La madre della bambina, Wissam, e altri otto membri della famiglia sono così riusciti ad arrivare in Grecia e ottenere lo status di rifugiati.
Dopo i casi di Bergamo e Perugia, anche in Italia si sta iniziando a parlare di Nihilistic Violent Extremism
Inventata negli Usa, la definizione identifica crimini commessi da giovani e giovanissimi in cui la violenza non è un mezzo per raggiungere nulla ma il fine stesso dell'azione.
Negli ultimi mesi, la cronaca italiana è stata scossa da una serie di episodi di violenza giovanile che sembrano sfuggire alle categorie interpretative tradizionali. Anche in Italia si è iniziato a parlare di un fenomeno che negli Stati Uniti è già oggetto di monitoraggio stretto: il “Nihilistic Violent Extremism” (Nve). Il caso più recente è di mercoledì 25 marzo a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, dove uno studente di 13 anni ha accoltellato una professoressa di 57 anni poco prima dell’inizio delle lezioni. Il ragazzo, che indossava una maglietta con la scritta “Vendetta” e portava nello zaino una pistola scacciacani, ha aggredito la docente nei corridoi della scuola, ferendola in modo serio ma non letale, prima di essere immobilizzato dal personale scolastico e consegnato ai carabinieri.
Questo episodio segue di poco un altro evento inquietante: l’arresto di un 17enne tra Pescara e Perugia, accusato di aver pianificato una strage nel suo liceo artistico. Le indagini coordinate dalla Procura dell’Aquila hanno rivelato un profilo complesso: il giovane sarebbe ossessionato dal massacro della Columbine High School del 1999 (14 morti) e dagli “idoli” del moderno suprematismo bianco come Anders Breivik (il “mostro di Oslo”, il 22 luglio 2011 uccise 77 persone) e Brenton Tarrant (responsabile degli attentati islamofobici di Christchurch, in Nuova Zelanda. Uccise 51 persone). Nonostante i riferimenti all’estrema destra e ai contenuti neonazisti trovati nelle sue chat Telegram, gli inquirenti hanno sottolineato come l’obiettivo non fosse il perseguimento di un’”agenda politica”, quanto la realizzazione di un atto di distruzione totale, una distruzione che doveva culminare con il suicidio dell’attentatore. Il sequestro di manuali per la fabbricazione di esplosivi come il Tatp (un potente e instabile esplosivo a base di perossido di acetone, è il più utilizzato nelle stragi pianificate nel casalingo per la facilità nella creazione della miscela) e di documenti sul sabotaggio dei servizi pubblici indica un livello di radicalizzazione partita dal digitale che trasforma il disagio individuale in un progetto terroristico strutturato, pur in assenza di un’organizzazione centrale.
Il termine “Nihilistic Violent Extremism” è entrato nel lessico delle agenzie di sicurezza internazionali per descrivere una forma di radicalizzazione che, pur adottando l’estetica e le tattiche di movimenti estremisti noti, non è mossa da una reale ideologia politica o religiosa, ma da una visione del mondo misantropica e da un odio generalizzato verso la società nel suo complesso. Secondo i dati presentati nel 2025 dal direttore dell’Fbi Kash Patel durante un’audizione al Senato americano, le indagini legate all’Nve sono aumentate del 300 per cento rispetto all’anno precedente, arrivando a superare i 1.700 casi attivi solo negli Stati Uniti, ora quest’ombra si sta estendendo anche sull’Italia. Ma è un estremismo fluido e ibrido: si possono trovare riferimenti al suprematismo bianco accanto a feticismi per la violenza pura o alla glorificazione di stragi scolastiche del passato, il tutto mescolato a reati di natura sessuale come la sextortion e la produzione di materiale pedopornografico. In questi gruppi, la violenza non è un mezzo per ottenere un qualsivoglia cambiamento (sociale, culturale, economico), ma il fine stesso dell’azione, un modo per affermare la propria esistenza attraverso la negazione di quella altrui. L’adozione di simboli neonazisti o razzisti spesso è solo una cornice estetica messa sopra il vuoto ideologico profondo, rendendo questi soggetti estremamente difficili da monitorare, poiché mancano dei punti di riferimento dottrinali tipici del terrorismo classico.
La risposta istituzionale italiana, affidata in prima battuta alle parole del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, si è concentrata sulla necessità di norme più severe contro la diffusione di armi proprie e improprie tra i giovanissimi e sul miglioramento dell’assistenza psicologica nelle scuole. Tuttavia, il fenomeno del nichilismo violento pone sfide che vanno oltre la semplice gestione dell’ordine pubblico o della sicurezza scolastica. Se il terrorismo degli anni di piombo cercava di realizzare un progetto politico attraverso l’atto violento, l’Nve comunica solo il fallimento del legame sociale e la totale assenza di prospettive future, oltre a un immenso vuoto ideologico. Il fatto che i protagonisti di questi episodi siano minorenni, spesso inseriti in contesti scolastici apparentemente ordinari, evidenzia come la radicalizzazione avvenga ormai in uno spazio puramente virtuale, lontano dagli occhi delle famiglie e delle istituzioni. La scuola non è scelta come bersaglio per ragioni politiche, ma perché rappresenta l’istituzione sociale per eccellenza, il luogo dove si manifesta il fallimento del processo di integrazione del singolo nella comunità.
In questo senso, i casi di Pescara e Bergamo potrebbero non essere episodi isolati di cronaca nera, ma i primi segnali di una nuova forma di conflitto, dove l’avversario non è un nemico esterno, ma un vuoto che ha trovato nella rete i manuali per armarsi.
Si tratta della più grande ricerca di questo tipo mai fatta. Secondo i risultati, usare i cannabinoidi per curare ansia, anoressia nervosa, Ptsd o altre dipendenze non serve a nulla.