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12:14 mercoledì 18 marzo 2026
L’annuncio di Meloni ospite del podcast di Fedez sembrava la cosa più assurda della campagna referendaria. Poi abbiamo visto il trailer della puntata La puntata verrà pubblicata giovedì 19 marzo alle 13. Nel frattempo, abbiamo un trailer che ha già raggiunto altissime vette di surrealismo.
Le continue chiamate di Donald Trump agli alleati della Nato dimostrano che Trump non ha capito cos’è la Nato La Nato non risponde perché è un'alleanza di difesa, che tra l'altro non è neanche stata interpellata riguardo gli attacchi Usa e Israele contro l'Iran.
La foto di un giornalista ha mostrato cosa resta al Dolby Theatre dopo la cerimonia degli Oscar: una montagna di spazzatura Cibo, cartacce, bottiglie vuote: la foto ha fatto arrabbiare molti per l'inciviltà mostrata dai partecipanti alla cerimonia. La colpa, però, non è delle celebrity.
Una ricerca ha scoperto che, contrariamente a quanto si credeva, la cannabis non ha nessuna efficacia nella cura di ansia e depressione Si tratta della più grande ricerca di questo tipo mai fatta. Secondo i risultati, usare i cannabinoidi per curare ansia, anoressia nervosa, Ptsd o altre dipendenze non serve a nulla.
C’è una petizione per fare della Hoepli una bottega storica di Milano e provare così a salvarla dalla chiusura Petizione che ha già raccolto più di 48 mila firme, tra cui quelle di Eleonora Marangoni, Mario Calabresi, Alessandro Cattelan e Vinicio Capossela.
Tutti aspettavano il ritorno di John Galliano nella moda, ma nessuno si aspettava sarebbe stato una collezione per Zara La collaborazione tra il brand del gruppo Inditex e lo stilista di Gibilterra durerà due anni, e la prima collezione arriverà nei negozi a settembre.
Israele ha detto che agli sfollati libanesi non sarà consentito tornare a casa Secondo le autorità libanesi più di 1 milione di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case, a quanto pare definitivamente.
Dal 20 marzo torneranno al cinema, in versione restaurata, i film di Béla Tarr Si comincia con Perdizione, poi Le armonie di Werckmeister, Sátántangó e Il cavallo di Torino. E a seguire verranno tutti gli altri.

Piccole donne non crescono

Principesse da città, ragazze che parlano al telefono dalla forma a conchiglia e il recupero delle uniformi scolastiche: da dove arriva la Little Girl Aesthetic che ha conquistato TikTok.

02 Novembre 2023

Ispirato al guardaroba dell’infanzia, lo stile da “Little Girl” è un trionfo di nastri, gonne a pieghe e scarpe Mary Jane. La scelta degli abiti in questo caso deriva dal desiderio di recuperare, in un moto nostalgico, quel sapore di fanciullezza che lentamente sfuma con il passare degli anni. Per questo esiste un gruppo di appassionate delle divise scolastiche, riconoscibili per i calzini al ginocchio e le treccine, che sceglie consapevolmente di riprendere lo stesso stile che, molto probabilmente, hanno rifiutato da bambine. Ma da grandi è diverso, perché indossare un rimando alla propria infanzia significa in parte ritrovare un po’ di spensieratezza. Questo lo sa bene la designer Sandy Liang, che ha fatto degli abiti da bambina il codice della sua identità creativa. Tanto è vero che, su TikTok, è diventato virale un video su come ricreare il look di una sua modella. L’audio, prodotto da Vivian Li, studentessa di neuroscienze e fashion content creator di New York, è indicativo dell’evidente interesse del pubblico nel riprodurre lo stile della “Little Girl” e recita: «Prima indossa un top molto, molto corto. Poi metti una gonna a pieghe, un paio di calzini al ginocchio, scarpe da trekking – preferibilmente Salomon. Lega i capelli in delle trecce o delle space buns o dei codini. Aggiungi un paio di occhiali da sole da padre e fiocchi ovunque. Questo è tutto».

Ad ispirare la designer ci sono oggetti come telefoni dalla forma a conchiglia, gruppi di studentesse o l’universo femminile e color pastello di Sofia Coppola che compare, tramite le figure delle Vergini Suicide e di Marie Antoinette, sulla moodboard della collezione Primavera Estate 2024. A partire da questo immaginario è nato uno stile che si presenta come una proiezione del passato nel presente. È inevitabile il collegamento al tema della nostalgia, che spesso odora di vecchio, ma in questo caso serve a spiegare l’origine del fenomeno. Il desiderio di riaffacciarsi alla propria infanzia è in parte dovuto all’arrivo di una serie di contenuti cinematografici che hanno raggiunto tutti recentemente. Regna Barbie che, grazie ad una campagna promozionale più che efficace, ha rispolverato una fase della vita tendenzialmente felice. Poi c’è l’annunciato arrivo di Lilly Collins nelle vesti di Polly Pocket, che ha contribuito a mantenere alta l’attenzione sui giochi del passato. Essere sommersi da questa ondata di bambole ha comportato un sentimento di momentanea malinconia che è servita a spingerci alla ricerca di un rifugio negli abiti dei tempi passati.

Spensieratezza e nostalgia sono dunque alla base dello stile della “Little Girl”, ma qual è l’immagine che emerge osservando questo comportamento e contestualizzandolo nella contemporaneità? Una figura la cui identità è costruita sull’estrema femminilità ma che non viene sessualizzata e appare libera, almeno nella scelta degli abiti, dal fine di catturare le attenzioni altrui. I vestiti non sono abbinati per attrarre lo sguardo di nessuno, specialmente il “male gaze”, per tanto si tratta di un accostamento scelto consapevolmente sulla base dell’espressione di un sentire personale. Come spiega Rian Phin, che sul suo profilo @thatadult approfondisce diversi aspetti del sistema moda, ciò che deriva da questa estetica è la possibilità di abbracciare uno spirito di leggerezza senza sentirsi in dovere di giustificare la scelta di apparire iper femminile.

Oltre ad un senso di sicurezza però, lo stile della “Little Girl” riflette anche, quasi di conseguenza, un senso di fragilità umana. La youtuber Mina Le, nel raccontare la storia degli abiti infantili, ha messo in luce come questo atteggiamento di recupero sia dovuto anche all’epoca in cui viviamo, dove botox e filtri sono all’ordine del giorno. Dunque, questo stile è in parte sintomo del trovarsi in una società in cui, a causa dello stigma sull’invecchiamento, sarebbe preferibile mantenersi eternamente giovani. Di conseguenza non è inimmaginabile che attaccarsi a qualunque oggetto che dia una parvenza di gioventù diventi un comportamento diffuso. Tanto è vero che quando è diventato virale su TikTok il filtro che mostrava invecchiati, non tutti sono sembrati molto convinti del proprio divenire. Kylie Jenner è stata chiara quando nel vedere come sarebbe stato il suo aspetto in futuro ha dichiarato: «Non mi piace. Non mi piace affatto. No, no, no».

Questo atteggiamento di negazione delinea un quadro finale in cui lo stile in questione risulta in bilico tra due realtà: da una parte il “Little Girl” style rivisita la portata dell’iper-femminilità come espressione di leggerezza e di liberazione dalla sessualizzazione, dall’altra però mette in luce la diffusa paura di invecchiare. È come se questa moderna Lolita non fosse più vittima dello sguardo maschile ma lo fosse diventata dell’età. È a questo punto che parte la ricerca verso la rassicurazione, che trova una risposta nell’estetica propria degli anni definiti come “girlhood”: il periodo di giovinezza che anticipa l’età adulta. Dopotutto se la moda oggi si identifica frequentemente in termini come sicurezza e discrezione non è incredibile che il suo linguaggio venga declinato secondo una grammatica che guarda al passato.

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