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Un grave scandalo sessuale potrebbe costare gli Oscar a Marty Supreme Riguarda un episodio avvenuto sul set di Good Time, il film del 2017 con protagonista Robert Pattinson, ma non è l'unica polemica emersa intorno al film.
In Giappone ha aperto un bar solo per persone che vogliono licenziarsi Secondo la regola d'oro del locale, la persona che entra annunciando di aver finalmente deciso di licenziarsi beve gratis.
La figlia di David Lynch ha annunciato che l’ultima e inedita sceneggiatura scritta dal padre diventerà un libro Unrecorded Night è la serie tv che Lynch non è mai riuscito a farsi produrre. Dovremo accontentarci di leggerla.
Mamdani ha messo un ex detenuto e attivista per i diritti dei carcerati a capo del sistema penitenziario di New York Stanley Richards è chiamato a gestire il Department of Correction in un momento di grande difficoltà, dovuto soprattutto all'aumento delle morti in carcere.
L’affresco dell’angelo con il volto di Giorgia Meloni è già diventato un’attrazione turistica Dopo il restauro, ci sono sempre più turisti che accorrono alla Basilica di San Lorenzo per valutare di persona la somiglianza tra l'angelo e Meloni.
Mehdi Mahmoudian, lo sceneggiatore candidato all’Oscar per Un semplice incidente, è stato arrestato in Iran per aver firmato una lettera contro l’Ayatollah Assieme a lui sono stati arrestati altri due firmatari: al momento non si hanno notizie di nessuno dei tre.
È uscita la prima campagna di Dario Vitale per Versace, che è anche l’ultima A firmare le immagini sono Steven Meisel, la fotografa messicana Tania Franco Klein e l'artista Frank Lebon. L'ispirazione, abbastanza evidente, è Richard Avedon.
Su YouTube è disponibile gratuitamente Forma e sostanza, un bellissimo documentario che racconta tutta la storia dei CSI Tutto merito del regista Cristiano Lucidi, che il film lo ha ideato, narrato, montato e anche caricato sul suo canale YouTube.

La Libia è la nuova Siria?

Quattro articoli per capire meglio la situazione in Libia, in cui secondo Le Monde è in corso «la terza guerra civile» da quando è caduto Gheddafi.

16 Aprile 2019

In Libia si sta combattendo quella che Le Monde ha definito «la terza guerra civile» del Paese da quando è caduto Gheddafi: gli scontri attuali sono iniziati lo scorso 4 aprile quando il generale Haftar, capo delle Forze Armate, ha iniziato un’offensiva su Tripoli, in mano al primo ministro Serraj. Non è la prima volta che Haftar e Serraj arrivano allo scontro. La situazione in Libia è estremamente preoccupante perché si interseca con altri due temi delicati: da un lato il terrorismo internazionale di matrice jihadista, dall’altro quello dei rifugiati. C’è il rischio che la Libia diventi una nuova Siria, cioè non solo uno Stato fallito in preda alla guerra civile, ma anche un hub per il terrorismo? Inoltre, tutto questo potrebbe esacerbare la crisi dei rifugiati? Un’altra questione delicata è il sostegno, più o meno, indiretto di alcune nazioni ad Haftar. Abbiamo raccolto e commentato quattro articoli da leggere per capire meglio la situazione.

Libye : un revers cinglant pour la communauté internationale – Le Monde
Questo editoriale, non firmato e dunque attribuibile alla direzione del giornale, è molto duro, ma anche molto chiaro. Il succo è che l’offensiva di Haftar su Tripoli sta riportando il Paese indietro agli anni degli scontri più violenti e che questa destabilizzazione rischia di rafforzare l’Isis. Le Monde punta il dito, in maniera abbastanza diretta, contro Haftar e avvisa i Paesi occidentali che da un lato non si può non includerlo nelle trattative ma dall’altro bisogna convincerlo a darsi una calmata. La Libia, si legge, sta precipitando nella «terza guerra civile dal 2011». La prima, naturalmente, è stata la rivolta contro Gheddafi, la seconda invece la crisi del 2014. «L’offensiva su Tripoli lanciata il 4 aprile dal generale Haftar riporta il Paese indietro di cinque anni, quando la guerra civile è scoppiata nell’estate del 2014. Ancora una volta, i civili pagheranno un prezzo pesante, tanto che ci sono segnalazioni di violazioni dei diritti umani». Inoltre i passi avanti «realizzati dal 2016 nella lotta contro il terrorismo, in particolare contro la presenza dello Stato islamico» rischiano di essere vanificati. «Haftar vorrebbe un regime militarista che inverte gli ideali della rivoluzione del 2011», prosegue l’editoriale. «Se il dialogo è necessario con questo attore “ineludibile”, convincerlo a rinunciare alla sua impresa di conquista con la forza è imperativo stabilizzare la Libia». In un altro pezzo Le Monde aveva spiegato che la Francia è criticata per il suo atteggiamento ambiguo nei confronti di Haftar.

Khalifa Haftar’s Miscalculated Attack on Tripoli Will Cost Him Dearly – Foreign Policy
Dove va parare Haftar? E riuscirà a ottenere quello che vuole? In questa dettagliata analisi, Jason Pack e Matthew Sinkez provano a fare luce sulla strategia del generale. Quello che vuole Haftar, ovviamente, è il potere, che ricerca da un lato con la forza e dall’altro pretendendo un riconoscimento presso la comunità internazionale: finora ha contato sul fatto che mostrare i muscoli fosse un buon modo per essere ascoltato, ma adesso questa strategia gli si sta rivoltando contro. «Prima di causare questa escalation del conflitto, Haftar era molto vicino all’essere dichiarato la forza politica dominante in Libia alla conferenza nazionale programmata per il 14-16 aprile. La sua decisione di lanciare un assalto alla capitale non è parte di una strategia razionale, ma è piuttosto il risultato della sua mania di grandezza». L’errore è stato fare il passo più lungo della gamba: «Ogni volta che c’è stata una marcia su Tripoli, le truppe hanno dimostrato di sapersi contenere. Così, dopo ogni avanzamento sul territorio, Haftar veniva invitato a un tavolo più importante». Per un po’ «questa strategia ha funzionato». Ma questa volta l’attacco contro Tripoli gli sta «costando il sostegno internazionale di alcuni alleati chiave», infatti Francia, Italia, Usa, Regno Unito e persino gli Emirati hanno fatto una dichiarazione congiunta che invitava a cessare le ostilità, riconoscendo la conferenza nazionale come «unico modo di risolvere la crisi».

Salafists, Mercenaries and Body Snatchers: The War for Libya’s South – Jamestown Foundation
In questo articolo pubblicato nell’ultimo volume del Terrorism Monitor, la Jamestown Foundation aiuta a fare il punto sulle varie milizie, più o meno jihadiste, attive in questo momento in Libia. Perché, ok, ci sono le truppe fedeli ad Haftar e quelle di Serraj, ma abbondano anche gruppi e gruppuscoli, inclusi salafiti sostenuti dall’Arabia saudita. E non si sta combattendo solo nell’area di Tripoli, ma anche nel Sud del Paese, presso le oasi di  Kufra e Sabh. «I Madkhaliti, una setta religiosa sostenuta dai sauditi, sono gli attori principali nelle violenze di Kufra e Sabha. Questo movimento salafita è stato introdotto in Libia da Gheddafi per combattere altri gruppi salafiti, più rivoluzionari». Le milizie madkhalite, si spiega, hanno infiltrato le polizie locali di alcune zone, cosa che «dà loro una certa impunità nel fare rispettare l’interpretazione salafita della Shaaria che non c’entra molto con la tradizione libica». Per quel che riguarda l’offensiva di Tripoli, i Madkhaliti non si sono schierati né con Haftar né con Serraj. Però nella zona di Kufra si sono scontrati con dei mercenari sudanesi, che a loro volta sono alleati con Haftar.

Libia, l’appello del premier Sarraj: «Fate presto, 800mila tra libici, migranti (e molti terroristi) pronti a invadere l’Italia e l’Europa» – Corriere della Sera
In questa intervista di lunedì al Corriere, che è stata ripresa dalla stampa internazionale, Sarraj ha avvertito che: «Ci sono oltre 800mila persone, migranti africani e cittadini libici, gente arrivata di recente nei centri di accoglienza o semplicemente persone spaventate, che potrebbero cercare di raggiungere le coste italiane per fuggire all’incalzare dell’attacco delle forze di Haftar. Se la Libia diventa ancora più insicura, l’Europa deve prepararsi a subirne le conseguenze con ondate di arrivi di disperati». Sotto alcuni aspetti, le dichiarazioni di Serraj vanno prese con le pinze, perché è evidente che è suo interesse attirare l’attenzione dei leader europei in un momento in cui l’immigrazione è un tema caldo, per ottenere aiuto contro Haftar. Contemporaneamente, è anche vero che la destabilizzazione della Libia non potrebbe che complicare ulteriormente la situazione dei rifugiati.

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