorno al concetto di "giardino planetario".

di Studio
27 Luglio 2018

Il simbolo di Manifesta, la biennale nomade europea che quest’anno ha trasformato la città di Palermo in una meta obbligata per artisti e curatori internazionali (e non solo) è “Veduta di Palermo”, un dipinto del 1875 di Francesco Lojacono che rappresenta un giardino nel quale nessuna delle piante è indigena: gli ulivi arrivano dall’Asia, gli eucalipti dall’Australia, i fichi d’India dal Messico, perfino il limone – simbolo della Sicilia – è stato introdotto dagli arabi.

Il concetto teorizzato dal botanico Gilles Clément nel 1997 e ripreso dal titolo di questa edizione di Manifesta, Il giardino planetario, è proprio questo: il mondo è un “giardino planetario” fatto di varietà, mescolanze e ibridazioni feconde. Dalle visite guidate con i giardinieri palermitani alla presentazione di Palermo Atlas, una ricerca urbanistica realizzata da OMA (lo studio di architettura fondato da Rem Koolhaas) che mostra la città come il nodo di una geografia espansa di movimenti – persone, capitali, beni, dati, semi, germi – spesso invisibili e incontrollabili, Manifesta trasforma Palermo in un sistema di giardini, aperti alle differenze e alla sperimentazione.

Dalle strade dello Zen 2, uno dei quartieri più problematici della città, ai sontuosi palazzi del centro, come Palazzo Forcella de Seta, dalle opere custodite in angoli silenziosi e isolati alle azioni che promuovono momenti di festa e condivisione, Manifesta ha disseminato i suoi germogli in tutta la città, contaminandola di installazioni effimere così come progetti destinati a durare nel tempo. I luoghi in cui si svolge la biennale sono tanti e diversi tra loro (qui l’elenco completo). Noi abbiamo voluto sottolineare i più simbolici, per Manifesta e per Palermo: le fotografie di Delfino Sisto Legnani descrivono 3 “giardini planetari” che riassumono e rappresentano il concetto di mescolanza come arricchimento.

Veduta di Palermo dal Monte Pellegrino

Le Moschee

Dagli antichi Greci, Arabi e Normanni fino alle recenti migrazioni provenienti da Nord Africa, Sud-est asiatico e Medio Oriente, Palermo è meta di un processo migratorio che ridefinisce costantemente l’essenza della città e della sua popolazione, così come l’architettura, i giardini, le strade e i luoghi di culto. Un sincretismo di culture che rende la città una metafora delle trasformazioni in corso nel Mediterraneo e un modello reale di “giardino planetario”. Nelle foto, la Moschea di via Sant’Agostino, ex chiesa del Santissimo Crocifisso di Lucca e la Moschea di Tunisia.

Un momento di preghiera nella Moschea di Tunisia, nel centro storico di Palermo

Pizzo Sella

La vetta più alta della riserva naturale di Monte Gallo, è il simbolo del Sacco di Palermo, boom edilizio che negli anni Cinquanta stravolse la fisionomia architettonica della città. Nascoste dietro il complesso residenziale, tracce di sentieri conducono in cima. Dall’alto si gode di un panorama eccezionale: le carcasse delle costruzioni abusive, il verde, il mare, la città. È il luogo in cui Rotor, collettivo di architetti di Bruxelles, ha pensato di posizionare un punto di ristoro sostenibile che offre nuove prospettive sul rapporto tra uomo e paesaggio.

Le carcasse delle costruzioni abusive di Pizzo Sella

I giardini

Come si legge nel manifesto firmato dai curatori Bregtje van der Haak, Andrés Jaque, Mirjam Varadinis e Ippolito Pestellini Laparelli, i giardini sono «luoghi in cui forme di vita diverse si mescolano e si adattano per convivere, spazi in cui l’impollinazione incrociata avviene attraverso l’incontro». Il percorso della biennale si dirama a partire dall’Orto Botanico dell’Università di Palermo, sede di una delle sezioni principali. Un museo all’aperto che in più di 200 anni di attività (la sua origine risale al 1779) ha permesso lo studio e la diffusione di oltre 12.000 specie differenti di piante.

L’Orto Botanico di Palermo accoglie oltre 12000 specie differenti di piante.

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