L'AI in questione si chiama Lara e verrà presentata in occasione dei festeggiamenti per i 400 anni della Basilica.
L’Isis sta invitando i suoi miliziani a imparare a usare l’AI per diventare «jihadisti migliori»
E sta fornendo anche delle pratiche guide per capire quale delle numerose AI oggi disponibile si presta meglio a ogni jihadistico proposito.
In una guerra che si è combattuta per cielo, per terra e anche sotto, mancava solo l’AI. Mancava perché da poco le nuove leve dell’Isis vengono incoraggiate a utilizzare l’intelligenza artificiale e i chatbot per sostenere le loro campagne terroristiche. Le due edizioni più recenti di Voice of Khorasan, la rivista in lingua inglese della sedicente branca afghana dello Stato Islamico (ISIL-KP, che sta per Stato islamico dell’Iraq e del Levante – Provincia di Khorasan, con la quale però l’Isis nega qualsiasi associazione), contengono pagine dedicate a spiegare ai militanti del gruppo come usare l’intelligenza artificiale per diventare «mujahid (combattente del jihad, ndr) responsabili».
L’ultimo numero della rivista, in una sezione intitolata “L’AI è come il fuoco. Puoi usarla per illuminare una casa o per bruciarla”, fornisce consigli su come utilizzare i chatbot e fornisce esempi di come questi strumenti possano essere utilizzati come assistenti nella propaganda e nella predicazione (non si fa menzione di attacchi o attentati, forse perché non è il caso di chiedere a una AI come organizzare il prossimo 11 settembre, va bene che di Big Tech non c’è da fidarsi ma in questo caso una segnalazione alle autorità competenti la si può dare per scontata). Nell’edizione precedente, invece, conteneva un articolo che confrontava i diversi e più popolari LLM (Large Language Model, quelli che comunemente e impropriamente chiamiamo chatbot o AI), come ChatGPT di OpenAI, Claude di Anthropic, Meta, Microsoft e DeepSeek, per aiutare a capire quale fosse il migliore e il più adatto alle proprie jihadistiche esigenze. L’articolo include anche un avvertimento a diffidare dai LLM «impiegati nelle infrastrutture o nelle operazioni delle Forze di difesa israeliane».
Come riporta Politico, Avi Jager, direttore senior del Severe Harms Intelligence Department della società di sicurezza AI Alice, ha affermato che i documenti sembrano offrire non solo «una guida tattica», ma segnano «un cambiamento ideologico con significative implicazioni a lungo termine». Il motivo: per anni, gruppi come l’Isis e, più in generale, i movimenti jihadisti, hanno guardato con diffidenza alle tecnologie come l’intelligenza artificiale. Nella letteratura precedente c’erano persino argomenti secondo cui l’uso di tali strumenti potesse essere non islamico o che affidarsi ad essi costituisse una violazione della volontà divina.
La chiusura dell'app di generazione di video tramite AI è una notizia improvvisa ma non così imprevista: i problemi legali erano molti e grossi, tutti relativi al diritto d'autore.
In molti hanno sottolineato una differenza sostanziale tra Zuckerberg e i dipendenti di Meta, però: lui non può essere licenziato e rimpiazzato dall'AI.