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08:43 lunedì 16 marzo 2026
Due episodi di Doctor Who degli anni ’60 che si pensava fossero andati perduti sono stati ritrovati in uno scatolone nella casa di un collezionista Si tratta, tra l'altro, di due puntate molto importanti perché raccontano la storia dei Dalek, i villain più famosi dell'universo di Doctor Who.
Kim Jong-un e sua figlia vestiti uguali che sparano assieme al poligono di tiro sono la più surreale immagine di genitorialità mai vista La giovane Kim Ju Ae, erede designata del Supremo leader, ha mostrato le sue doti balistiche in una splendida giornata padre-figlia al poligono.
Degli scrittori hanno creato un logo da apporre sui libri per far sapere ai lettori che sono scritti da un umano e non dall’AI La Society of Authors chiede a tutti gli editori di appore il logo "Human Authored" sulla quarta di copertina dei libri, per salvare l'editoria dall'AI.
I Fugazi hanno pubblicato un album “scartato” che avevano registrato trent’anni fa con Steve Albini È la prima versione dell'album che è poi diventato In on the Kill Taker. Tutti i proventi andranno all'ente benefico fondato da Albini, Letters Charity.
Dopo quasi un millennio, l’Inghilterra si è decisa ad abolire definitivamente i seggi ereditari della Camera dei Lord Ne erano rimasti 92, che il governo laburista ha cancellato. Concedendo ad alcuni Lord, però, di diventare parlamentari a vita.
I protagonisti di The Voice of Hind Rajab, candidato all’Oscar per il Miglior film internazionale, non saranno alla cerimonia perché gli Usa vietano l’ingresso ai cittadini palestinesi Ad annunciarlo sono stati gli attori e le attrici del film, con una dichiarazione congiunta pubblicata sui loro profili social.
È stato annunciato il sequel di KPop Demon Hunters ma i registi hanno già detto che ci sarà molto da aspettare prima di vederlo Maggie Kang e Chris Appelhans hanno messo le mani avanti e avvisato i fan: i tempi di lavorazione saranno lunghi, molto lunghi.
La nuova Guida suprema dell’Iran ha detto di aver scoperto di essere la nuova Guida suprema dell’Iran guardando la tv Lo ha fatto nel suo primo messaggio alla nazione, letto da un annunciatore sui canali della tv di Stato. Per il momento, il nuovo ayatollah ancora non si è fatto vedere in pubblico.

Sogno americano a Phnom Penh

Mentre la Cambogia processa i suoi ultimi Khmer Rossi, i cambogiani costruiscono la loro New York

20 Febbraio 2012

Phnom Penh.«Ai giovani non interessa sapere se sono figli della vittima o del carnefice», dice un vecchio giornalista americano che sembra aver stabilito la sua residenza al bar dell’FCC, il Foreign Correspondents Club di Phnom Penh. Commenta così la sentenza della Suprema Corte istituita per giudicare i crimini dei khmer rossi che tra il 1976 e il 1979 trasformarono la Cambogia nell’inferno terrestre. Ai primi di febbraio la Corte ha respinto l’appello di Kaing Guek Eav, conosciuto come Duch, direttore della prigione del Tuol Sleng, responsabile della morte e delle torture di 17.000 persone, e lo ha condannato all’ergastolo. Ma in Cambogia la notizia non ha avuto particolare rilievo. «I giovani sono più interessati all’ultimo cellulare».

Mentre il processo agli ultimi khmer rossi si compie nell’indifferenza, si celebrano i dati della World Bank secondo cui la crescita del prodotto interno lordo supera il 6.5%. “The Khmer Rouge are dead, the Khmer Riche rule”, i khmer rossi sono morti, i khmer ricchi governano, è il nuovo mantra.

«La Cambogia potrebbe diventare la Svizzera del sud-est asiatico» commenta Tassilo Brinzer, ex photo-editor tedesco, attivo nella ristorazione (col ristorante La Croisette, angolo di Costa Azzurra in riva al Mekong) e nell’editoria (con la rivista Globe, riferimento per gli espatriati dell’area).

«Questo è il posto dove ancora puoi realizzare l’american dream» conferma Cedric Getgen, francese che ha aperto un Bar à Vin, le Bouchon, ed è il più richiesto “communication manager” della capitale.

Meng Hieng è la prova vivente che il sogno si può realizzare. Da bambino riempiva d’acqua le giare per lavarsi. Coi primi guadagni ha aperto un banchetto per vendere noodles. Negli anni ’90, quando la Cambogia era amministrata dalle Nazioni Unite, ha pensato che sarebbe stato un buon affare distribuire libri e giornali esteri. Oggi è proprietario di 12 librerie e negozi di giocattoli, distributore di libri scolastici per le centinaia di scuole private, operatore turistico e immobiliare. «Quando hai esperienza e fiducia in te non hai bisogno di investire il tuo denaro, c’è gente che lo investe per te».

Phnom Penh si sta popolando di personaggi che inseguono un sogno. «Sono tornato perché era tempo di tornare. Ed ho scoperto un luogo che ti dà più stimoli di New York» dice Sopheap Pich, scultore che crea enormi opere in bambù in un capannone accanto a un tempio sulla rive del Mekong e le vende a decine di migliaia di dollari nelle gallerie di Hong Kong, Bangkok, New York.

«Per me la Cambogia era un’utopia, adesso ringrazio i miei genitori» dice Romyda Keth. La sua famiglia si è rifugiata in Francia nel ’73 dopo la deposizione di re Sianouk, ma ha continuato a tornarci combattendo tra le fila dei partigiani realisti. Romyda li ha seguiti nel ’93 proseguendo qui il suo lavoro di stilista. Oggi è nota in tutta l’Asia ed ha aperto il primo design-hotel di Phnom Penh. «Qui ritrovi l’energia, la vita è a colori».

«Sino a poco tempo fa in Cambogia non ci si poneva il problema di cucinare. Il problema era avere cibo» dice Luu Meng. Nel 2000 ha aperto il Malis, ristorante di cucina cambogiana frequentato dai nuovi imprenditori locali. « Quando hanno ospiti importanti li portano qua: sono orgogliosi di avere una cucina “nazionale”».

La Phnom Penh di questi personaggi è quella in cui s’iniziano a costruire torri che dovrebbero replicare lo skyline delle capitali asiatiche. Per ora l’unica compiuta è quella della Canadia Bank, ma sono ripresi i lavori della Vattanac Tower, che dovrebbe ospitare il neonato Stock-Exchange, ed è in pieno sviluppo il progetto di Diamond Island, che nei sogni khmer dovrebbe divenire una micro Singapore. Tutto ciò ha determinato un incremento del 102% negli investimenti immobiliari. E moltiplicato gli sfratti dei residenti poveri.

Lo sviluppo della Cambogia e di Phnom Penh è alimentato dai suoi problemi. Devastata da decenni di guerra civile (gli ultimi khmer rossi hanno deposto le armi nel 2000), la Cambogia resta una delle nazioni più povere e corrotte del mondo. Il regime di Hun Sen, premier in carica dal 1985, ex khmer rosso passato al momento giusto dalla parte dei vietnamiti (che invasero o liberarono il paese, secondo i punti di vista, nel 1979), ha trasformato la Cambogia in un mercato di frontiera. Come dicono, «più ti avvicini alla cerchia di Hun Sen, più cresce il tuo conto in banca».

Si compone uno scenario simile a quello dello Sbaek Thom, il teatro delle ombre, dove le marionette sono manovrate dietro un telo illuminato dal retro.

«Il cambiamento ci deve essere, ci sarà dopo le elezioni del 2013. Si punta a un partito unico evitando la deriva dei clan» spiega Jean-Michel Filippi, linguista francese che insegna all’università di Phnom Penh. L’obiettivo deve essere quello di una “democrazia limitata” sul modello vietnamita. «Non ci sono alternative. Qui in Cambogia non si muore politicamente. Si muore e basta».

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