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14:09 sabato 1 agosto 2026
L’unica pasticceria al mondo che ha il permesso dello Studio Ghibli per fare dolcetti di Totoro è quella della cognata di Hayao Miyazaki Si chiama Shiro-Hige’s Cream Puff Factory e ne produce pochissimi alla volta: accaparrarseli è difficile quasi come riuscire a visitare il Ghibli Park.
Uno dei motivi della crisi di Ceuta sarebbe una sentenza della Corte Suprema spagnola che stabilisce che i migranti che arrivano in Spagna a nuoto non possono essere respinti Migliaia di persone sono entrate in una settimana aggirando a nuoto un frangiflutti. Non possono essere respinte perché non hanno aggirato nessuna barriera fisica.
Per festeggiare il 25esimo anniversario di Drukqs, Aphex Twin ha fatto una ristampa del disco in vinile, cd e pure musicassetta Con questa ristampa Aphex Twin raggiunge anche un traguardo personale: ora tutti i suoi album sono disponibili in vinile.
Da un grande problema con gli incendi boschivi derivano grandi problemi con le assicurazioni e i risarcimenti Il 75 per cento dei danni da catastrofe naturale in Europa non è coperto da nessuna polizza assicurativa, e la quota cresce ogni estate. In più, i danni causati dagli incendi non sono comunque coperti da queste polizze.
A Firenze aprirà il primo centro italiano specializzato in prevenzione e cura della dipendenza da social Aprirà subito dopo l'estate e si chiama Discover - Fuori dal guscio, accoglierà ragazzi e ragazze dai 10 ai 25 anni di età.
Finché potremo vedere e rivedere all’infinito quella scena di Drive, di Kavinsky non ci dimenticheremo mai È morto a 50 anni uno dei grandi protagonisti della scena elettronica. Di lui resta tanto ma soprattutto una canzone, Nightcall, pezzo fondamentale di un film indimenticabile.
C’è un motore di ricerca che vuole rendere accessibili liberamente e gratuitamente tutte le opere d’arte conservate in tutti i musei del mondo Su The Last Museum si trovano già 5,8 milioni di opere e l'archivio continua a crescere giorno dopo giorno. L'obiettivo è raccogliere tutta l'arte di tutti i tempi.
Sta per uscire un libro che raccoglie centinaia di schizzi e bozzetti di Yohji Yamamoto ritrovati per caso in un magazzino di Tokyo Si intitola Yohji Yamamoto Drawings, la curatela è di Peter Saville e i disegni sono stati selezionati da Yamamoto in persona.

L’ultimo spettacolo di Jean Paul Gaultier

Dopo cinquant'anni, lo stilista simbolo di un’epoca di grandeur della moda saluta per sempre le passerelle (ma non si ritira).

23 Gennaio 2020

La notte di mercoledì 22 gennaio 2020, al Theatre du Chatelet di Parigi, Jean Paul Gaultier e l’industria della moda che contava hanno celebrato l’addio dello stilista alla Haute Couture – dopo una carriera durata cinquant’anni – in un florilegio stravagante di moda decadente e malinconica come non se ne vedeva da tempo. Jean Paul Gaultier è il simbolo di un’epoca di grandeur della moda che finisce, nell’attesa di un’altra che non si sa dove porterà. In un video su Instagram il designer confessa: «Questo sarà il mio ultimo spettacolo di Haute Couture. Accorrete – non potete perderlo. Tuttavia, state in campana, Gaultier Paris va avanti, l’Haute Couture continua. Ho un nuovo concept, che vi racconterò». Lo spettacolo di ieri è un jeanpaulgau-rama delle creazioni partorite dalla fantasia selvaggia dello stilista, un’esplosione d’archivio mai vista di temi, motivi, ossessioni, abilità sartoriali di un designer all’inizio poco amato dai francesi e adorato dagli anglosassoni.

Irina Shayk durante la sfilata di Jean Paul Gaultier, 22 gennaio 2020, Parigi. Foto di Anne-Christine Poujoulat/Afp via Getty Images

E soprattutto gioia, una gioia asincrona e demodé quanto volete ma gioia, quella che la moda ha espunto dalla sua grammatica di facce secche. Nonostante la resistenza iniziale, l’ironia di Jean Paul Gaultier, la scorrettezza politica, la volontà di elevare il banale e il quotidiano a moda alta, l’amore per l’assurdo, i lustrini dello showbiz, il corsetto, – quello a forma di cono di Madonna per il Blonde Ambition Tour 1990 è suo, come non ricordarlo – l’artificio, ne hanno fatto infine una star dell’industria della moda francese. Ha coltivato senza sosta l’immagine del cattivo ragazzo e rotto – in tempi non sospetti – confini che oggi in tanti fingono di rompere: la Haute Couture maschile, la confusione dei confini di genere, l’androginia, il gusto del riciclo, la “diversity”, i profumi, l’abbraccio dell’imperfezione, del vestire con humour. Gaultier ha inventato la gonna per gli uomini (senza successo), vestito Kylie Minogue e Marilyn Manson, lavorato come costumista – con risultati immaginativi e di straordinaria sapienza narrativa – ne Il quinto elemento di Luc Besson, Kika – Un corpo in prestito di Pedro Almodóvar,  La città perduta di Jean-Pierre Jeunet, e Il cuoco, il ladro, sua moglie, e l’amante di Peter Greenaway.  Ha registrato il singolo “How To Do That” nel 1989, presentato le prime sei serie di Eurotrash, commentato per France 3 l’Eurovision Song Contest 2008 e presentato, nel 1995, la seconda edizione degli MTV Europe Music Awards.

Il modello e direttore del casting Tanel Bedrossiantz durante la sfilata di Jean Paul Gaultier, 22 gennaio 2020, Parigi. Foto di Anne-Christine Poujoulat/Afp via Getty Images

In sintesi, Jean Paul Gaultier è un adorabile pestifero anti-borghese. E infatti lo spettacolo di ieri si è aperto con una bara da cui fuoruscivano due seni a punta con dentro il look numero uno: un babydoll bianco composto di decine di vestiti d’infante nello stesso stile introdotto da Karlie Kloss, in giacca smoking e tradizionale corona funeraria con nastro recante la frase “La Mode Pour La Vie”.  Ad Hamish Bowles di Vogue Us, backstage, lo stilista ha dichiarato che «a essere onesti è stato dieci volte più bordello dei miei primi spettacoli! Sapevo di avere troppo e avrei dovuto editare. Ma non l’ho fatto – alla fine ho messo tutto dentro!» in un gesto liberatorio anti-moda e soprattutto anti-branding, che avrebbe esatto coerenza, pulizia, editing senza sbavature, identità identica. Gaultier, sfacciato, ha mostrato più di duecento look. Nel pubblico Nicolas Ghesquière, ex-stagista di Gaultier, Isabel Marant, Christian Louboutin, Julien Dossena di Paco Rabanne, Mary Katrantzou, Christian Lacroix, Dries Van Noten e l’eremita Martin Margiela, suo ex-assistente. Come spiegare Margiela senza Gaultier?

Una modella durante la sfilata di Jean Paul Gaultier, 22 gennaio 2020, Parigi. Foto di Anne-Christine Poujoulat/Afp via Getty Images

La collezione – non c’è una parola adeguata per quello che abbiamo visto – si è aperta con un funerale: una sequenza di Qui êtes-vous Polly Maggoo? (1966) del fotografo William Klein. Poi sul palcoscenico un gruppo di modelle in lutto coreografate da Blanca Li, vestite in pezzi d’archivio “upcycled”, sulle note di “Back to Black” cantata da Boy George, distillato di eccentricità inglese. Tra le modelle c’erano le muse di Gaultier Anna Pawlowksi, Farida Khelfa (in pantaloni smoking neri e impeccabili), Claudia Huidobro (nel ruolo di Frida Kahlo), Christine Bergström, Laurence Treil, Chrystèle Saint Louis Augustin, Estelle Lefebure, Yasmin LeBon, Erin O’Connor, e Tanel Bedrossiantz. Segue una lezione sulla fragilità dei confini tra ciò che è e ciò che non è, il trompe l’oeil, che si materializza in una serie di giacche New Look appese piatte sul davanti di un bustier con gonne fatte di stelle filanti di calze di seta nera o guanti da bambina, una minigonna fatta di giacche biker, e crinoline e pizzi di denim su ballerini danzanti, sulle punte. Il famoso motivo a righe bianche e blu appare mutato in ventaglio di organza su Gigi Hadid, e poi foulard di Hermès tagliati e tessuti per fare una gonna vertiginosa; nel mezzo, una coppia bianca di sposi in completi immacolati. C’è anche Rossy de Palma, e la sua memorabile camminata, e Dita von Teese in un abito di cinture di satin a mo’ di corsetto. Beatrice Dalle spegne una sigaretta sulla passerella, Coco Rocha si lancia in una danza irlandese in kilt di velluto e piume, Amanda Lear discende le scale sulle braccia di due culturisti. Così ci saluta il meno gallico dei designer, uno dei pochissimi francesi che hanno capito il punto dei Monty Python, il giorno dopo la morte di Terry Jones, un altro brillante enfant terrible.

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