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18:14 martedì 24 marzo 2026
Zuckerberg sta addestrando una AI a fare il Ceo di Meta perché secondo lui tutti i dipendenti Meta dovrebbe avere un assistente AI che sappia fare il lavoro al posto loro In molti hanno sottolineato una differenza sostanziale tra Zuckerberg e i dipendenti di Meta, però: lui non può essere licenziato e rimpiazzato dall'AI.
Il nuovo film di Sean Baker è già uscito e si può vedere gratuitamente online Si intitola Sandiwara, è un cortometraggio ambientato a Penang, in Malesia, le protagoniste sono la premio Oscar Michelle Yeoh e la cucina malese.
Il nuovo progetto di Hayao Miyazaki sono dei diorami che riproducono alla perfezione scene di film dello Studio Ghibli Il regista sta lavorando a 31 "scatole magiche", basate su altrettante sue illustrazioni, che verranno esposte a luglio al Ghibli Park, in Giappone.
A causa dei depositi di petrolio colpiti dalle bombe, a Teheran c’è anche un gravissimo problema di inquinamento dell’aria Molti cittadini di Teheran hanno raccontato di star soffrendo da giorni di mal di testa, irritazione a occhi e pelle e difficoltà respiratorie.
Tajani al seggio che vota Sì è diventato l’involontario e perfetto meme che celebra la vittoria del No La foto del Ministro degli Esteri che esercita il diritto di voto è diventata, suo malgrado, il simbolo di tutto ciò che è andato storto nella campagna per il Sì, tra citazioni sbagliate e foto imbarazzate.
Paul Thomas Anderson avrebbe riscritto la sceneggiatura del nuovo film di Scorsese per fare un favore a DiCaprio, e non è la prima volta che succede Era già successo con Killers of the Flower Moon, adesso la storia si ripete con il nuovo film di Scorsese, What Happens at Night. Sempre su richiesta (insistente) di Leo.
Dopo Bad Bunny e John Galliano, Zara fa la tripletta lanciando una collezione fatta assieme a Willy Chavarria La collezione si chiama Vatísimo e celebra le origini ispaniche del designer, con un video dove la protagonista è la top model degli anni '90 Christy Turlington.
Chappell Roan è diventata la persona più odiata del Brasile per colpa della sua guardia del corpo, di una bambina, di un calciatore, di un attore, di un sindaco e dei social La bodyguard ha rimproverato una bimba che si era avvicinata alla cantante. Poi si è scoperto che la bimba è figlia di persone molto famose e con molti follower sui social.

Il Ministero della Verità

12 Luglio 2011

La Repubblica popolare cinese ha sempre preso sul serio il controllo dell’informazione. Fondamentale, a sentire Pechino, per mantenere il potere all’interno della nazione ed evitare pericolose proteste o la diffusione di notizie imbarazzanti per il Partito o lesive della dignità dei cittadini. Addetti ai lavori a parte, nessuno è mai riuscito ad avere accesso alle direttive più recenti riguardanti la censura delle informazioni diramate dal governo centrale nel 2008, fino a quando, qualche giorno fa, una fuga di notizie che la polizia del web non è riuscita a fermare in tempo ha fatto rimbalzare da un blog all’altro quelle che i cinesi definiscono “le regole del Ministero della Verità”.

E così il mondo intero ha scoperto che, quando descrivono fatti di cronaca, i giornalisti devono stare attenti a non utilizzare termini come zoppo, cieco, sordo, idiota, pazzo o ritardato quando si riferiscono a persone con ritardi fisici o mentali. E’ opportuno chiamarli disabili o, meglio ancora, persone con un handicap intellettuale. Quando si parla di prodotti commerciali, medicinali o innovazioni tecnologiche, vanno evitate espressioni come ottimo, il migliore, il più famoso, perché non è consentito esprimere un giudizio o una preferenza. Sono banditi anche i vari re/regine dello schermo o superstar per riferirsi alle celebrità dello spettacolo: meglio non dare loro troppa importanza. A proposito degli uomini politici, indipendentemente dal ruolo ricoperto, è vietato l’uso dell’avverbio personalmente, e mai potrà essere tollerata la scelta di abbreviarne la carica ricoperta. Off limits sono anche tutte quelle espressioni colloquiali usate nel linguaggio orale per esprimere stupore (wow!) o imprecazioni varie (maledizione!), purché non sia necessario riportarle in un dialogo ma, in questo caso, va sempre aggiunta una nota per precisare la sfumatura linguistica del termine utilizzato.

Non è possibile riferirsi alle minoranze etniche come se fossero gruppi etnici. Tutt’al più le si può considerare come tribù. Mentre quando si parla di musulmani, è opportuno evitare di nominare i maiali.
Divieti ancora più perentori riguardano i riferimenti alle “isole cinesi”: mai utilizzare la parola Cina quando si parla di Hong Kong, Macao e Taiwan visto che, di fatto, ci si sta riferendo allo stesso paese. Ancora più grave sarebbe raccontare, ad esempio, di “turisti di Hong Kong o Taiwan in visita in Cina”: in Cina ci vivono già, quindi è più corretto specificare che stanno facendo i turisti sul continente. Bandito anche qualsiasi riferimento ad altri territori contesi: l’arcipelago Nansha non corrisponde alle Isole Spartly, l’isola Diaoyu non può chiamarsi Senkaku così come lo Xinjiang non può essere definito come Turkestan orientale.
Infine, il Partito raccomanda di fare attenzione anche ai vocaboli utilizzati nelle notizie che si occupano di affari internazionali. Nello specifico, bisogna evitare di usare l’abbreviazione “Corea del Nord” per riferirsi alla “Repubblica popolare democratica di Choson”, letteralmente “paese del fresco mattino”, la denominazione utilizzata nell’antichità per lo stato che si formò nella regione nord-occidentale dell’attuale Corea, guidato, narra una leggenda, da un saggio cinese. Meglio fare riferimento a episodi di “radicalismo religioso” piuttosto che di “fondamentalismo islamico”, parlare di Africa Subsahariana piuttosto che di Africa Nera, e non rivelare mai il colore della pelle o la religione di chi si macchia di crimini feroci.

Se per certi aspetti fa sorridere constatare che per tutte quelle notizie che non mettono in discussione l’onore e la rispettabilità del partito, le convinzioni di natura territoriale o concedono presunte libertà ai cittadini le regole del “Ministero della Verità” seguono i principi del politically correct, è evidente che queste direttive sono finalizzate ad ottenere un altro risultato: spingere chiunque a confrontarsi con il ministero della Propaganda ogni qual volta si ha la sensazione di doversi occupare di una notizia delicata. E chi trova strana l’assenza di riferimenti diretti ai fatti di Tiananmen, al rispetto dei diritti umani o alle proteste degli operai può rassegnarsi: questi sono temi che hanno portato in prigione tutti i reporter che hanno avuto il coraggio di occuparsene in maniera non tradizionale. Quindi è scontato che, per evitare uno scontro diretto con il Partito, è opportuno imporsi di dimenticare. Anche perché è ancora troppo lontano il giorno in cui Pechino potrebbe decidere di cambiare idea lasciando maggiore libertà alla stampa nazionale.

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