Hype ↓
04:21 giovedì 29 gennaio 2026
All’Haute Couture di Parigi, Schiaparelli ha fatto indossare all’attrice Teyana Taylor i gioielli rubati al Louvre Erano però una copia, ricreata per la maison dallo stilista Daniel Roseberry, che ha detto «avevo solo voglia di divertirmi un po'».
La polizia iraniana sta dando la caccia ai dispositivi Starlink nel Paese per impedire alle persone di riconnettersi a internet E, ovviamente, chiunque venga trovato in possesso di uno dispositivo Starlink viene arrestato. Sono già in 108 in carcere per questo motivo.
È stato annunciato un sequel di Dirty Dancing e a interpretare Baby, 39 anni dopo, sarà ancora Jennifer Grey Non è ancora confermato se sarà lei la protagonista del film, però. Ma secondo le prime indiscrezioni, è quasi sicuro che lo sarà.
Sedicimila dipendenti Amazon hanno scoperto di essere stati licenziati con una mail inviata per sbaglio dall’azienda È il secondo grande licenziamento deciso da Amazon, dopo quello di ottobre 2025 in cui avevano perso il lavoro 14 mila persone. Anche stavolta, c'entra l'AI.
Il video di Barbero sul no al referendum sulla giustizia è diventato più discusso del referendum stesso Il video, il fact checking, l'oscuramento hanno appassionato il pubblico molto più della futura composizione del Csm.
In Francia c’è stato un altro caso di sottomissione chimica e stavolta il colpevole è un ex senatore Per fortuna la potenziale vittima, una deputata dell'Assemblea nazionale, si è accorta di essere stata drogata prima che succedesse il peggio.
Dopo che Mamdani ha consigliato ai newyorchesi di leggere Heated Rivalry, i download del libro sono aumentati del 500 per cento Download tutti arrivati dalla rete delle biblioteche pubbliche della città, dove il libro si poteva scaricare gratuitamente.
Ikea ha annunciato che non produrrà più la borsa Frakta (quella blu da 99 centesimi) L'accessorio, passato anche sulle passerelle di Balenciaga e sui campi da tennis, sarà sostituito da un nuovo modello, in fase di progettazione.

L’uomo diventerà dio?

Nel saggio Homo Deus, Yuval Noah Harari descrive un probabile futuro prossimo in cui l'umanità cercherà di sconfiggere la morte.

17 Maggio 2017

Ogni vero bestseller vive di una storia, e quella di Sapiens (Harper, 2014) è passata per un’aula di storia medievale. Al suo autore, Yuval Noah Harari, un ricercatore israeliano formatosi a Oxford nello studio dei conflitti del Medioevo, era stato proposto di tenere un corso ambizioso, ma dai contorni vaghi: un riassunto di 75 mila anni di presenza dell’essere umano sul pianeta Terra, e di quel che ha significato. L’allora trentacinquenne Harari aveva accettato, e dalle sue lezioni era nato un saggio finito nel book club di Mark Zuckerberg, indicato in diretta televisiva tra i consigli letterari di Barack Obama e tradotto in 40 lingue del mondo.

Breve storia dell’umanità ha un sequel, che esce oggi e prova a ripercorrere le fortune del suo predecessore: Homo Deus. Breve storia del futuro, edito da Bompiani (traduzione di Marco Piani), è un lungo e approfondito viaggio nella storia dell’umanesimo, inteso come il dominio globale della prospettiva umana, e ciò che Harari vede come la sua probabile fine. L’aver studiato per anni guerre senza quartiere tra principi e feudatari gli ha reso ancora più evidente come, in un pugno di anni appena, l’umanità sia riuscita a sconfiggere lo spettro della guerra come condizione immutabile e radicata nella sua natura. E l’uomo, quella scimmia evoluta secondo alcuni al centro di un disegno divino, ha realizzato anche altre meraviglie che nella storia sono a lungo sembrate chimere. Prendete l’arresto della diffusione di malattie infettive: ciò che appena qualche secolo fa causava lo sterminio di buona parte della popolazione di uno Stato, come il vaiolo o la peste nera, oggi è stato completamente debellato dagli sforzi della ricerca e della tecnologia. E ancora, «per la prima volta nella storia si muore più per colpa degli eccessi alimentari che per la mancanza di cibo»: non significa che il problema della nutrizione sia risolto, ma è certamente meno preoccupante di ciò che appariva a un nostro simile del secolo scorso.

libroharari

Sconfitto il vaiolo, fermate le carestie e allontanato il fantasma della guerra, a cos’altro può mirare la nostra specie, insoddisfatta per natura? La risposta di Harari è che l’Homo Sapiens vorrà – e vuole già – diventare un «Homo Deus», un demiurgo ben più pratico che metafisico, capace di riscrivere i geni che lo compongono, mettere le mani su fonti di felicità e benessere inesauribili e, nel contempo, sfuggire a quel problema che continua a condizionarlo: la morte. «Non abbiamo bisogno di aspettare il “secondo avvento” per sconfiggere la morte. Un paio di nerd in un laboratorio è in grado di farlo», dice Harari, che nella sua scrittura alterna toni caustici a pagine più preoccupate. Per parlare della nuova direzione convintamente anti-mortale della storia umana, Harari non deve andare a pescare lontano: bastano la nota passione per la parabiosi (gli innesti di sangue giovane) del super-investitore della Silicon Valley Peter Thiel, o lo statuto di Calico, la controllata di Google che nel 2013 dichiarava di voler «risolvere il problema della morte». O ancora Bill Maris, capo del potente fondo di investimento Google Ventures, che nel 2015 in un’intervista pronunciava senza scomporsi le parole: «Se lei mi chiede oggi se è possibile vivere fino a 500 anni, la mia risposta è sì».

Quanto agli altri due elementi del trittico che monopolizzerà l’agenda umana – la felicità come orizzonte imprescindibile, l’assalto alle capacità divine di riscrivere il destino della specie – Harari, in un testo disseminato da note che occupano praticamente metà del volume, per spiegarli si serve di una mole impressionante di riferimenti circostanziati, che passano dai dati della diffusione degli antidepressivi su scala mondiale (la felicità è del tutto alla nostra portata: è soltanto una questione biochimica, no?) alle ultime ricerche sulle cellule staminali, ai tentativi di costruzione di un’intelligenza artificiale in grado di sostituirsi alla mente di un essere umano. Contando sul fatto che «un’economia che si regge su una crescita infinita ha bisogno di progetti infiniti», l’autore del saggio deduce che l’umanità a trazione capitalista non si fermerà finché non raggiungerà i suoi obiettivi in questi tre campi, anche se il progresso sarà lento e meno scenografico di quel che spesso il sensazionalismo mediatico induce a pensare.

Homo Deus si legge come un racconto ispirato e grandioso di ciò che potrebbe essere, più che di ciò che sarà

In realtà sembra essere lo stesso accademico israeliano a peccare di una eccessiva semplificazione in alcune sue osservazioni en passant, inserite nel testo per avvalorare le sue tesi predittive: come quando parla dei due nerd nel laboratorio che riusciranno, da soli, a sopraffare la morte, o immagina che in un futuro prossimo i nordcoreani potrebbero essere in grado di hackerare i nanorobot che ci inietteremo nel sangue per far fronte ai tumori, con chissà quali effetti disastrosi. Ma l’iperbole è nella natura della sua trattazione, e Homo Deus si legge come un racconto ispirato e grandioso di ciò che potrebbe essere, più che di ciò che sarà. D’altronde è lo stesso Harari a scrivere che «nessuno può recepire tutte le più recenti scoperte scientifiche, nessuno può fare previsioni su quale sarà l’assetto dell’economia globale nei prossimi dieci anni, e nessuno ha uno straccio di indizio di dove ci stiamo dirigendo con così tanta fretta». Il suo esercizio funziona proprio perché tiene conto della quota fisiologica di imprevedibilità che condizionerà l’umanità dei prossimi decenni e secoli, e in questo senso richiama quello recente di Chuck Klosterman nel suo But What If We’re Wrong?, di cui abbiamo parlato anche qui su Studio.

Yuval Noah Harari mantiene qualcosa di simile a un ottimismo di fondo nelle sue riflessioni: la specie che ha colonizzato il mondo e si sta lanciando a velocità sfrenate verso territori inesplorati non smetterà di sorprenderci. Ma non è detto che ciò avverrà sempre in senso positivo: e se il futuro prossimo, continuando in questo solco, vedesse una resa incondizionata dell’uomo alle macchine, un progressivo rimpiazzo della mente biologica con sofisticati software, una deleteria proskynesis nei confronti di sistemi simili a quelli a cui siamo abituati, ma su cui all’improvviso non abbiamo più alcun controllo? L’autore del libro immagina una distopia in cui la singolarità dei tecno-futuristi – una macchina capace di prevalere sull’intelletto umano – è diventata reale, e alle religioni monoteiste è stato sostituito un approccio fideistico verso dati e algoritmi nelle mani di ristrette e facoltose cerchie di élites oltreumane. In una delle sue poesie, T. S. Eliot scrisse degli uomini: «Essi han sempre cercato di sfuggire / dall’oscurità interiore ed esteriore / Fino a sognare sistemi talmente perfetti che nessuno avrebbe più bisogno di essere buono».

Immagine Getty
Articoli Suggeriti
Sedicimila dipendenti Amazon hanno scoperto di essere stati licenziati con una mail inviata per sbaglio dall’azienda

È il secondo grande licenziamento deciso da Amazon, dopo quello di ottobre 2025 in cui avevano perso il lavoro 14 mila persone. Anche stavolta, c'entra l'AI.

La comunità scientifica è strabiliata da una mucca che ha imparato a usare una scopa per grattarsi

La mucca si chiama Veronika, ha 13 anni, vive in Austria ed è il primo esemplare di bovino a dimostrare questa capacità con scientifica certezza.

Leggi anche ↓
Sedicimila dipendenti Amazon hanno scoperto di essere stati licenziati con una mail inviata per sbaglio dall’azienda

È il secondo grande licenziamento deciso da Amazon, dopo quello di ottobre 2025 in cui avevano perso il lavoro 14 mila persone. Anche stavolta, c'entra l'AI.

La comunità scientifica è strabiliata da una mucca che ha imparato a usare una scopa per grattarsi

La mucca si chiama Veronika, ha 13 anni, vive in Austria ed è il primo esemplare di bovino a dimostrare questa capacità con scientifica certezza.

Metà delle città più popolose del mondo sono a rischio siccità perché consumano più acqua di quanta ne abbiano

Le analisi mostrano un altissimo livello di "stress idrico" in molte metropoli. In Italia Roma, Napoli e l'intera Sicilia sono già in fascia rossa.

I monaci benedettini tedeschi sono stati costretti a vendere il più antico birrificio del mondo perché anche in Germania si beve sempre meno birra

In attività da 975 anni, il birrificio Weltenburger vive una crisi talmente profonda da aver costretto i monaci benedettini a metterlo in vendita.

Era dal 2013 che non si verificava un incidente ferroviario grave come quello in Andalusia

Al momento sono 39 le vittime e 150 i feriti accertati nell'incidente, numeri che, purtroppo, quasi sicuramente saliranno.

Dopo la morte del figlio di Chimamanda Ngozi Adichie, in Nigeria è iniziata una protesta contro il disastroso stato della sanità nazionale

La scrittrice ha perso un figlio di appena 21 mesi e ha fatto causa all'ospedale in cui era ricoverato, accusando i medici di gravissime negligenze.