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00:34 martedì 3 novembre 2026
Fare il giudice del Booker Prize è un sport estremo, un mestiere usurante, una missione impossibile Per scegliere i 6 finalisti i giurati devono leggere 163 libri in 7 mesi, praticamente uno al giorno. Per riuscirci ognuno s'inventa un metodo suo, tra diete liquide, notti insonni e gare di velocità.
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Avevamo alte aspettative ma l’incontro tra Mamdani e Gualtieri le ha superate tutte, tra Mamdani che canta Bella Ciao e Gualtieri che fa battute cringe in inglese Dopo essersi a lungo corteggiati a distanza, i due sindaci si sono finalmente incontrati di persona. Speriamo in un sequel con Mamdani in Campidoglio.
Maledetta primavera è diventata una delle canzoni delle proteste in Italia e il merito è tutto di un centro sociale milanese Il Centro sociale autogestito Lambretta la mette in tutte le sue serate e in tutte le sue manifestazioni. I video in cui viene cantata sono diventati virali e ora la voce di Loretta Goggi la si sente sempre più spesso nelle proteste.
Curry Barker, il regista di Obsession, ha fatto uscire a sorpresa un nuovo film e l’ha pubblicato gratuitamente sul suo canale YouTube Si intitola Mama Bear, dura sette minuti e, dopo averlo visto, tutti dicono la stessa cosa: non ci si capisce niente.
Quando si è trattato di scappare dalla giustizia, Flavio Bolsonaro si è improvvisamente ricordato delle sue origini venete e soprattutto del passaporto italiano concessogli dal governo Meloni Ha lasciato il Paese passando per Argentina ed Ecuador ed è atterrato a Miami. Nella lista passeggeri risulta cittadino italiano: un riconoscimento ottenuto nel 2023 in tempi piuttosto veloci.
È stato presentato il primo report sulle librerie italiane, in cui si scopre che nell’83 per cento dei Comuni italiani non c’è nemmeno una libreria Il settore vale 1,8 miliardi, conta 4.451 punti vendita ma otto Comuni su dieci non ne hanno neanche uno. I librai chiedono, per l'ennesima volta, una politica nazionale.
Gli studenti serbi hanno festeggiato la vittoria alle elezioni con un gigantesco rave di 24 ore nella piazza simbolo delle proteste La festa in piazza Slavija è durata quasi 24 ore, con decine di migliaia di persone che cantavano «Freed from Regime».

Le case editrici e le tipografie ucraine sono diventate uno degli obiettivi più colpiti dall’esercito russo

Una vera e propria strategia, ormai. Tanto che in questi attacchi è andato distrutto un terzo dei libri stampati in Ucraina nel corso dell'anno.

02 Ottobre 2026

Nella guerra della Russia contro l’Ucraina ci sono bersagli che non compaiono nei bollettini militari: uno di questi sono i libri. Secondo quanto riporta Literary Hub, che cita la BBC, gli attacchi russi hanno distrutto un terzo di tutti i libri stampati in Ucraina quest’anno. I numeri, ricostruiti dall’Associated Press, sono questi: 13 milioni di libri andati perduti in appena due mesi, durante l’estate, per un danno stimato dal ministero della Cultura ucraino in almeno 39,3 milioni di dollari. Il New York Times parla addirittura di 15 milioni di volumi distrutti negli ultimi mesi. Più di quaranta case editrici e diverse librerie hanno subito danni, e secondo Iryna Baturevych, cofondatrice della rivista di settore Chytomo, è «qualcosa di mai visto nella storia dell’Ucraina indipendente».

Il colpo più duro è arrivato il 1° agosto a Kharkiv, quando due droni Shahed hanno centrato il magazzino principale di Ranok, una delle più grandi case editrici del Paese, specializzata in libri per bambini e scolastici. L’incendio è andato avanti per quasi una settimana e si è portato via circa 8 milioni di libri, tra cui 620 mila libri di testo destinati alle scuole. Il direttore generale Viktor Kruglov ha raccontato di aver visto l’acciaio bruciare e il tetto crollare, e ha spiegato che alla casa editrice serviranno almeno tre-cinque anni per riprendersi. Nel frattempo Ranok ha chiesto a sette tipografie di ristampare i manuali scolastici andati perduti. Qualche settimana prima, sempre a Kharkiv, un missile aveva colpito la tipografia Konvi: per sostituire la macchina da stampa servirà 1,2 milioni di euro e, secondo la direttrice commerciale Viktoriia Haidai, ci vorranno quattro o cinque anni per tornare alla normalità.

Che non si tratti di danni collaterali lo dice chiaramente la ministra della Cultura ucraina, Tetiana Berezhna: per lei è «una politica deliberata della Russia, perché capiscono che la cultura ci aiuta a resistere». Le conseguenze si vedranno nei prossimi anni: meno soldi per gli autori esordienti, il rischio di chiusura per gli editori indipendenti, la letteratura per l’infanzia in difficoltà, e tempi di stampa che dai tre-quattro mesi di prima potrebbero allungarsi fino a sei o sette. Kruglov la mette così: i libri dovrebbero stare sugli scaffali delle biblioteche e delle librerie, non bruciare nei magazzini, perché sono il fondamento dell’identità ucraina e parte della memoria collettiva del paese. In una guerra che si combatte anche sul terreno della cultura, distruggere i libri significa colpire proprio quella memoria.

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