Hype ↓
21:34 lunedì 20 aprile 2026
Sono stati ritrovati i Piss Poems di Sufjan Stevens, il blocchetto in cui da giovane il cantautore scriveva una poesia ogni volta che gli scappava la pipì A lungo si è pensato non esistessero affatto o fossero andati perduti. Ora un ex collega universitario di Stevens ha rivelato di averli conservati per anni.
Nel programma della Scala di quest’anno c’è anche il cineconcerto di di Fellini E per i prossimi tre anni i cineconcerti saranno stabilmente parte degli spettacoli del Teatro: nel 2027 ci sarà Tempi Moderni di Chaplin e nel 2028 un concerto dedicato ai film di Ennio Morricone.
L’AI sta facendo perdere il lavoro a così tante persone che si inizia a parlare di mega layoff, cioè di mega licenziamenti A quanto pare sta diventando un vero e proprio "trend" tra le aziende, tanto che molte licenziano anche se non sono in difficoltà economiche.
È stato annunciato un altro sequel di Top Gun e ovviamente anche stavolta il protagonista sarà Tom Cruise Del film si sa ancora pochissimo, ma l'unica conferma che importa davvero c'è già: Maverick non va in pensione, nemmeno a 63 anni.
Secondo il Financial Times la crisi abitativa di Milano ormai è più grave anche di quella di Londra I prezzi delle case in città sono aumentati del 57 per cento nell’ultimo decennio, mentre gli affitti sono saliti di oltre il 70 per cento.
Gli Strokes hanno usato il palco del Coachella per denunciare tutti i crimini che gli Usa hanno commesso nel mondo dagli anni ’50 a oggi Lo hanno fatto con un video in cui mostravano i colpi di Stato in Cile, Bolivia, Congo (solo per citarne alcuni) e poi i bombardamenti su Gaza e Iran.
Il biopic su Kate Moss è in realtà la storia del ritratto che Lucien Freud fece a Kate Moss S'intitola Moss & Freud e racconta la tormentata realizzazione del celebre ritratto Naked Portrait.
Torneremo a usare i contanti, per colpa delle guerre in Medio Oriente Ma non è luddismo monetario: in un panorama segnato da minacce di blackout, attacchi informatici e tensioni internazionali, la scorta di contante domestico viene oggi promossa come il solo bunker finanziario.

L’ultimo carro dello Zar

Storia dell'uomo che tra Prima Guerra Mondiale e Rivoluzione d'Ottobre ha documentato a colori la varietà del mondo russo al crepuscolo del'Impero.

15 Febbraio 2013

Ritrae un uomo anziano seduto a gambe accavallate con la schiena leggermente arcuata, la barba bianca elettrica fino alle spalle, i lucidi stivali neri poco sotto il ginocchio e lo sguardo severo dritto all’obiettivo con al centro la rotondità del naso leggermente a tubero, che verso l’alto sgorga nella fronte sferica e corrugata. È una fotografia formidabile, e in un certo periodo è stata tra le più ammirate di tutta la Russia, per almeno tre ragioni. La prima: è un ritratto di Lev Tolstoj. La seconda: è l’unico ritratto di Lev Tolstoj a colori. La terza: la qualità dei colori è sbalorditiva anche senza aggiungere che la foto è stata realizzata, insieme ad altretra il 22 e il 23 maggio 1908.

Nel giro di pochi mesi dallo scatto, l’immagine ottenne una popolarità tale («il primo ritratto fotografico a colori nella storia russa ottenuto solo per procedura tecnica senza l’intervento del pennello di un pittore», come specificava la più importante rivista tecnologica moscovita del tempo) che persino Nicola II Romanov, l’ “ultimo Zar” di Russia, chiese di conoscerne il realizzatore. Esattamente nove estati più tardi i bolscevichi della rivoluzione d’Ottobre ne scioglievano i resti nell’acido solforico ma a quel tempo Nicola era ancora il regnante più ricco del mondo e, con un capitale stimato intorno ai 240 miliardi di euro contemporanei, poteva esaudire qualunque richiesta. Sergei Mikhailovich Prokudin-Gorsky, l’autore del ritratto a Tolstoy, ne aveva una sola e tutto sommato modesta paragonata a tanto denaro: un carro a vapore provvisto di una camera oscura e degli speciali permessi di viaggio. Conquistato da quell’uomo, Nicola II gli concesse entrambi senza battere ciglio.

A bordo di quel carro, tra il 1909 e il 1917, Prokudin-Gorsky ha attraversato  in lungo e in largo il territorio dello Zar; dalla Siberia agli Urali, dal Tajikistan al Don per compiere quella che sentiva come la missione della sua vita: documentare, a beneficio di ogni futuro scolaro dell’Impero, usi, costumi, volti, tradizioni, innovazioni, lavori, panorami e architetture di una sterminata civilizzazione i cui estremi erano talmente distanti da far dubitare che potesse davvero esistere un’ unica grande entità chiamata Impero Russo (e no, non poteva “davvero esistere” come ha dimostrato la Storia in almeno un paio di occasioni, anche recenti). Come se l’impresa non fosse già abbastanza straordinaria in sé, Sergey Mikhailovich aggiungeva un contributo personale di non secondaria importanza: il colore straordinario delle sue fotografie, ottenuto tramite una tecnica basata sulla realizzazione di tre scatti in rapida successione (un’intera take durava al massimo 2-3 secondi) su tre filtri di diverso colore (blu, rosso e verde) che, una volta sovrapposti uno all’altro – tramite l’uso di una “lanterna magica” a tre bocche – restituivano il cromatismo naturale dell’immagine senza ritocchi o pennellate in post-produzione.

Prokudin-Gorsky riusciva a realizzare questo “miracolo” tecnologico”, grazie alla sua vasta conoscenza dei processi chimici coinvolti nella fotografia. Non solo anni prima aveva studiato addirittura sotto Dmitri Mendeleev all’Istituto tecnologico di San Pietroburgo ma, per perfezionare le sue tecniche, nel 1902 si era spinto fino a Berlino per sei settimane, passate ad apprendere le più avanzate tecniche di sintetizzazione del colore presso lo studio del foto-chimico Adolf Miethe,  il “pioniere del flash” e di altre innovazioni in campo fotografico.

Nel suo viaggio intorno all’Impero, Gorsky ne visitò gli angoli più remoti, incontrando culture lontanissime tra loro. Fotografò i pastori del Dagestan e gli Emiri Uzbeki in paramenti, le contadine armene in costume tradizionale e gli operai al lavoro nelle fabbriche degli Urali, gli insegnanti ebrei di Samarcanda e i nomadi Kyrgyz di Golodnaia, i soldati bielorussi di Minsk e i Mandarini al confine con la Cina, moderne dighe in Ucraina e vedute di città di pietra in Kazakistan, chiese cattoliche in rovina e monasteri ortodossi, le steppe Siberiane e i tetti di San Pietroburgo. Tra ruralità e industrializzazione, proprio mentre Gorsky proseguiva nel suo decennale progetto, si infilò dapprima la Prima Guerra Mondiale e poi la Rivoluzione dell’Ottobre 1917, due eventi in breve successione che portarono alla lenta e brutale liquidazione di quelle contradittorie immagini di tante diverse Grandi Russie, sotto il peso di un’unica egida, capillare come l’Impero zarista non era mai riuscito a essere. Il tempismo storico del lavoro documentale di Gorsky è quindi un ulteriore valore aggiunto delle sue fotografie: è un testimone dell’esistenza di culture pressoché scomparse, a cavallo della loro sparizione.

Quando l’ala bolscevica del Partito prese definitivamente il controllo delle masse rivoluzionarie, sebbene gli fosse stato offerto un lavoro accademico, Gorsky decise di lasciare il paese per emigrare in Francia, a Parigi dove morì nel 1944 mentre infuriava un’altra guerra. Dei 10.000 negativi che aveva scattato riuscì a portarne con sé soltanto 3.500 che sopravvissero all’occupazione Nazista al riparo in una cantina fino a quando, finita la Seconda Guerra Mondiale, nel 1948 la Libreria del Congresso degli Stati Uniti non lì acquisto dagli eredi di Prokudin per 5000 $ con l’intento di restaurarli e riportare le foto al colore originale. Nel 1980 la casa editrice londinese Sidgwick& Jackson ne raccolse alcune in un volume intitolato Photographs for the Tsar: The Pioneering Color Photography of Sergei Mikhailovich Prokudin-Gorskii Commissioned by Tsar Nicholas II. L’autunno scorso la casa editrice berlinese Gestalten ne ha raccolte alcune altre in un ulteriore volume. Si chiama Nostalgia ed è bellissimo.

Articoli Suggeriti
Sono stati ritrovati i Piss Poems di Sufjan Stevens, il blocchetto in cui da giovane il cantautore scriveva una poesia ogni volta che gli scappava la pipì

A lungo si è pensato non esistessero affatto o fossero andati perduti. Ora un ex collega universitario di Stevens ha rivelato di averli conservati per anni.

Nel programma della Scala di quest’anno c’è anche il cineconcerto di di Fellini

E per i prossimi tre anni i cineconcerti saranno stabilmente parte degli spettacoli del Teatro: nel 2027 ci sarà Tempi Moderni di Chaplin e nel 2028 un concerto dedicato ai film di Ennio Morricone.

Leggi anche ↓
Sono stati ritrovati i Piss Poems di Sufjan Stevens, il blocchetto in cui da giovane il cantautore scriveva una poesia ogni volta che gli scappava la pipì

A lungo si è pensato non esistessero affatto o fossero andati perduti. Ora un ex collega universitario di Stevens ha rivelato di averli conservati per anni.

Nel programma della Scala di quest’anno c’è anche il cineconcerto di di Fellini

E per i prossimi tre anni i cineconcerti saranno stabilmente parte degli spettacoli del Teatro: nel 2027 ci sarà Tempi Moderni di Chaplin e nel 2028 un concerto dedicato ai film di Ennio Morricone.

La conoscenza è nemica del desiderio?

Come nasce il desiderio, e quanto può sopravvivere in un rapporto prima di erodersi? Una riflessione e una speranza dell'autrice e critica Nadia Beard, protagonista al Miu Miu Literary Club, “Politics of Desire”.

Il design è questione di contesto

Sono più interessati alla dimensione politica, alla complessità che espande piuttosto che all’estetica e allo styling. Provano a dare una ragione etica al loro lavoro. Dialogo con i fondatori dello studio di design Formafantasma.

È stato annunciato un altro sequel di Top Gun e ovviamente anche stavolta il protagonista sarà Tom Cruise

Del film si sa ancora pochissimo, ma l'unica conferma che importa davvero c'è già: Maverick non va in pensione, nemmeno a 63 anni.

Il biopic su Kate Moss è in realtà la storia del ritratto che Lucien Freud fece a Kate Moss

S'intitola Moss & Freud e racconta la tormentata realizzazione del celebre ritratto Naked Portrait.