Hype ↓
10:08 giovedì 12 marzo 2026
L’unico Paese entusiasta della decisione di riammettere la Russia alla Biennale di Venezia è la Russia Quasi tutti Paesi europei si sono espressi contro la decisione della Biennale e in tanti hanno già iniziato a minacciare il boicottaggio.
C2C Festival ha pubblicato il set che Nicolas Jaar ha dedicato a Sergio Ricciardone nella serata finale dell’ultima edizione del festival Un set speciale e segreto che ora, nel giorno dell'anniversario della morte del fondatore, si può ascoltare e scaricare gratuitamente sulla pagina Bandcamp di C2C Festival.
La Spagna ha approvato una legge che garantisce assistenza medica gratuita anche ai migranti senza documenti «L'obiettivo è rispondere a un'ondata di odio ribadendo che la dignità non dipende dal possesso di un visto», ha detto la ministra della Salute Mónica García.
A quasi ottant’anni, Arnold Schwarzenegger tornerà a interpretare Conan il barbaro L'attore ha 78 anni ma è prontissimo a indossare di nuovo i panni del re distruttore, che però nel nuovo film sarà anche re vecchio e stanco.
Il sindacato delle librerie indipendenti francesi ha cacciato Amazon dalla Fiera del libro di Parigi Amazon avrebbe dovuto essere il main sponsor del Festival du Livre de Paris, principale fiera letteraria francese. Il Syndicat de la Librairie Française si è opposto.
A Londra hanno aperto due punti di controllo qualità della droga per prevenire overdose e morti Si trovano a Hackney e Camden, li gestisce l'associazione The Loop, assieme al Comune e alla polizia locale.
Chloë Sevigny e Gillian Anderson hanno sfilato per Miu Miu ricordandoci che gli anni ’90 sono stati bellissimi Lo show, chiamato "Mindful Intimacy", rifletteva sul rapporto tra corpo e abito in un mondo così grande e problematico: un pensiero che, di per sé, è già molto anni '90.
Il brand di Pat McGrath, una della make up artist più famose al mondo, ha dichiarato bancarotta E però ha già trovato nuovi investitori che sosterranno con 30 milioni la ristrutturazione dell'azienda.

Un’inchiesta di Intercept mette seriamente in dubbio la sentenza contro Lula

11 Giugno 2019

Un complotto politico e ideologico si nasconde dietro la condanna per corruzione dell’ex presidente del Brasile Luiz Inácio Lula. Molti sostenitori del Partito dei Lavoratori lo sospettavano da tempo. A dimostrarlo, ora, è un enorme archivio di documenti, chat e audio, svelati in esclusiva da Intercept, il sito investigativo del giornalista Glenn Greenwald, noto per aver pubblicato le rivelazioni della talpa Edward Snowden.

L’operazione chiamata “Autolavaggio”, che aveva messo in carcere politici e miliardari, è culminata nel 2018 con una sentenza di secondo grado che ha reso Lula ineleggibile, spianando così la strada delle ultime elezioni al candidato dell’estrema destra Jair Messias Bolsonaro, attualmente a capo del governo brasiliano.

Una vittoria per nulla scontata. Due volte presidente, nel 2002 e nel 2006, Lula aveva concluso il suo mandato con l’87 per cento delle preferenze. Al momento dell’arresto, i sondaggi mostravano che era il favorito.

I documenti svelano che Delta Dallagnol, a capo dell’accusa, e il giudice  Sérgio Moro, ora primo ministro della Giustizia, tramavano in modo «improprio e contro ogni etica» su come strutturare il caso di corruzione. «I documenti dipingono una task force investigativa intenta a sfruttare il proprio potere legale a fini politici» scrive Intercept.

Per il giudice, a venire meno, quindi, non è solo la terzietà del ruolo, ma anche la stessa neutralità. Ma c’è un elemento che mina alle radici tutto l’impianto accusatorio: dalle conversazioni private emerge la consapevolezza della mancanza di prove.

Lo scoop di Greenwald disegna un’immagine di Moro totalmente diversa da quella costruita negli anni anche sui media internazionali. «Lo chiamano SuperMoro ed è celebrato sulle strade di Rio de Janeiro come fosse una superstar del calcio. Ma è solo un giudice» racconta un articolo del Time di 3 anni fa. L’operazione “Autolavaggio”, inoltre, ha vinto premi internazionali, ricevendo l’attenzione di testate come il New York Times.

Un’immagine che rispondeva a un’ideologia precisa, secondo Intercept. Che rivela come il controllo della comunicazione e la strategia media fossero tra i perni del sistema accusatorio.

A partire da uno degli episodi rivelatori del complotto. Dieci giorni prima delle elezioni presidenziali dello scorso anno, la Corte Suprema concede alla testata brasiliana Folha de São Paulo, di intervistare l’ex presidente in carcere. Una richiesta formalmente atipica, spiega Ricardo Lewandowski, il giudice che ha autorizzato l’intervista, perché Lula non era detenuto in una prigione di massima sicurezza, né era sottoposto a particolari regimi restrittivi. Il problema erano più che altro i timori per la «sicurezza», racconta Lewandowski.

La reazione degli accusatori, però, è immediata «Se sarà concessa l’intervista a Monica Bergamo (reporter della testata) poi arriveranno anche altri», si legge in una chat di gruppo. È il 28 settembre 2018 e il team investigativo che si era occupato del caso di corruzione discute quasi per tutto il giorno su un gruppo Telegram. Con l’obiettivo, dichiarato esplicitamente, di bloccare l’intervista e impedire un ritorno del Partito dei Lavoratori. «Hanno speso ore a studiare strategie per prevenire o diluire l’impatto politico di quell’intervista –  scrive Intercept – eppure per anni hanno negato di avere moventi politici».

Le strategia del complotto sono tante: c’è chi suggerisce di puntare a rimandare l’intervista (la Corte Suprema, infatti, non aveva dato scadenze). E chi vorrebbe creare il caos invitando tanti altri giornalisti a fare domande all’ex presidente.

C’è una cosa, però, che non passa inosservata agli autori di questo scoop: dai toni, sembra che determinate conversazioni fossero considerate normali.

Normali forse, ma non legittime.Tra le ipotesi valutate, non viene presa in considerazione ad esempio la possibilità di fare appello contro la decisione della Corte Suprema. Forse perché questa mossa li avrebbe fatti sembrare troppo politicizzati, commenta Intercept. A tentare questa strada è, invece, il partito di estrema destra Novo, che ha la meglio. Solo dopo la vittoria di Bolsonaro, i giornalisti potranno chiedere di intervistare Lula. E l’intervista curata da Folha de São Paulo ed El País è uscita solo lo scorso aprile.

Articoli Suggeriti
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion

Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.

Social Media Manager

Leggi anche ↓
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion

Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.

Social Media Manager

Ripensare tutto

Le storie, le interviste, i personaggi del nuovo numero di Rivista Studio.

Il surreale identikit di uno degli autori dell’attentato a Darya Dugina diffuso dai servizi segreti russi

La Nasa è riuscita a registrare il rumore emesso da un buco nero