Hype ↓
03:00 lunedì 5 gennaio 2026
Le azioni di Warner Bros. sono salite del 170 per cento da quando è iniziato il triangolo con Netflix e Paramount L'offerta d'acquisizione di Netflix e la battaglia con Paramount hanno trasformato Warner nel titolo più desiderato del 2025.
Xavier Dolan ha confermato che non è più in pensione e che quest’anno girerà un nuovo film Dopo aver annunciato l’addio al cinema nel 2023, il regista ha deciso di tornare a lavoro e ha mostrato una nuova sceneggiatura su Instagram.
Anche quest’anno lo Studio Ghibli ha festeggiato il Capodanno pubblicando un nuovo disegno di Hayao Miyazaki Sui social dello studio è apparso il disegno di Miyazaki che celebra nel 2026 l'anno del cavallo, secondo lo zodiaco cinese.
Secondo le prime ricostruzioni, il rogo di Crans-Montana sarebbe stato causato dalle stelle filanti infilate nelle bottiglie di champagne Una foto mostrerebbe il momento dell’innesco del rogo durante i festeggiamenti di Capodanno, costato la vita a quarantasette persone.
Martin Scorsese ha scritto un editoriale sul New York Times in cui spiega perché Misery è il miglior film di Rob Reiner In un commosso editoriale, Scorsese ha individuato nel thriller del 1990 l’apice della filmografia del collega, ricordando la loro amicizia.
Dopo il documentario su Diddy arriverà un documentario sui figli di Diddy che parlando di Diddy Justin e Christian Combs racconteranno il rapporto col padre in una docuserie che uscirà nel 2026 e di cui è già disponibile il trailer.
La crisi climatica sta portando alla velocissima formazione del primo deserto del Brasile La regione del Sertão sta passando da arida a desertica nell'arco di una generazione: un cambiamento potenzialmente irreversibile.
L’episodio di Stranger Things in cui Will fa coming out è diventato quello peggio recensito di tutta la serie E da solo ha abbassato la valutazione di tutta la quinta stagione, nettamente la meno apprezzata dal pubblico, almeno fino a questo punto.

Cos’è il “mother shaming” e perché è un problema

Pensate che le mamme italiane siano troppo ansiose? È perché hanno paura di cosa penseranno gli altri se non sono ansiose abbastanza.

01 Agosto 2018

Quando sono diventata madre, una delle prime cose che ho imparato è che il mondo si aspettava da me che fossi costantemente preoccupata. In preda all’angoscia, ansiosa di proteggere la mia creatura dai pericoli, veri e soprattutto immaginari. A pochi giorni di vita, la mia bambina iniziò a piangere perché aveva un po’ di aria nella pancia, così il neonatologo mi fece un discorso solenne su come era naturale che fossi preoccupata, cuore di mamma, ma le coliche non erano nulla di grave. Quando gli risposi che non ero affatto preoccupata – e perché avrei dovuto esserlo? I neonati piangono, specie quando hanno le coliche, semmai troviamo un modo per alleviarle – mi ha guardata come se fossi un mostro. Circa un anno dopo, al primo giorno all’asilo nido, un’educatrice mi prese in disparte per dirmi che avrei pianto io più della creatura: quando le ho detto che davvero non capivo che ragione avrei dovuto avere di piangere ci è rimasta davvero male. Ho raccontato l’episodio a una conoscente che ha appena mandato il pupo al nido, e c’è rimasta male pure lei: ma come non eri in ansia, che razza di madre sei?

Già, che razza di madre sei, se non ti preoccupi per un nonnulla? Fatto strano, la stessa società che esige madri perennemente in ansia è anche la stessa società che ama lamentarsi di quanto ansiose siano le madri. Non passa giorno senza che uno psicologo o un insegnante lanci qualche appello contro l’iper-protezione della prole italica, smettiamola di tarpare le ali ai nostri figli (dove per “smettiamola” s’intende “smettetela voi mamme”). Fa parte a pieno titolo di questo rovescio della medaglia la tendenza a sfottere le mamme, ree di essere troppo mamme, cioè opprimenti, ansiogene e concentrate sulla prole: basti pensare a tutto il polverone alzato nei mesi scorsi dal caso delle “pancine”, gli screenshot di presunti gruppi Facebook per giovani rincretinite nella loro mammitudine, che non si sa bene se fossero veri o falsi ma comunque sono diventati virali e ci hanno fatto ridere, perché corrispondevano a certi stereotipi che abbiamo introiettato tutti e su cui evidentemente avevamo voglia di ridere.

Il risultato è che le mamme si ritrovano davanti a una scelta kamikaze: o accettano di diventare le creature ansiogene che ci si aspetta siano, facendo la figura delle sceme, o rifiutano di farsi prendere dall’ansia, rischiando però di passare per incoscienti o, peggio ancora, egoiste. In genere optano per la prima alternativa, resta da chiedersi il perché. Ultimamente ho sviluppato una teoria: forse è perché è tutto sommato il male minore. Non in termini di benessere psicofisico dei bambini, ma di rompimenti di palle a cui vanno incontro le madri. Se le donne si stanno trasformando in mamme sempre più chiocce, è perché conviene, perché quando non lo fanno incontrano rabbia e indignazione di suoceri, medici, amici, conoscenti, passanti e persino dei maestri che poi si lamentano perché i ragazzini di oggi non sono indipendenti. In base a una valutazione rischi-benefici, si giunge alla conclusione che conviene. È una strategia di adattamento.

(Getty Images)

Qualche giorno fa è girato molto un articolo del New York Times che parlava, se non proprio di questo, di qualcosa di simile. Nell’editoriale, intitolato “Motherhood in the Age of Fear”, la scrittrice Kim Brooks rifletteva su casi recenti di madri che sono state «molestate e addirittura arrestate per avere fatto delle scelte perfettamente razionali per i propri figli». Brooks si occupa soprattutto di casi estremi, tutti avvenuti negli Stati Uniti: vicini che chiamano la polizia, o la polizia che interviene direttamente, perché una mamma lascia il pargolo da solo in macchina per venti secondi, magari mentre sta pagando la benzina. «Viviamo in un Paese dove lasciare un bambino senza supervisione adulta anche solo per un secondo è visto come un comportamento anormale, o addirittura criminale», si lamenta. Poi però ci lamentiamo se i ragazzini sono meno indipendenti di quanto vorremmo, aggiunge.

In Italia, per fortuna, non credo sia così facile venire arrestati per venti secondi di non supervisione. E quelli descritti da Brooks, si diceva, sono casi piuttosto estremi. Però l’autrice parte da lì per fare un ragionamento più ampio e ha coniato un termine che lo riassume bene: “mother shaming”, ovvero la tendenza a umiliare le madri. L’imputazione principale è quasi sempre quella di non essere iper-protettiva: le mamme povere sono “pigre”, le mamme lavoratrici sono “distratte”, le mamme ricche sono “egoiste”, ma il punto è sempre che può capitare che, per dieci secondi, non pensino al loro bambino. In questa cultura del “mother shaming”, davvero ci stupiamo se le mamme diventano un po’ troppo ansiogene? La cosa più triste è che spesso le mamme opprimenti lo diventano non perché siano veramente preoccupate per i loro bambini, ma perché sono preoccupate di cosa penseranno gli altri se non si dimostrano angosciate. Come ha detto una delle donne intervistate da Brooks: «Non sono sicura di avere paura per i miei figli. Ho paura delle altre persone che mi giudicano per la mia mancanza di paura».

Articoli Suggeriti
Social Media Manager

Leggi anche ↓
Social Media Manager

Ripensare tutto

Le storie, le interviste, i personaggi del nuovo numero di Rivista Studio.

Il surreale identikit di uno degli autori dell’attentato a Darya Dugina diffuso dai servizi segreti russi

La Nasa è riuscita a registrare il rumore emesso da un buco nero

Un algoritmo per salvare il mondo

Come funziona Jigsaw, la divisione (poco conosciuta) di Google che sta cercando di mettere la potenza di calcolo digitale del motore di ricerca al servizio della democrazia, contro disinformazione, manipolazioni elettorali, radicalizzazioni e abusi.