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Una biblioteca di Chicago cerca persone che sappiano leggere il corsivo per trascrivere dei testi antichi ma fatica a trovarle perché sempre meno persone sanno leggere il corsivo
La Newberry Library sta trascrivendo tutti i documenti in corsivo conservati nel suo archivio, ma il progetto prosegue a rilento perché la lettura del corsivo è una competenza rara, ormai.
Dall’avvento della macchina da scrivere e successivamente dei computer, sempre più persone hanno disimparato a leggere e scrivere in corsivo. Quello che un tempo era considerato come il tratto in grado di dare armonia, forma e ordine alla parola scritta è progressivamente sparito in favore dei caratteri delle tastiere. Questa sparizione del corsivo, però, ci sta mettendo di fronte all’impossibilità di leggere e tradurre carte “antiche”. Per cercare di rimediare, la Newberry Library di Chicago ha iniziato a cercare trascrittori dal corsivo per rendere accessibile la sua collezione di documenti più e meno antichi scritti a mano.
In realtà, dal 2013 la Newberry Library ha iniziato a reclutare quelle che definisce «Stele di Rosetta viventi», il primo progetto è stato la trascrizione di una serie di lettere scritte durante la Guerra Civile americana, progetto che è poi proseguito, ampliandosi sempre di più: l’obiettivo adesso è tradurre tutti gli scritti in corsivo conservati nel suo immenso archivio. Se durante la pandemia il progetto ha vissuto un’accelerazione (spinto dal desiderio collettivo di impiegare il tempo in attività che avessero senso, che fossero importanti, che dessero un contributo al bene del mondo), oggi la sfida si è fatta più complessa e, per certi versi, esistenziale. Con l’eliminazione del corsivo dai programmi scolastici americani, la capacità di decifrare un manoscritto sta diventando una competenza d’élite. Come avvertito dalla storica Drew Gilpin Faust, rischiamo di scivolare in una forma di dipendenza culturale da una ristrettissima cerchia di esperti.
Come scrive Literary Hub, il patrimonio da salvare a Chicago è un labirinto di storie che partono dal XVII secolo per arrivare alle vette del modernismo. Negli scaffali della biblioteca riposano le grafie tormentate di intellettuali come Nelson Algren e Sherwood Anderson, quest’ultimo celebre per una calligrafia quasi illeggibile, accanto ai resoconti di prima mano del Grande Incendio del 1871 o ai diari dell’Esposizione Universale del 1893. C’è persino spazio per l’occulto, con un libro di incantesimi seicentesco che attende solo occhi capaci di leggerne le formule. Il progetto Newberry Transcribe ha visto passare migliaia di collaboratori, ma l’appello resta aperto a chiunque sia disposto a rispolverare la memoria di quelle lettere a ricciolo imparate sui banchi e ormai troppo dimenticate.
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