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06:19 mercoledì 1 aprile 2026
Per la prima volta dopo quasi 40 anni, “Guernica” di Picasso potrebbe lasciare Madrid L'ultimo "spostamento" dell'opera risale al 1992. Adesso potrebbe succedere di nuovo, per ragioni che hanno anche a che vedere con la tenuta del governo Sánchez.
Delle spillette a forma di cappio sono diventate l’accessorio preferito dai politici israeliani a favore della legge sulla pena di morte ai terroristi palestinesi A sfoggiare questa spilla con il maggiore entusiasmo è stato ovviamente il Ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir.
Dopo i casi di Bergamo e Perugia, anche in Italia si sta iniziando a parlare di Nihilistic Violent Extremism Inventata negli Usa, la definizione identifica crimini commessi da giovani e giovanissimi in cui la violenza non è un mezzo per raggiungere nulla ma il fine stesso dell'azione.
In occasione del 50esimo anniversario, Allegro non troppo, il capolavoro di Bruno Bozzetto, uscirà finalmente in versione restaurata Ma c'è un ma: al momento, questa versione restaurata verrà distribuita, paradossalmente, solo negli Usa e non in Italia.
Un gruppo che si chiama EveryonehatesElon si sta organizzando per rovinare il Met Gala a Jeff Bezos Si tratta dello stesso collettivo che protestò contro l'occupazione veneziana durante il matrimonio del patron di Amazon, e che oggi sta raccogliendo donazioni per organizzarsi in vista dell'evento.
È vero che il Ministro della Difesa Crosetto ha negato agli Usa il permesso di usare la base di Sigonella, ma è vero anche che gli Usa il permesso nemmeno lo avevano chiesto Quando il Comando Usa il permesso lo ha finalmente chiesto era troppo tardi e Crosetto non ha potuto fare altro che negarlo.
La produttrice di La voce di Hind Rajab è riuscita a far fuggire la famiglia di Hind Rajab dalla Striscia di Gaza La madre della bambina, Wissam, e altri otto membri della famiglia sono così riusciti ad arrivare in Grecia e ottenere lo status di rifugiati.
La nuova opera di John Carpenter è un graphic novel horror basato su un incubo che ha fatto Si intitola Cathedral e Carpenter ne comporrà anche la colonna sonora, da ascoltare durante la lettura del fumetto.

La Libia è la nuova Siria?

Quattro articoli per capire meglio la situazione in Libia, in cui secondo Le Monde è in corso «la terza guerra civile» da quando è caduto Gheddafi.

16 Aprile 2019

In Libia si sta combattendo quella che Le Monde ha definito «la terza guerra civile» del Paese da quando è caduto Gheddafi: gli scontri attuali sono iniziati lo scorso 4 aprile quando il generale Haftar, capo delle Forze Armate, ha iniziato un’offensiva su Tripoli, in mano al primo ministro Serraj. Non è la prima volta che Haftar e Serraj arrivano allo scontro. La situazione in Libia è estremamente preoccupante perché si interseca con altri due temi delicati: da un lato il terrorismo internazionale di matrice jihadista, dall’altro quello dei rifugiati. C’è il rischio che la Libia diventi una nuova Siria, cioè non solo uno Stato fallito in preda alla guerra civile, ma anche un hub per il terrorismo? Inoltre, tutto questo potrebbe esacerbare la crisi dei rifugiati? Un’altra questione delicata è il sostegno, più o meno, indiretto di alcune nazioni ad Haftar. Abbiamo raccolto e commentato quattro articoli da leggere per capire meglio la situazione.

Libye : un revers cinglant pour la communauté internationale – Le Monde
Questo editoriale, non firmato e dunque attribuibile alla direzione del giornale, è molto duro, ma anche molto chiaro. Il succo è che l’offensiva di Haftar su Tripoli sta riportando il Paese indietro agli anni degli scontri più violenti e che questa destabilizzazione rischia di rafforzare l’Isis. Le Monde punta il dito, in maniera abbastanza diretta, contro Haftar e avvisa i Paesi occidentali che da un lato non si può non includerlo nelle trattative ma dall’altro bisogna convincerlo a darsi una calmata. La Libia, si legge, sta precipitando nella «terza guerra civile dal 2011». La prima, naturalmente, è stata la rivolta contro Gheddafi, la seconda invece la crisi del 2014. «L’offensiva su Tripoli lanciata il 4 aprile dal generale Haftar riporta il Paese indietro di cinque anni, quando la guerra civile è scoppiata nell’estate del 2014. Ancora una volta, i civili pagheranno un prezzo pesante, tanto che ci sono segnalazioni di violazioni dei diritti umani». Inoltre i passi avanti «realizzati dal 2016 nella lotta contro il terrorismo, in particolare contro la presenza dello Stato islamico» rischiano di essere vanificati. «Haftar vorrebbe un regime militarista che inverte gli ideali della rivoluzione del 2011», prosegue l’editoriale. «Se il dialogo è necessario con questo attore “ineludibile”, convincerlo a rinunciare alla sua impresa di conquista con la forza è imperativo stabilizzare la Libia». In un altro pezzo Le Monde aveva spiegato che la Francia è criticata per il suo atteggiamento ambiguo nei confronti di Haftar.

Khalifa Haftar’s Miscalculated Attack on Tripoli Will Cost Him Dearly – Foreign Policy
Dove va parare Haftar? E riuscirà a ottenere quello che vuole? In questa dettagliata analisi, Jason Pack e Matthew Sinkez provano a fare luce sulla strategia del generale. Quello che vuole Haftar, ovviamente, è il potere, che ricerca da un lato con la forza e dall’altro pretendendo un riconoscimento presso la comunità internazionale: finora ha contato sul fatto che mostrare i muscoli fosse un buon modo per essere ascoltato, ma adesso questa strategia gli si sta rivoltando contro. «Prima di causare questa escalation del conflitto, Haftar era molto vicino all’essere dichiarato la forza politica dominante in Libia alla conferenza nazionale programmata per il 14-16 aprile. La sua decisione di lanciare un assalto alla capitale non è parte di una strategia razionale, ma è piuttosto il risultato della sua mania di grandezza». L’errore è stato fare il passo più lungo della gamba: «Ogni volta che c’è stata una marcia su Tripoli, le truppe hanno dimostrato di sapersi contenere. Così, dopo ogni avanzamento sul territorio, Haftar veniva invitato a un tavolo più importante». Per un po’ «questa strategia ha funzionato». Ma questa volta l’attacco contro Tripoli gli sta «costando il sostegno internazionale di alcuni alleati chiave», infatti Francia, Italia, Usa, Regno Unito e persino gli Emirati hanno fatto una dichiarazione congiunta che invitava a cessare le ostilità, riconoscendo la conferenza nazionale come «unico modo di risolvere la crisi».

Salafists, Mercenaries and Body Snatchers: The War for Libya’s South – Jamestown Foundation
In questo articolo pubblicato nell’ultimo volume del Terrorism Monitor, la Jamestown Foundation aiuta a fare il punto sulle varie milizie, più o meno jihadiste, attive in questo momento in Libia. Perché, ok, ci sono le truppe fedeli ad Haftar e quelle di Serraj, ma abbondano anche gruppi e gruppuscoli, inclusi salafiti sostenuti dall’Arabia saudita. E non si sta combattendo solo nell’area di Tripoli, ma anche nel Sud del Paese, presso le oasi di  Kufra e Sabh. «I Madkhaliti, una setta religiosa sostenuta dai sauditi, sono gli attori principali nelle violenze di Kufra e Sabha. Questo movimento salafita è stato introdotto in Libia da Gheddafi per combattere altri gruppi salafiti, più rivoluzionari». Le milizie madkhalite, si spiega, hanno infiltrato le polizie locali di alcune zone, cosa che «dà loro una certa impunità nel fare rispettare l’interpretazione salafita della Shaaria che non c’entra molto con la tradizione libica». Per quel che riguarda l’offensiva di Tripoli, i Madkhaliti non si sono schierati né con Haftar né con Serraj. Però nella zona di Kufra si sono scontrati con dei mercenari sudanesi, che a loro volta sono alleati con Haftar.

Libia, l’appello del premier Sarraj: «Fate presto, 800mila tra libici, migranti (e molti terroristi) pronti a invadere l’Italia e l’Europa» – Corriere della Sera
In questa intervista di lunedì al Corriere, che è stata ripresa dalla stampa internazionale, Sarraj ha avvertito che: «Ci sono oltre 800mila persone, migranti africani e cittadini libici, gente arrivata di recente nei centri di accoglienza o semplicemente persone spaventate, che potrebbero cercare di raggiungere le coste italiane per fuggire all’incalzare dell’attacco delle forze di Haftar. Se la Libia diventa ancora più insicura, l’Europa deve prepararsi a subirne le conseguenze con ondate di arrivi di disperati». Sotto alcuni aspetti, le dichiarazioni di Serraj vanno prese con le pinze, perché è evidente che è suo interesse attirare l’attenzione dei leader europei in un momento in cui l’immigrazione è un tema caldo, per ottenere aiuto contro Haftar. Contemporaneamente, è anche vero che la destabilizzazione della Libia non potrebbe che complicare ulteriormente la situazione dei rifugiati.

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