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Un donatore anonimo ha dato al Comune di Osaka 20 kili di lingotti d’oro con la condizione che vengano usati esclusivamente per sistemare i fatiscenti tubi dell’acqua della città I lingotti valgono circa tre milioni e mezzo di euro, esattamente la cifra di cui il Comune aveva bisogno per completare le ristrutturazioni.
Per festeggiare il centenario della sua nascita, ad aprile uscirà un album inedito di John Coltrane Si tratta dei leggendari Tiberi Tapes, registrati tra il 1961 e il 1965, finora rimasti inediti e custoditi in una collezione privata.
Il video di Robert Kennedy Jr. e Kid Rock che prima fanno palestra, poi vanno in sauna, infine bevono del latte ha lasciato interdetti persino i trumpiani Nelle loro intenzioni, il video voleva essere un invito ad adottare uno stile di vita sano. A giudicare dalle reazioni, il messaggio non è passato granché.
Grian Chatten dei Fontaines D.C. ha fatto una cover dei Massive Attack per la colonna sonora del film di Peaky Blinders E non solo: per il film, che uscirà nelle sale il 3 marzo e sarà su Netflix a partire dal 20, ha scritto anche due canzoni inedite.
Il primo film di Joachim Trier si trova su YouTube ed è un video di lui da ragazzo che fa skate con gli amici A 16 anni il regista di The Worst Person in the World e di Sentimental Value era un quasi professionista dello skate.
Abbiamo tutti il cuore spezzato per la storia di Punch, il cucciolo di macaco abbandonato da sua madre e scacciato dal suo branco Lui e il suo orango peluche sono diventati gli animali più famosi e amati di internet, con milioni di persone che negli ultimi giorni hanno condiviso l'hashtag #HangInTherePunch.
La paura di essere sostituiti dall’AI è ufficialmente una malattia e adesso ha anche un nome, “disfunzione da sostituzione dell’AI” I sintomi possono essere ansia, insonnia, paranoia, perdita di identità e possono manifestarsi anche in assenza di altri disturbi psichiatrici.
L’esposto che ha portato all’arresto del principe Andrea lo ha fatto un gruppo di attivisti che vuole abolire la monarchia inglese Il presidente del gruppo, Graham Smith, ha presentato la denuncia il 9 febbraio. Dieci giorni dopo, l'ex principe è stato arrestato.

Perché Juan Guaidó non è un usurpatore

E perché il regime di Maduro non è frutto della "volontà popolare".

29 Gennaio 2019

Tutto comincia quando l’opposizione al chavismo vince le elezioni politiche. Malgrado l’imponente propaganda del governo chavista e una capillare copertura, malgrado la tattica detta del “topo impazzito”, quella cioè di cambiare all’ultimo momento i luoghi dove la gente poteva recarsi a votare spostando i seggi, soprattuttto quelli sfavorevoli al chavismo, in periferia, nonostante le accuse di brogli, l’opposizione vince con oltre due milioni e 200mila voti di scarto. Il risultato sono 114 deputati. I chavisti però, miracoli del sistema elettorale venezuelano, riescono a portarne a casa quasi altrettanti, 112. Non abbastanza tuttavia per strappare all’opposizione il controllo dell’Assemblea Nazionale, ovvero del Parlamento.

Un fatto che Nicolas Maduro non può ovviamente accettare. A questo punto, uno degli uomini forti di Caracas (sono più di uno) convoca, durante le vacanze di dicembre, una sessione straordinaria in modo che il Parlamento uscente (dove i chavisti erano maggioranza) possa nominare i giudici della Corte Suprema. Queste nomine, da costituzione, avrebbero dovuto essere appannaggio del nuovo Parlamento (dove l’opposizione era invece maggioranza). Da questo momento non si capisce più niente. Il tribunale supremo, ormai di chiara fede chavista, destituisce alcuni deputati dell’opposizione eletti nel nuovo Parlamento. Dopo sei mesi questi deputati destituiti non vengono sostituiti attraverso nuove elezioni: il nuovo Parlamento, in mano all’opposizione, abilita quindi queste persone. Un atto che autorizza la Corte suprema a dichiarare che quella stessa assemblea non può più legiferare.

Nel frattempo, nel maggio 2018, vengono indette elezioni presidenziali. Non rispettando i sei mesi obbligatori, vengono concesse appena poche settimane per preparare la campagna. L’opposizione non partecipa se non con un Henri Falcon che gli stessi partiti d’opposizione non appoggiano. Maduro si presenta come candidato di una decina di liste. Ovviamente vince. E arriviamo al 10 gennaio 2019, quando finisce il mandato ufficiale del presidente della Repubblica e Nicolas Maduro succede a sé stesso. Egli giura di fronte ai giudici della Corte Suprema meno uno, fuggito negli Usa, e di fronte all’Assemblea costituente (ricordiamo che non si tratta del Parlamento e che questa assemblea non dovrebbe svolgere un lavoro legislativo). È qui che entra in gioco l’Assemblea nazionale (già esautorata delle sue funzioni) che a questo punto si dice l’unica autorità democratica del Paese e, come da costituzione, dichiara che il suo presidente assume le funzioni di presidente della repubblica ad interim. Come scritto nella Carta Magna, si prefigge di traghettare il Paese a nuove elezioni entro poche settimane.

Juan Guaidó circondato dai suoi sostenitori (Luis Robayo/Afp/Getty Images)

In questo momento entra in gioco Juan Guaidó. Relativamente giovane deputato di Voluntad Popular, uno dei maggiori partiti di opposizione, si ritrova alla testa del Parlamento perché tutti gli altri leader o sono fuggiti all’estero, o riparati in ambasciate straniere per sfuggire all’arresto, oppure troppo squalificati per qualsiasi ruolo. Siccome la presidenza del Parlamento è a turnazione, quando tocca a VP, il partito di Guaidó, è lui a dover assumere il ruolo di presidente ad interim. Tutti uniti a sostenere Guaidó quindi? Certo che no. L’opposizione non può tollerare che un ragazzino rischi di diventare presidente quando loro aspettano da vent’anni. Iniziano quindi i distinguo, gli sguardi di traverso e i malumori. Guaidó ha deciso di giocarsela sapendo di rischiare la pelle. È stato persino arrestato brevemente prima di essere rilasciato poche ore dopo. Sapendo bene che molti chavisti temono di finire in galera, ha detto che tutti crimini dal primo gennaio 1999 verranno perdonati quando e se i funzionari contribuiranno alla difesa della Costituzione. Ovvero se abbandoneranno i leader chavisti al loro destino.

E adesso? Maduro è apparso meno tranquillo che in altre occasioni. Ha dato un’intervista esclusiva a Cnn Turchia, che non dipende più dagli americani e che è ormai sotto il controllo statale, ovvero del presidente Erdogan. I poco informati potrebbero ritenere che un grande canale americano si sia fatto spiegare le ragioni del chavismo. Non è così. La repressione è già cominciata. Anche quei pochi soldati che si erano espressi a favore del cambio, alcuni giorni fa, sono stati costretti a dichiararsi a favore di telecamere perché erano stati scoperti: secondo fonti sul posto sono stati arrestati e non si sa nulla della loro sorte. Il rischio adesso è che oltre alla “normale” repressione possa essere l’ala dura del chavismo a prendere il sopravvento. Ovvero Diosdado Cabello, presidente dell’Assemblea costituente e Tareck El Aissami ministro del Commercio e delle Attività produttive. Sono considerati ancora più violenti di Maduro e hanno già chiesto e ottenuto un giro di vite nei confronti di quei funzionari che hanno arrestato Guaidó rilasciandolo qualche ora dopo e contravvenendo agli ordini ricevuti hanno spezzato la catena di comando.

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