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TikTok ha chiuso l’account di Bisan Owda, una delle più note e apprezzate giornaliste palestinesi, senza una spiegazione Secondo la giornalista, 1.4 milioni di follower, vincitrice di un Emmy per i suoi reportage, la versione Usa dell'app sta censurando le voci palestinesi.
È uscita la prima immagine di Paul Mescal, Barry Keoghan, Harris Dickinson e Joseph Quinn nei panni dei Beatles e in tanti li trovano piuttosto buffi Hanno colpito molto soprattutto la scodella e i baffoni sfoggiati da Barry Keoghan, che nella saga diretta da Sam Mendes sarà Ringo Starr.
L’IDF ha confermato che i morti a Gaza sono almeno 70 mila, la stessa cifra riportata dal ministero della Salute della Striscia Finora, il numero di 71,667 non era stato considerato credibile da alcuni perché fornito da Hamas. Adesso anche l'esercito israeliano lo conferma.
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Nel sottosuolo di Niscemi c’è un sistema di rilevamento delle frane di cui tutti si sarebbero “dimenticati” per 20 anni Lo si è scoperto grazie a un'inchiesta della Stampa, secondo la quale gli strumenti di rilevamento sarebbero stati installati e poi abbandonati.
Un uomo ha tentato di far evadere dal carcere Luigi Mangione usando un forchettone da barbecue e una rotella tagliapizza L'improbabile colpo tentato da un ex pizzaiolo noto alle autorità si è concluso con la sua incarcerazione nella stessa prigione di Mangione.
Dopo due mesi di silenzio, Paul Dano ha risposto ai commenti offensivi che Quentin Tarantino ha fatto su di lui Al Sundance Film Festival, Dano ha raccontato di essere estremamente grato alle persone che lo hanno difeso

I luoghi simbolo di Manifesta 12

Questa edizione della Biennale, che fino al 4 novembre trasforma la città di Palermo, ruota intorno al concetto di "giardino planetario".

di Studio
27 Luglio 2018

Il simbolo di Manifesta, la biennale nomade europea che quest’anno ha trasformato la città di Palermo in una meta obbligata per artisti e curatori internazionali (e non solo) è “Veduta di Palermo”, un dipinto del 1875 di Francesco Lojacono che rappresenta un giardino nel quale nessuna delle piante è indigena: gli ulivi arrivano dall’Asia, gli eucalipti dall’Australia, i fichi d’India dal Messico, perfino il limone – simbolo della Sicilia – è stato introdotto dagli arabi.

Il concetto teorizzato dal botanico Gilles Clément nel 1997 e ripreso dal titolo di questa edizione di Manifesta, Il giardino planetario, è proprio questo: il mondo è un “giardino planetario” fatto di varietà, mescolanze e ibridazioni feconde. Dalle visite guidate con i giardinieri palermitani alla presentazione di Palermo Atlas, una ricerca urbanistica realizzata da OMA (lo studio di architettura fondato da Rem Koolhaas) che mostra la città come il nodo di una geografia espansa di movimenti – persone, capitali, beni, dati, semi, germi – spesso invisibili e incontrollabili, Manifesta trasforma Palermo in un sistema di giardini, aperti alle differenze e alla sperimentazione.

Dalle strade dello Zen 2, uno dei quartieri più problematici della città, ai sontuosi palazzi del centro, come Palazzo Forcella de Seta, dalle opere custodite in angoli silenziosi e isolati alle azioni che promuovono momenti di festa e condivisione, Manifesta ha disseminato i suoi germogli in tutta la città, contaminandola di installazioni effimere così come progetti destinati a durare nel tempo. I luoghi in cui si svolge la biennale sono tanti e diversi tra loro (qui l’elenco completo). Noi abbiamo voluto sottolineare i più simbolici, per Manifesta e per Palermo: le fotografie di Delfino Sisto Legnani descrivono 3 “giardini planetari” che riassumono e rappresentano il concetto di mescolanza come arricchimento.

Veduta di Palermo dal Monte Pellegrino

Le Moschee

Dagli antichi Greci, Arabi e Normanni fino alle recenti migrazioni provenienti da Nord Africa, Sud-est asiatico e Medio Oriente, Palermo è meta di un processo migratorio che ridefinisce costantemente l’essenza della città e della sua popolazione, così come l’architettura, i giardini, le strade e i luoghi di culto. Un sincretismo di culture che rende la città una metafora delle trasformazioni in corso nel Mediterraneo e un modello reale di “giardino planetario”. Nelle foto, la Moschea di via Sant’Agostino, ex chiesa del Santissimo Crocifisso di Lucca e la Moschea di Tunisia.

Un momento di preghiera nella Moschea di Tunisia, nel centro storico di Palermo

Pizzo Sella

La vetta più alta della riserva naturale di Monte Gallo, è il simbolo del Sacco di Palermo, boom edilizio che negli anni Cinquanta stravolse la fisionomia architettonica della città. Nascoste dietro il complesso residenziale, tracce di sentieri conducono in cima. Dall’alto si gode di un panorama eccezionale: le carcasse delle costruzioni abusive, il verde, il mare, la città. È il luogo in cui Rotor, collettivo di architetti di Bruxelles, ha pensato di posizionare un punto di ristoro sostenibile che offre nuove prospettive sul rapporto tra uomo e paesaggio.

Le carcasse delle costruzioni abusive di Pizzo Sella

I giardini

Come si legge nel manifesto firmato dai curatori Bregtje van der Haak, Andrés Jaque, Mirjam Varadinis e Ippolito Pestellini Laparelli, i giardini sono «luoghi in cui forme di vita diverse si mescolano e si adattano per convivere, spazi in cui l’impollinazione incrociata avviene attraverso l’incontro». Il percorso della biennale si dirama a partire dall’Orto Botanico dell’Università di Palermo, sede di una delle sezioni principali. Un museo all’aperto che in più di 200 anni di attività (la sua origine risale al 1779) ha permesso lo studio e la diffusione di oltre 12.000 specie differenti di piante.

L’Orto Botanico di Palermo accoglie oltre 12000 specie differenti di piante.

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