Hype ↓
12:57 giovedì 8 gennaio 2026
Durante un raid a Minneapolis gli agenti dell’Ice hanno ucciso una donna che stava scappando e il sindaco ha detto che è meglio per loro se ora «si tolgono dalle palle» «Sparite. Non vi vogliamo qui», ha detto Jacob Frey dopo l'omicidio della 37enne Renee Nicole Macklin Good.
I manifestanti iraniani hanno inventato un nuovo coro per augurare la morte all’Ayatollah Khamenei Un coro abbastanza esplicito, anche: si parla dell'anno nuovo, di sangue e di cosa si meriterebbe il capo della Repubblica islamica.
La tuta indossata da Maduro mentre veniva sequestrato dagli americani è diventata uno dei capi più desiderati del momento Lo certificano i meme, ma anche Google Trend, che nel weekend ha riscontrato un’impennata di ricerche collegate al completo di Nike Tech.
Un collettivo di registi indipendenti ha fatto un film su Mark Fisher che verrà presentato anche a Milano S'intitola We Are Making a Film About Mark Fisher, mescola documentario, performance e finzione per provare a spiegare chi è stato Mark Fisher.
Il carcere di New York in cui è rinchiuso Maduro è lo stesso in cui si trovano tutti i detenuti più famosi del mondo Il Metropolitan Detention Center di Brooklyn è noto per aver accolto politici, boss e celebrità, ma anche per il pessimo stato in cui versa.
Stephen Miller, il più fidato e potente consigliere di Trump, ha detto che gli Usa possono prendersi la Groenlandia con la forza «Il mondo è governato dalla forza, dal potere e dalla capacità di imporli», ha spiegato Miller, minacciando per l'ennesima volta la Groenlandia.
Mickey Rourke è indietro con l’affitto della sua villa di Los Angeles e la sua agente ha lanciato una colletta per evitare che venga sfrattato A quanto pare, l'attore deve al suo padrone di casa ben 59 mila dollari di affitti arretrati. Per sua fortuna, la raccolta fondi sta andando bene.
Uscirà una nuovo giocattolo simile al Tamagotchi ma “potenziato” dall’intelligenza artificiale Si chiama Sweekar, può diventare immortale (più o meno), ricordare la voce del padrone e anche rievocare momenti vissuti insieme.

Kanye West vuole rinascere

Il bipolarismo, gli psicofarmaci, l’isolamento: cosa c’è in ye, l’ultimo disco dell’artista passato dall'essere un genio alle critiche feroci per il sostegno a Trump.

04 Giugno 2018

Ci sono sempre stati due Kanye West, o almeno è quello che ci siamo detti per anni per spiegare il fatto che uno dei più grandi geni musicali della nostra epoca fosse anche “un cretino”, come lo definì una volta Barack Obama. Quando venerdì pomeriggio è comparsa per la prima volta la copertina di ye, il suo ultimo disco, è stato allo stesso tempo una liberazione e una bastonata. «Odio essere bipolare è fantastico», dice una scritta sopra le montagne del Grand Teton, il parco del Wyoming che da tempo è il ritiro spirituale di Kanye. Soprattutto nelle ultime settimane, fan e critici avevano cercato di resistere alle tentazioni di superficiali diagnosi psichiatriche a distanza, di fronte alle sconsiderate e sconclusionate tirate su Donald Trump, sulla schiavitù come scelta, sulla libertà di parola. Il suo coming out riguardo alla malattia mentale è stato quindi tutto meno che spiazzante, ma non per questo indolore.

«I pensieri più belli stanno sempre a fianco dei più bui / Oggi ho pensato seriamente di ucciderti / Ho pensato, omicidio premeditato / E ho pensato di uccidermi / E mi amo più di quanto amo te, quindi…». C’è tutta la conflittualità e la dualità di Kanye nelle prime parole del disco, che poi in un senso meno tragico riflettono ciò che da tempo vivono i suoi fan. Aveva già parlato dei suoi pensieri suicidi in “Power”, la hit più famosa del suo capolavoro My Beautiful Dark Twisted Fantasy, che come ye arrivava dopo un periodo di guerra coi media e di isolamento creativo: allora per l’incidente con Taylor Swift ai Vma del 2009 e alle Hawaii, qui per l’innamoramento per Trump e in Wyoming.

Quell’altra volta, mesi e mesi in studio avevano prodotto quello che secondo molti è il più grande disco hip hop del decennio. A questo giro, il risultato è innegabilmente più modesto fin dalle dimensioni: sette canzoni per 23 minuti totali, lui che ci ha abituati ad album che in realtà sono mastodontici trattati sulla contemporaneità musicale. Un Ep più che un vero disco, senza quegli squarci nel velo con i quali Kanye era solito indicare la direzione che avrebbero preso pop e hip hop, che sempre per merito di Kanye, ormai da qualche anno,sono spesso sovrapposti.

C’è una canzone, “Wouldn’t Leave”, che Kanye usa per ringraziare Kim Kardashian per non averlo lasciato nonostante tutti i suoi apparenti sforzi perché ciò succedesse. «Mia moglie mi chiama, urlando, dice “Perderemo tutto” / Ho dovuto calmarla perché non respirava». Il riferimento è alla nota intervista del sito scandalistico TMZ, quella dell’uscita sulla schiavitù come scelta per gli afroamericani, di fronte alla quale perfino un pirata delle controversie come il direttore Adam Levine era sembrato turbato. E quello non era nemmeno un suo “wild day”, spiega Kanye a un certo punto di ye.

Wyoming

Un post condiviso da Kim Kardashian West (@kimkardashian) in data:

Quel momento non è stato difficile soltanto per gli equilibri sentimentali e finanziari di casa Kardashian West, ma ha rappresentato il picco dell’abnegazione che da sempre Kanye richiede ai suoi fan. Per molti gli anni delle giustificazioni e delle acrobazie razionalizzatrici sono finiti lì, probabilmente con la complicità del mutato clima politico statunitense: a differenza di Kim, si sono chiamati fuori. Quelli che si rifiutano di rinnegarlo perlopiù si ritirano in una silenziosa incredulità. «Odio Kanye West è fantastico».

L’isolamento umano, politico e professionale di West non era più autoimposto, ma forzato. E si è rispecchiato alla perfezione nella sua scelta di lavorare a ye a Jackson Hole, una sperduta città in mezzo alle montagne e ai bisonti, in uno degli stati più bianchi d’America, dove gli afroamericani sono meno di cinquemila. In questo scenario surreale, in un ranch di lusso, giovedì sera Kanye ha fatto la festa di lancio di ye, invitando 150 tra rapper, attori, celebrità di vario tipo e giornalisti. Li ha fatti arrivare in aereo da ogni parte del globo, in una involontaria rappresentazione letterale della jet society musicale internazionale, per ascoltare il disco intorno a un falò, in un clima da festa di fine liceo. Una sorridente Candace Owens, il volto afroamericano dell’alt-right, come unico promemoria di quelle settimane in cui sembrava che lo strappo tra Kanye e il coté liberal statunitense fosse irreparabile.

«L’hip hop è stata la prima forma d’arte creata dagli afroamericani liberi. E nessun afroamericano ha sfruttato questa libertà come Kanye West», ha detto Chris Rock introducendo la serata, riassumendo efficacemente quella che è la chiave per interpretare la carriera di Kanye. La sua ricerca spregiudicata di occupare quella libertà ha prodotto alcuni dei dischi più rilevanti della nostra epoca, sostenuta dal suo genio musicale. Ma è quasi sempre deragliata goffamente quando ha provato a uscire dal campo della creatività, perché, semplicemente, sprovvista delle necessarie basi culturali, le stesse invece padroneggiate con eleganza dai suoi colleghi che vincono i Pulitzer.

«La gente dice “non dire questo, non dire quello” / Dillo forte, solo per vedere che effetto fa», dice il rivelatore testo di “I Thought About Killing You”. Ogni volta che Kanye ha provato a muoversi nella politica ha sempre proceduto a tentoni, fin da quando nel 2005 accusò in diretta nazionale George W. Bush di fregarsene dei neri. Quella volta imbroccò la porta che i suoi fan aspettavano da tempo varcasse. Ma era una strategia destinata a schiantarsi, e Kanye lo ha fatto indossando un cappellino con scritto Make America Great Again.

Ci sono dei versi storti, in ye, come quelli dell’ultima canzone “Violent Crimes”, una sgradevole esibizione di preoccupazioni maschiliste su sua figlia North. Ma inadeguatezze del genere Kanye le ha sempre sparpagliate nei suoi testi, con la differenza che oggi vengono scandagliati in cerca di conferme sul suo allineamento alla visione del mondo trumpiana. In un disco molto cantato, però, Kanye ha infilato anche alcune delle sue strofe rap migliori da anni, come quelle della seconda canzone “Yikes”, in cui passa dagli psicofarmaci al #MeToo alla Corea del Nord, prima di arrivare alla rivendicazione della malattia mentale: il bipolarismo «non è una disabilità / Sono un supereroe».

«Ho provato a farmi amare / Ma ogni volta che ci ho provato ti ho allontanato», canta il rapper Kid Kudi in “Ghost Town”, nella quale Kanye presta una delle sue ammissioni di colpa più limpide al suo vecchio pupillo, con il quale venerdì farà uscire un altro disco. È di gran lunga la canzone migliore di ye, e con i suoi chitarroni distorti intrecciati ai sample soul celestiali mette in chiaro che Kanye è ancora quello che aveva fatto alzare a tutti le mani con My Beautiful Dark Twisted Fantasy.

È difficile e prematuro prevedere se dopo tutto quello che è successo dall’esaurimento nervoso del 2016 a oggi, Kanye si sia ora messo in un nuovo posto, uno in cui possa tornare a far pendere l’industria culturale mondiale dalle sue labbra. Ed è altrettanto difficile pensare che ye possa diventare il disco di Kanye preferito di qualcuno. Ma forse un più umile Ep, terapeutico per lui e rassicurante per tutti gli altri, che abbassi l’asticella a un livello alla portata di una persona che negli ultimi tempi ne ha passate tante e difficili, era esattamente quello di cui aveva bisogno per sbrogliare la sua personale matassa e riprendere in mano la sua carriera.

Foto Getty
Articoli Suggeriti
Kristen Stewart ha detto che vuole assolutamente fare il remake di Twilight, però da regista, non da attrice

E anche a patto di trovare un produttore che ci metta moltissimi soldi per permetterle di fare le cose in grande.

Un collettivo di registi indipendenti ha fatto un film su Mark Fisher che verrà presentato anche a Milano

S'intitola We Are Making a Film About Mark Fisher, mescola documentario, performance e finzione per provare a spiegare chi è stato Mark Fisher.

Leggi anche ↓
Kristen Stewart ha detto che vuole assolutamente fare il remake di Twilight, però da regista, non da attrice

E anche a patto di trovare un produttore che ci metta moltissimi soldi per permetterle di fare le cose in grande.

Un collettivo di registi indipendenti ha fatto un film su Mark Fisher che verrà presentato anche a Milano

S'intitola We Are Making a Film About Mark Fisher, mescola documentario, performance e finzione per provare a spiegare chi è stato Mark Fisher.

Béla Tarr era talmente diverso che si è inventato un cinema che solo lui poteva fare e nessuno potrà mai imitare

A 70 anni è morto una leggenda del cinema europeo e dell'arte del Novecento, un uomo che con la macchina da presa ha cercato di compiere due missioni: dire la verità e fare la rivoluzione.

Le azioni di Warner Bros. sono salite del 170 per cento da quando è iniziato il triangolo con Netflix e Paramount

L'offerta d'acquisizione di Netflix e la battaglia con Paramount hanno trasformato Warner nel titolo più desiderato del 2025.

Con il suo finale, Stranger Things si è dimostrato all’altezza di tutti i classici che lo hanno ispirato

Dopo dieci anni, e con un'ultima, grande sorpresa, è giunta al termine quella che è senza dubbio la serie Netflix più rilevante e amata di sempre.

Xavier Dolan ha confermato che non è più in pensione e che quest’anno girerà un nuovo film

Dopo aver annunciato l’addio al cinema nel 2023, il regista ha deciso di tornare a lavoro e ha mostrato una nuova sceneggiatura su Instagram.