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20:53 martedì 19 maggio 2026
Se siete in Sicilia e incontrate Mick Jagger, sappiate che è lì perché interpreta il padre di Josh O’Connor nel nuovo film di Alice Rohrwacher La sua parte però sarà piuttosto breve, poco più di una scena accanto a Kyo, il personaggio interpretato da Josh O'Connor.
Il prezzo del desideratissimo Royal Pop di Swatch e Audemars Piguet è già crollato ma era assolutamente prevedibile Molti reseller stanno dunque scoprendo solo ora che passare ore in fila ad aspettare forse non è stata la più sensata delle decisioni.
Cate Blanchett produrrà l’adattamento cinematografico di Fashionopolis, il famosissimo libro-denuncia sul fast fashion di Dana Thomas Lo farà con la sua società di produzione, Dirty Films. Il film verrà scritto (e co-prodotto) dalla stessa Dana Thomas e diretto da Reiner Holzemer.
La Presidente irlandese Catherine Connolly ha detto di essere orgogliosa di sua sorella Margaret, medico di bordo della Global Sumud Flotilla arrestata dalle forze armate israeliane Lo ha detto durante un incontro con re Carlo a Buckingham Palace. E ha aggiunto di essere anche «molto preoccupata».
Sta per uscire un gioco da tavolo in cui interpreti un lavoratore che deve sopravvivere alla vita in ufficio senza andare in burnout Si chiama Burnout e lo hanno ideato due ragazzi che hanno lasciato il loro lavoro per dedicarsi solo al game design. E anche per scampare al burnout.
Dopo 55 anni di oblio e censura, a Cannes verrà finalmente presentata la versione restaurata de I diavoli di Ken Russell E dopo la prima a Cannes, a ottobre verrà una nuova distribuzione nelle sale e soprattutto una nuova versione home video da collezione.
Sempre più scrittori inseriscono apposta dei refusi nei loro testi per non essere accusati di usare l’AI È una sorta di test di Turing al contrario: adesso sono gli esseri umani a dover dimostrare di non essere delle macchine.
Le città di pianura è tornato al cinema ed è di nuovo uno dei film che sta incassando di più Tornato in sala dopo il trionfo ai David, il film di Francesco Sossai è attualmente quinto al botteghino e ha incassato più di 2 milioni di euro.

L’affabulatore statistico/1

Nonostante riveli diverse fallacie continuiamo a fidarci ciecamente del metodo statistico

06 Settembre 2012

Da bambino l’esplorazione quantitativa della realtà mi ha aiutato a prendere le misure al mondo. Non troppo tempo dopo aver imparato a chiedere “pappa” ho cominciato a tediare i miei genitori, e in particolare mio padre, con interrogativi di questo genere: «Secondo te pesa di più l’Everest o tutte le portaerei del pianeta messe insieme?», «Secondo te quante formiche ci sono sulla Terra?», «Secondo te quante bottiglie servono per contenere l’Atlantico?», «Secondo te quanti secondi sono passati dalla scoperta dell’America?».  A quel punto mio padre, che all’epoca non aveva nessuna Wikipedia da sbirciare sull’iPhone, congetturava ad alta voce per un po’ e quindi abbozzava una risposta che già allora sospettavo priva dell’esattezza scientifica sperata. Tu chiamalo, se vuoi, autismo.

Per ragioni simili qualche anno dopo mi sono appassionato a due sport, il basket e il football americano, nei quali la statistica è utilizzata massicciamente per misurare le prestazioni dei giocatori (a volte esagerando, come dimostra quest’articolo). Dopo anni felici passati sui tabellini Nba e Nfl a rifocillarmi di medie aritmetiche (rimbalzi per partita, numero di yard corse dopo la ricezione etc.), in seguito ho capito che la “fissazione statistica” non era connaturata tanto agli sport in sé (in effetti si potrebbe tranquillamente applicare a una stagione di Serie A – media contrasti vinti, media passaggi riusciti etc. etc. etc. – ma dubito che il tifoso italiano si interesserebbe troppo a questi dati) quanto a una specifica ossessione della cultura americana per le grandezze, che in Europa non è mai diventata “mainstream”.

Passato altro tempo trovai in Michel Foucault l’idea della statistica come scienza sociale sempre più elaborata, allo scopo di – detto barbaramente – “controllarci meglio”. Una concezione fosca, con la quale peraltro in parte concordo, che non ha comunque affievolito il mio interesse e così ancora oggi, quando mi appassiono a qualcosa di nuovo, il mio primo istinto è cercare dei numeri. A differenza di mio padre tuttavia, ora dispongo di Wikipedia e di altri migliaia di dati a portata di palmo. Dovrebbe essere un bel vantaggio, giusto? In teoria, sì. In pratica, gnek.

Città e altri disastri

Circa un anno fa ho cominciato a leggere di urbanistica.  Naturalmente, trattando di città, questa disciplina presenta moltissimi numeri (abitanti, densità, estensione territoriale etc.) tutti facilmente rintracciabili e consultabili su Internet. A prima vista sembrerebbe una cuccagna  ma purtroppo non è così; specie se si tiene all’esattezza. Provate a togliervi la più banale delle curiosità e cercate su Google «città più popolosa del mondo». Il primo risultato che vi dovrebbe apparire è una pagina di Wikipedia Italia che si rifà a una indagine delle U.N. e accredita il primato a Shangai con 23 milioni di abitanti, seguita da Mumbai e Istanbul a 13. Supponiamo che dopo tutto non vi vogliate fidare di un’unica fonte ma nemmeno abbiate voglia di perdere troppo tempo e vi limitiate a consultare Wikipedia in altre lingue, magari in Inglese, ed ecco che come per un prodigio vi si aprirà di fronte un altro pianeta a un solo click di distanza. Un pianeta sul quale Shangai ha sei milioni di abitanti in meno del precedente e Istanbul due in più. Ripetete l’operazione un numero X di volte (meglio ancora se consultando classifiche su altre fonti d’informazione) e otterrete un numero equivalente di pianeti. C’è un pianeta in cui Tokyo ha 37 milioni di abitanti e uno in cui ne ha 8, in un pianeta Los Angeles conta una popolazione poco superiore a Roma, in un altro poco inferiore a Mumbai.  Tutto questo è spiegabile senza ricorrere agli Universi Paralleli; semplicemente riflette la mancanza di un accordo generale circa la definizione di città dal punto di vista territoriale e demografico (dobbiamo contare gli abitanti che vivono all’interno della municipalità vera e propria o quelli che vivono nell’intera area metropolitana? Esistono varie scuole di pensiero), nonché le differenze nelle procedure di rilevamento da contesto a contesto, da Paese a Paese.

È interessante però notare che una domanda semplice come “qual è la città più popolosa della Terra” resta senza una risposta univoca. Ogni mattina apriamo gli occhi su un mondo più ricco d’informazioni di quello su cui li abbiamo chiusi la sera precedente eppure non sempre disponiamo di dati certi persino su questioni piuttosto basilari. Nonostante un esempio del genere, tra i tanti che si potrebbero portare, palesi i rischi insiti nell’accettazione aprioristica del metodo statistico; continuiamo a riporre  una fiducia cieca nella sua supposta esattezza, a utilizzarlo per farci orientare in scelte molto importanti in materia di politica, economia o appunto urbanismo. Specialmente in un tempo critico come l’attuale, subiamo bombardamenti di sondaggi, grafici a torta, info-grafiche, numeri a decine di cifre e ne veniamo sollevati o terrorizzati a seconda dei casi; reagiamo irrazionalmente spesso senza porci le giuste domande: cosa ci dicono davvero gli indici che abbiamo sotto gli occhi?, chi e come li ha ricavati?,  di quali parametri tengono conto? Parliamo di municipalità o area metropolitana? Di Debito/Pil o Debito lordo? Nel dibattito pubblico il più delle volte la statistica viene accolta come il rapsodo che racconta il mito. Non chiarisce, affabula.

Continua giovedì 13

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