Hype ↓
16:14 mercoledì 17 giugno 2026
In Corea del Sud sono sempre più diffusi i siti dopaminici, cioè siti in cui fingi di comprare cose solo per far provare al cervello il piacere dell’acquisto Siti in cui si ordina cibo da ristoranti inesistenti o vestiti da negozi inventati. Tutto per avere quella scarica dopaminica senza spendere soldi.
In Antartide non ha mai fatto tanto caldo come nell’ultimo mese e gli scienziati dicono che la situazione ormai è «assolutamente pazzesca» Ci sono due gradi in più del precedente massimo registrato. La neve che copre il terreno si scioglie. In cima ai ghiacciai piove invece di nevicare.
La FIFA vuole coprire tutti i loghi dei brand con cui non ha accordi commerciali negli stadi del Mondiale, ma di questi loghi ce ne sono troppi e non ci sta riuscendo E dove ci è riuscita ha ottenuto un discreto effetto comico, come nel caso del telo bianco messo a coprire il logo Levi's al Levi’s Stadium di Santa Clara.
Nel loro concerto a Bologna i Kneecap hanno fatto salire sul palco Jose Nivoi del Calp per parlare del blocco con cui i portuali vogliono fermare le armi dirette in Israele Il sindacalista e attivista del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali ha anche annunciato un grande sciopero internazionale per ottobre, «a sostegno del popolo palestinese. A sostegno del popolo libanese. A sostegno di Cuba. Contro gli oppressori e contro gli imperialisti».
Le maglie da calcio più desiderate di questi Mondiali costano soltanto 50 dollari, raccontano New York e sono un’idea di Mamdani Sono state disegnate da un'artista di Brooklyn e realizzate da una piccola azienda famigliare di Bed Stuy. Una risposta al costosissimo merchandise ufficiale del Mondiale.
Un regista ha deciso di distribuire il suo primo film esclusivamente in videocassetta per protestare contro l’AI È la prima volta che succede in 22 anni. Il film si intitola This is How the World Ends e lo ha diretto Robert dos Santos.
In Cina hanno cancellato più di 12 mila corsi di laurea perché l’AI li ha resi obsoleti I tagli si sono concentrati soprattutto (come sempre in questi casi) nelle arti e nelle discipline umanistiche, ma ce ne sono stati parecchi anche nelle lingue straniere e nella gestione aziendale.
Una ricerca ha dimostrato che andare in bici fa così bene a corpo e mente che dovrebbe rientrare nelle politiche di salute pubblica La ricerca comprende 87 studi da 19 Paesi e conferma che la bici è uno dei più efficaci strumenti per migliorare la qualità della vita in città.

Un’assurda estate “aggrappati ad un albero”

Il film di Serge Kober, dal lunghissimo titolo Aggrappato ad un albero, in bilico su un precipizio a strapiombo sul mare, è un modo davvero peculiare per passare una vacanza in villeggiatura.

19 Agosto 2024

Quando il bambino era bambino, l’estate non era estate se non ti espiantavi da tutto su una poltrona finto arte povera dai braccioli dolorosi e scomodi. La seduta-cilicio sudava con te e alla fine aveva il calco perfetto delle tue terga. E viceversa. Quella era estate. Poi estate era darsele di santa ragione con tuo fratello. Il terrore allora viaggiava lungo le parole di mio padre “vi mando al kinderheim”, così ce ne stavamo zitti e buoni, lasciando il punteggio delle botte in stand by per un momento, là sopra su quelle due poltrone, sudando e annoiandoci ma responsabilmente.

La noia passava per un canale dell’etere romano che produceva contenuti talmente seriali da essere gli stessi ogni mattina e ogni pomeriggio. Una serie chiusa, quindi, e in cui letteralmente mi chiudevo. Nessuna sorpresa, il massimo dell’affiliazione, la riprova che il tempo non ha argini e l’estate durerà più del tempo dovuto. Una cosa che sembra lontana oggi dai tempi prestazionisti dei campi estivi, campi lavoro, scuole nuoto o inglese intensive a cui sono ormai condannati senza appello i rampolli della classe dirigente del futuro in versione non balneabile.

Uno dei film che passava su quella tv privata era una pellicola su una vacanza di un gruppo di ragazze e ragazzi a bordo di un double-decker bus londinese. Un altro – ed è quello di cui voglio parlarvi – era una pellicola con Louis de Funès. Louis Germain de Funès de Galarza – come si dice: all’anagrafe – era il rampollo di una influente e nobiliare famiglia sivigliana diventato attore di grido nella Francia di quegli anni. Un’epoca in cui questo interprete dall’aria clownesca noto anche per la serie Fantomas, viaggiava al ritmo di 12 pellicole all’anno (nel 1955 saranno addirittura 15). Sembra inimmaginabile oggi. Ma era un’epoca in cui era spesso un attore comico a essere serializzato. Una specie di effetto-Chaplin o Totò per cui ti fidelizzavi con quella mimica lì, tutta smorfie e facce strane. Si può dire che la settima arte nasceva e cresceva come estensione del dominio del teatro, spesso nella forma rivista della slapstick comedy.

Il film di cui parliamo era siglato 1973 (girato nel 1971), titolo italiano Aggrappato ad un albero, in bilico su un precipizio a strapiombo sul mare che traduceva l’originale transalpino Sur un arbre perché estendendolo con quello stile un po’ plot didascalico in voga allora (del 1968 da noi è Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa? – forse i produttori italiani erano stati presi dal linawertmullerismo). La regia era di Serge Kober e le cronache di produzione raccontano di una costruzione di set molto rocambolesca di un pino marittimo su una scogliera agli ordini dello scenografo italiano Rino Mondellini lungo cui si calano stuntman e alpinisti. In sintesi: Henri Roubier, un costruttore di autostrade – Je me suis faut tout seul è la sua autobiografia immaginata e “non c’è libertà senza autostrade”, il suo motto – rimane a seguito di incidente appeso con la sua decappottabile e due ospiti sconosciuti su un ramo a strapiombo di una costa marina.

L’estate, al mare – quella che nel film a un certo punto compare sotto la scritta SAN REMO e poi quella a precipizio dell’albero della scogliera di Cassis – lacunosa per noi fratelli, trovava in quel film una triste nemesi. Lontano il mare da noi come da quei tre protagonisti. Mal comune mezzo gaudio. Le occasioni di fuga, di noi figli, come dei protagonisti della pellicola, sono paradossali e inutili se non, addirittura, lesioniste: un ansiolitico, un aereo che passa sulle loro teste con la scritta SOUAFF?… PERRIER, il gioco dello specchietto per attrarre l’attenzione di uno yacht in transito su quel tratto di costa sotto la bandiera dell’amore libero. “Dove siamo?” chiede Geraldine Chaplin – nelle occorrenze del pezzo ecco comparire per la seconda volta questo abracadabra della comicità ma è casuale, stavolta è la figlia del comico di Luci della Ribalta – e De Funès risponde: «Siamo, ed è già tanto». Forse era una risposta data anche a quella nostra estate svaporata nell’ennui. Un sentimento che somigliava molto a quella situazione di sospensione in cui io e mio fratello ce ne stavamo aggrappati alle due poltrone d’arte povera, sospesi nel vuoto noiosamente vertiginoso della stagione estiva romana.

Ma chi era De Funès-Roubier? Un gigione, con l’aria da canaglia, perdonabile per inettitudine. Un ipo-eroe della furbizia. Uno che incarna il profilo dell’uomo che non conosce la lealtà, che inizia ciclista e finisce politico passando per un matrimonio autorevole. Se ci penso adesso non credo che potesse esistere un suo corrispettivo italiano. Se non in ruoli minori. Caricature, caratteristi. Il film si apre con alcuni simpatici siparietti di politica-economica ma li cito solo qui en passant perché ho voluto concentrarmi sull’aspetto più estivo del film.

Un particolare: inizialmente nel ruolo della Chaplin doveva esserci Shirley MacLaine impossibilitata per impegni coincidenti, mentre, a ricomporre il terzetto – cagnolino a parte – degli “aggrappati”, c’è per la sesta e ultima volta prima di diventare pilota Air France, Olivier de Funès, un altro “figlio di”, chiaramente quello dell’attore. Non si amano i tre protagonisti ma ogni tanto De Funès chiosa: «Quanto mi fa piacere rivedervi», consapevole che la vita non è (non è più) quel che appariva al suo orizzonte ristretto. Realizzando a se stesso la mancanza di comprensione del suo mondo fatto di vantaggi personali e sfruttamento del prossimo che non può più funzionare su una macchina in bilico nel vuoto. Eppure, mangia di nascosto biscotti e beve dallo schizzo del tergicristalli. Piccoli vantaggi personali che non smettono però incominciano a essere ridicoli: d’altronde il carattere non cambia in un attimo per quanto precipitoso possa essere lo switch. Se ripenso a questo film penso all’estate zoppa: quella mia e di mio fratello all’inizio degli anni ’80 troppo lontani dal mare ma come se riuscissimo in qualche modo a vederlo. Da lontano.

Ognuno di noi ha un libro, una canzone, un film che associa all’estate. “Cose d’agosto” è una raccolta di articoli in cui le autrici e gli autori di Rivista Studio raccontano questo loro feticcio estivo, che sia intellettuale o smaccatamente pop.

Articoli Suggeriti
Nel loro concerto a Bologna i Kneecap hanno fatto salire sul palco Jose Nivoi del Calp per parlare del blocco con cui i portuali vogliono fermare le armi dirette in Israele

Il sindacalista e attivista del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali ha anche annunciato un grande sciopero internazionale per ottobre, «a sostegno del popolo palestinese. A sostegno del popolo libanese. A sostegno di Cuba. Contro gli oppressori e contro gli imperialisti».

Il grande romanzo Millennial forse esiste e l’ha scritto Gabriella Dal Lago

Giorni futuri, terza opera della scrittrice torinese, è una grande ma intima storia sul valore dell'amicizia e come mantenerla attraverso i decenni. Con un passo internazionale.