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Una delle ragioni per cui Maduro è stato catturato sarebbero i balletti che faceva in pubblico e che infastidivano Trump Trump avrebbe interpretatoquei gesti come una provocazione e avrebbe quindi deciso di dimostrare che le precedenti minacce non erano un bluff.
Gli sciamani peruviani che ogni anno predicono il futuro avevano predetto la caduta di Maduro Durante l'abituale cerimonia di fine anno avevano avvertito della cattura del presidente venezuelano, e pure di un'imminente e grave malattia di Trump.
A nemmeno quarantott’ore dal colpo di Stato in Venezuela, Trump ha già minacciato altri quattro Paesi Stando a quello che ha detto Trump, i prossimi a doversi preoccupare sono Cuba, Colombia, Groenlandia e pure il Messico.
Le azioni di Warner Bros. sono salite del 170 per cento da quando è iniziato il triangolo con Netflix e Paramount L'offerta d'acquisizione di Netflix e la battaglia con Paramount hanno trasformato Warner nel titolo più desiderato del 2025.
Xavier Dolan ha confermato che non è più in pensione e che quest’anno girerà un nuovo film Dopo aver annunciato l’addio al cinema nel 2023, il regista ha deciso di tornare a lavoro e ha mostrato una nuova sceneggiatura su Instagram.
Anche quest’anno lo Studio Ghibli ha festeggiato il Capodanno pubblicando un nuovo disegno di Hayao Miyazaki Sui social dello studio è apparso il disegno di Miyazaki che celebra nel 2026 l'anno del cavallo, secondo lo zodiaco cinese.
Secondo le prime ricostruzioni, il rogo di Crans-Montana sarebbe stato causato dalle stelle filanti infilate nelle bottiglie di champagne Una foto mostrerebbe il momento dell’innesco del rogo durante i festeggiamenti di Capodanno, costato la vita a quarantasette persone.
Martin Scorsese ha scritto un editoriale sul New York Times in cui spiega perché Misery è il miglior film di Rob Reiner In un commosso editoriale, Scorsese ha individuato nel thriller del 1990 l’apice della filmografia del collega, ricordando la loro amicizia.

Homework, vent’anni fa

Il 20 gennaio il primo disco dei Daft Punk ha compiuto vent'anni: si può dire che per la musica è stata la fine della storia?

26 Gennaio 2017

Qualche giorno fa, Homework, il primo disco dei Daft Punk, ha compiuto 20 anni ed è un anniversario che fa una certa impressione. Significa: ventenni che oggi ascoltano i dischi dei Daft Punk, ma che quando uscì Homework non erano ancora nati. Fa una certa impressione non solo per i tipici abissi di nostalgia in cui possono precipitare i quarantenni di oggi, ma anche perché, a riascoltarlo ora, sembra un disco che potrebbe essere uscito nel 2017. Il tempo non ha lasciato quasi nessuna patina, quasi nessun indizio. Non è solo merito del disco in particolare, è forse la prova di un discorso più generale. Per altre epoche, un lasso di vent’anni nella musica è stato come il passaggio da un secolo a un altro in termini di evoluzione degli stili e dei costumi. Se riascolto Homework, mi viene da pensare che La fine della storia teorizzata da Fukuyama sia applicabile alla musica più che a qualunque altra cosa.

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Testimonianza oculare: quando Homework uscì, i Daft Punk, all’epoca ventenni parigini con le facce di compagni di classe che se la tirano, Guy-Manuel de Homem-Christo e Thomas Bangalter, avevano già prodotto un singolo, “The New Wave”, più orientato alla techno rispetto allo stile che poi li avrebbe caratterizzati; era finito su una cassetta che mi aveva fatto un amico. Chi in quegli anni ascoltava house, techno e musica elettronica, poteva averli già vagamente sentiti come nome, ma di fatto erano dei semi-sconosciuti. Il disco, prodotto nel giro di cinque mesi, sotto l’egida di una major dopo un solo singolo, li proiettò molto rapidamente in un’altra dimensione. Entrò in classifica in 14 Paesi. Il famoso mainstream. Certo, esistevano già cose come Prodigy (Music for the Jilted Generation è del ’94) e Chemical Brothers (Exit Planet Dust del ’95), che avevano fatto fare il salto alla scena dance, dai club a Mtv, sostituendosi parzialmente alla cosiddetta musica suonata nei gusti dei giovani alternativi medi, ma Homework fu una cosa molto più grande. Innanzitutto perché unì da una sponda all’altra discotecari con rockettari (mondi non ancora comunicanti), o appassionati di musica con casuali ascoltatori di radio. E poi perché rispetto ai dischi che avevano fatto quel salto di cui ho parlato, mettiamoci anche Aphex Twin – i video di Chris Cunningham sono del ‘96 – è il disco più fedele alle origini dance o house o disco o come le si voglia chiamare, quello che pur essendo contaminatissimo risulta il meno contaminato, nei suoni e nel modo in cui funzionano i pezzi, con la musica alternativa considerata fino a quel momento più “nobile”. Negli anni successivi i Daft Punk hanno continuamente dimostrato di saper fare grandi dischi. Altri grandi successi, come si dice di critica e di pubblico di quegli anni, vedi Fatboy Slim, al confronto scompaiono, relegati alla loro epoca.

Breve analisi del disco: il primo pezzo a entrare nei nostri cuori non fu “Around the World”, che poi è diventata probabilmente una delle tre canzoni più riprodotte degli ultimi vent’anni, ma “Da Funk”, che oggi sembra anche quella più legata alle atmosfere degli anni Novanta. Poi venne il lunghissimo regno di “Revolution 909”, che non si è mai veramente chiuso: è forse il pezzo che io continuo a preferire di tutto il disco. Le tre citate diventano tre video bellissimi e citatissimi, girati rispettivamente da Michel Gondry, Spike Jonze, Roman Coppola. Non c’è un pezzo che si possa dire sbagliato o in tono minore, cosa che succede raramente anche nei dischi capolavoro; non c’è mai la tentazione di saltare una traccia. Oltre ai tre indiscutibili, i miei pezzi preferiti, cambiati poi nel corso del tempo, sono “Phoenix”, “Indo Silver Club”, “High Fidelity”. Come si potrebbe descrivere Homework a chi non l’hai mai sentito? Difficile perché è qualcosa di completamente nuovo ma con dentro un sacco di cose vecchie: acid-kraut-funk-italo-space-house-disco?

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«I repeat: stop the music and go home»: lo dice la voce megafonata di un poliziotto mentre in sottofondo bassissimo si sente la battuta ovattata di un pezzo e voci di ragazzi coperti da una sirena. È l’inizio di “Revolution 909”. Che poi. dopo che la voce e le sirene e i poliziotti scompaiono in dissolvenza, parte in tutta la sua sfasata leggerezza chimica. È sufficiente questo frammento, il frammento in cui si sovrappongono una sull’altra le traccia della sirena, del poliziotto che dice ai ragazzi di andare, delle voci dei ragazzi e della musica sotto, per spiegare perché Homework insieme a tutto il resto è stato anche un disco generazionale. Un disco che ha saputo rappresentare un sentimento – quello di ballare “la musica per ballare” per liberarsi o ribellarsi – con una voce che raccontava già la fine dell’epoca dei rave e la fascinazione per un’estetica meno violenta e più luccicante, incarnando così tutte le contraddizioni del giovane occidentale borghese che hanno più o meno continuato a essere le stesse fino a oggi. Fuggire ma con la testa più che con il corpo. In un luogo chiuso più che in un grande spazio aperto. In un altrove dorato e malinconico.

All’inizio del pezzo parlavo di “fine della storia” (della musica), di cui Homework è stato l’inizio, o meglio uno dei passaggi fondamentali. Se è successo è perché dopo quegli anni nessun disco che possa dirsi mainstream, nessun disco pop di un gigante delle vendite, ha potuto fare a meno di quel marchio musicale: l’uso delle ritmiche o di certi suoni della house e della techno è diventato digeribile e digerito nello stesso modo in cui lo sono diventate le chitarre rock. Fuori dal mainstream, invece, nessuna nuova rivoluzione con un impatto culturale paragonabile a quello della musica dance ed elettronica di quegli anni, che poi è un impatto paragonabile a quello dell’hip hop o del punk e prima ancora, appunto, a quello del rock. Tutte le cose, anche belle, di questi anni continuano a sembrare filiazioni di queste. Ci sarà un’altra revolution (non 909)? Per il momento non c’è veramente stata, ma vediamo.

Immagini tratte dal sito Daft Bootlegs che raccoglie rarità e memorabilia legate al duo e, in particolare, una collezione di fotografie dei primi anni di attività.
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