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In Ucraina ci sono nuove leggi per la “derussificazione” di libri e musica
Tra le conseguenze dell’invasione russa dell’Ucraina c’è la distruzione dei legami storici e culturali che hanno tenuto assieme i due Paesi per decenni. L’ultimo esempio di questo processo di separazione che pare ormai irreversibile sono due leggi votate dal Parlamento ucraino che imporranno fortissime restrizioni all’importazione e circolazione di letteratura e musica russa nel Paese. Secondo quanto riporta il Guardian, la prima legge proibisce la stampa di libri scritti da cittadini russi, a meno che questi ultimi non abbiano rinunciato alla nazionalità russa e preso passaporto ucraino. Il divieto, però, riguarderà solo coloro che hanno avuto cittadinanza russa a partire da dopo la fine dell’Unione Sovietica nel 1991.
Questa stessa legge impone anche il divieto di importare libri stampati in Russia, in Bielorussia e nei territori ucraini occupati, introducendo anche dei permessi speciali necessari per chi volesse importare libri russi stampati in altri Paesi. Una seconda legge proibisce l’esecuzione di musica composta da chiunque abbia avuto cittadinanza russa a partire dal 1991, sia sui media che nei mezzi del trasporto pubblico. In più, il provvedimento impone una quota obbligatoria di contenuti in lingua ucraina (parlati o musicati) da trasmettere in televisione e alla radio. Le leggi devono ancora essere firmate dal Presidente Zelensky, ma non c’è dubbio che l’approvazione presidenziale arriverà. Entrambe i provvedimenti, infatti, hanno ricevuto un amplissimo consenso parlamentare, anche da quei partiti storicamente considerati filorussi.
«Queste leggi sono pensate per aiutare gli autori ucraini a condividere contenuti di qualità con il pubblico più ampio possibile, un pubblico che dopo l’invasione rifiuta ogni contenuto russo», ha detto il Ministro della Cultura ucraino Oleksandr Tkachenko. Queste leggi sono solo l’ultima fase di un processo cominciato ormai nel 2014, inizialmente chiamato “decomunistizzazione” e ora ribattezzato “derussificazione”. Dall’inizio della guerra, per esempio, sono moltissimi i luoghi e i monumenti che sono stati abbattuti o ribattezzati per sottrarli all’eredità storica sovietica. Un processo che, da parte russa, viene ovviamente considerato un attacco alla libertà dei cittadini russofoni d’Ucraina e usato a fini propagandistici per giustificare ulteriormente la cosiddetta “operazione militare speciale”.
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