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C’è un sito che digitalizza vecchie musicassette trovate per caso in tutto il mondo Si chiama Intertapes e ggni musicassetta viene catalogata non solo per la musica o le registrazioni che contiene ma anche per la grafica e i colori.
La bandiera di One Piece è arrivata anche a Sanremo grazie a Tommaso Paradiso Il cantante è un fan sfegatato del manga di Eiichiro Oda e ha deciso di portarsi questa sua passione anche sul green carpet dell'Ariston.
Il Vaticano ha annunciato che le messe nella basilica di San Pietro avranno una traduzione simultanea in 60 lingue fatta dall’AI L'AI in questione si chiama Lara e verrà presentata in occasione dei festeggiamenti per i 400 anni della Basilica.
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.
Alla cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici di Milano Cortina, Ilia Malinin si è esibito indossando dei jeans Balmain da 1100 dollari Il pezzo era abbinato a una felpa del rapper NF: nel suo insieme, il look sembrava suggerire una riflessione sulla salute mentale nello sport.
Giorgia Meloni ha dovuto pubblicare un comunicato stampa ufficiale per smentire le voci di una sua partecipazione a Sanremo È stata costretta a farlo perché da giorni questa voce circolava insistentemente, tanto che i giornalisti hanno anche chiesto a Carlo Conti se fosse vera.
La cosa più discussa dei BAFTA non sono stati i film né i premi ma le censure riuscite e fallite della BBC Un insulto razzista non è stato rimosso dalla differita della cerimonia, un "Free Palestine" e una battuta su Trump sono invece sparite. Non è chiaro il metodo applicato dall'emittente.

Jean Tinguely e l’arte che fa casino

A Milano, dal 10 ottobre al 2 febbraio, Pirelli HangarBicocca ospita la più grande retrospettiva mai realizzata in Italia dalla scomparsa dell'artista, 33 anni fa: macchine rumorosissime e cacofoniche che all’improvviso prendono vita.

09 Ottobre 2024

Difficile trovare una figura come lui, nell’universo già piuttosto sfaccettato e stravagante dell’arte moderna e contemporanea, perché Jean Tinguely era tanti artisti diversi riuniti in uno solo. Era costruttivista perché era riuscito a mettere in movimento le forme di Malevich, Kandinskij ed Arp. Era anche dadaista, perché come tutti gli esponenti di questa corrente, detestava ogni forma di potere e autorità. Ed era perfino artista pop art, perché come Robert Rauschenberg e Jasper Johns, considerava l’arte una forma di rivolta manifesta, totale e completa. Quasi un atteggiamento politico, senza bisogno di fondare un partito. Ma Jean Tinguely, a cui Pirelli HangarBicocca dedica la più grande retrospettiva mai realizzata in Italia dopo la sua scomparsa avvenuta 33 anni fa, era soprattutto un mago a cui è riuscita un’impresa davvero leggendaria: quella di trasformare il dinamismo in arte.

«Sono un artista del movimento», ripeteva come fosse un mantra. «Ho cominciato facendo pittura, ma mi sono arenato. La storia dell’arte e la scuola di belle arti mi hanno bloccato per molto tempo. Sono rimasto letteralmente intrappolato nei quadri, così ho deciso di introdurvi il movimento». Da allora nulla è stato più come prima. Dalle installazioni statiche si è passati a quelle mobili. Una rivoluzione copernicana. Proprio di questa rivolta, di questa sorta di golpe poetico si parlerà all’Hangar dal 10 ottobre al 2 febbraio, quando i cinquemila metri quadrati delle Navate verranno invasi da un universo effimero, rappresentato da installazioni dai nomi bizzarri come “Méta-Matic”, “Rotozaza”, “Gismo” e “Maschinenbar”. Tinguely le creava assemblando oggetti di scarto, ingranaggi, rottami e materiali recuperati chissà dove. Macchine rumorosissime e cacofoniche che all’improvviso prendono vita, grazie a motori e meccanismi complessi, per urlare al mondo tutto il loro dissenso. Con chi ce l’hanno? Contro il capitalismo, ça va sans dire. Perché l’arte di Tinguely è sia celebrazione che parodia dello strapotere della macchina, simbolo della sovrabbondanza e dello squilibrio dell’economia di mercato.

Le opere, che solitamente appaiono gigantesche (questo almeno è l’effetto che si prova girovagando fra le sale del Museo Tinguely di Basilea), all’interno dello spazio milanese sembrano quasi rimpicciolirsi. Ma attenzione, l’effetto finale è sempre lo stesso: dirompente e catartico. La mostra, curata da Camille Morineau, Lucia Pesapane e Vicente Todolí con Fiammetta Griccioli, teletrasporterà idealmente i visitatori nell’atelier-fabbrica dell’artista svizzero situato a La Verrerie, nel cantone Friburgo. Un luogo visionario, rumoroso e, soprattutto, in continuo movimento. «Ne abbiamo paura perché in esso vediamo la nostra decomposizione, la nostra disintegrazione”, affermava l’artista alla fine degli anni Cinquanta. «Eppure solo nel movimento troviamo la vera essenza delle cose. Oggi non possiamo più credere a leggi permanenti, religioni definite e architetture eterne. L’immutabilità non esiste: tutto è dinamico».

La retrospettiva allestita nell’ex edificio industriale che un tempo era sede di una fabbrica per la costruzione di locomotive è anche l’occasione per riportare alla luce il profondo rapporto che Tinguely ha avuto con la città di Milano. Una liaison piuttosto dangereuse, culminata nel novembre del 1970 con la dissacrante performance chiamata “La Vittoria”. Una vera e propria cerimonia funebre degna dei Monthy Phyton, che consisteva nell’autodistruzione di un fallo dorato alto oltre dieci metri, proprio davanti al Duomo, proprio sotto gli occhi della Madonnina sulle note di “O sole mio”. Lo scopo? Celebrare la fine dei Nouveaux Réalistes, corrente che l’artista aveva co-fondato dieci anni prima a Parigi insieme a Yves Klein.

Macchine che si distruggono da sole, sculture sonore, ingranaggi che producono segni e pittogrammi, ruote idrauliche dagli effetti musicali: non di solo movimento parlerà la mostra milanese. Perché Jean Tinguely è stato anche un uomo che ha amato tanto e che ha formato con Niki de Saint Phalle una delle coppie più colorate ed originali del secolo scorso. L’esibizione negli spazi di via Chiese rende omaggio all’artista francese con l’opera “Le Champignon magique”, scultura a forma di fungo allucinogeno divisa in due sezioni: da un lato c’è una “Nana”, tipica rappresentazione di donna dalle forme voluminose firmata da Niki de Saint Phalle; dall’altro, un uomo col sesso eretto, imbrigliato tra le piante. Queste due parti simboleggiano la complementarità tra i due artisti: «Jean era il movimento, io il colore», aveva spiegato la stessa Niki. A proposito: esattamente nei giorni in cui l’hangar onora Tinguely (nel 2025 ricorrono i 100 anni dalla sua nascita), il Mudec celebra fino al 16 febbraio la sua compagna, grazie ad un’esuberante, polimorfa, tondeggiante retrospettiva organizzata in collaborazione con Niki Charitable Art Foundation. Un po’ come se i due artisti, rimasti innamorati per tutta la vita, proprio non ne volessero sapere di restare lontani l’uno dall’altro.

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