A metà tra meme e manifesting, la faccia di Kris Jenner ha riempito i feed dei più popolari social cinesi, Weibo e RedNote su tutti.
È iniziato il processo ai due uomini accusati dell’omicidio di Jam Master Jay dei Run-DMC
Lunedì 19 gennaio, come scrive Ian Youngs per Bbc, a New York è cominciato il processo “Il governo degli Stati Uniti d’America contro Karl Jordan Jr. e Ronald Washington”, i due uomini accusati di aver ucciso Jam Master Jay dei Run-DMC nel 2002. Nelle loro arringhe iniziali, i pubblici ministeri newyorchesi hanno spiegato alla giuria che Jordan – figlioccio di Jam Master Jay – e Washington, amico d’infanzia del dj, lo avrebbero ucciso per «avidità e vendetta». Un’esecuzione, questa la parola usata dall’accusa. Jason Mizell, nome di battesimo del fu Run-DMC, è stato ucciso nell’ottobre del 2002 con un colpo di pistola alla testa mentre passeggiava per il Queens.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, Mizell era coinvolto nel traffico di stupefacenti da quando i Run-DMC avevano cominciato la loro parabola discendente: i soldi gli servivano per mantenere lo stile di vita al quale lui, familiari e amici si erano abituati nel corso degli anni d’oro del gruppo. Jordan e Washington, all’epoca rispettivamente 18enne e 37enne, si erano convinti che Mizell li avrebbe coinvolti nelle sue attività illecite e che per i loro “servizi” li avrebbe pagati una cifra attorno ai duecentomila dollari. Quando scoprirono che non avrebbero ricevuto nemmeno un dollaro e che non sarebbero stati coinvolti in nessuna attività i due decisero di vendicarsi e di uccidere Mizell. Questa, almeno, la versione dei pubblici ministeri.
Il sindaco è riuscito a rubare la scena anche a due stelle di Hollywood, a conferma del naturale carisma con cui si conduce sempre in tutte le uscite social.
La bodyguard ha rimproverato una bimba che si era avvicinata alla cantante. Poi si è scoperto che la bimba è figlia di persone molto famose e con molti follower sui social.
«La convinzione che si debba curare tutti, indipendentemente da etnia o nazionalità, è ciò in cui crediamo anche noi», ha detto il presidente di MSF, spiegando la scelta del nuovo ambasciatore.