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00:16 venerdì 27 marzo 2026
In Giappone c’è un nuovo problema di ordine pubblico: il butsukari, cioè persone che all’improvviso e senza motivo spingono a terra il prossimo Le vittime predilette sono donne e bambini. Le cause, al momento, sconosciute. I video sui social che ritraggono le aggressioni, moltissimi.
Le Gallerie dell’Accademia di Venezia permetteranno al pubblico di seguire dal vivo tutto il restauro della “Pala di San Giobbe” di Bellini Lo scopo dell'iniziativa è quello di mantenere visibile l'opera per i due anni necessari al restauro, facendo scoprire al pubblico come funziona questo delicatissimo processo.
Nei bombardamenti sull’Iran è andata distrutta anche la casa-museo di Abbas Kiarostami A dare la notizia è stato il figlio sui social, spiegando che le bombe che hanno colpito Chizar hanno danneggiato anche la casa del regista.
L’Onu ha approvato una risoluzione che condanna la schiavitù come «il più grave crimine contro l’umanità», nonostante il voto contrario degli Usa e di Israele e l’astensione dell’Europa Sia i Paesi che si sono opposti che quelli che si sono astenuti hanno spiegato la decisione dicendo che non è giusto stabilire una "classifica delle atrocità".
La fotografia della serie di Harry Potter è così strana che i fan si sono convinti che sia stata girata usando l’AI La forte somiglianza di costumi, scenografie e cast, unita alla pallida paletta cromatica vista nel trailer appena uscito, ha convinto i fan che nella serie ci abbia messo lo zampino l'AI.
È appena stato annunciato un nuovo film del Signore degli anelli ed è già il più strano di tutta la saga Si intitola The Lord of the Rings: Shadow of the Past, sarà prodotto da Peter Jackson, avrà come protagonisti Sam, Merry e Pipino e soprattutto lo scriverà Stephen Colbert.
Nemmeno un accordo da un miliardo di dollari con Disney è bastato a evitare la chiusura di Sora da parte di OpenAI La chiusura dell'app di generazione di video tramite AI è una notizia improvvisa ma non così imprevista: i problemi legali erano molti e grossi, tutti relativi al diritto d'autore.
Su internet sempre più maschi si rivolgono ai face rater, cioè tizi pagati per recensire le facce degli altri e decidere se sono belli o brutti Ci sono interi subreddit dedicati e server Discord appositi: basta pubblicare una foto della propria faccia e chiedere che venga recensita.

L’ultimo Haruf

In libreria Crepuscolo, capitolo non ancora tradotto della trilogia di un maestro della scrittura lineare, potente, fortemente legata al paesaggio.

20 Maggio 2016

Tempo fa una ragazza mi disse che secondo lei la bellezza consisteva in un certo tipo di onestà nella percezione. Io avevo cercato di rimanere impassibile fingendo di aver capito alla perfezione quello che intendeva e, anche se non era vero, avevo già deciso di sostituire nella mia testa la mia risposta standard sulla bellezza con quella, che risuonava perfetta nella sua vaghezza: «un certo tipo di onestà nella percezione». Nessuno me l’ha più chiesto, ma è stata utile per altre situazioni, come quando ho dovuto spiegare a mia madre il lavoro che mi ero messo a fare, quando ho cercato di spiegare a qualcuno la profondità di The last of us o quando ho letto il primo libro di Kent Haruf che mi è capitato tra le mani. Era Benedizione, la storia di un’estate in cui un uomo anziano malato terminale fa i conti con quello che rimane della sua vita, la sua figlia riscopre cosa vuol dire sentirsi di nuovo a casa e un ragazzo cosa vuol dire l’abbandono: «Ho fatto a botte per te. Quando ci vediamo, te lo racconto. Erano più grandi di me. Erano in due. Ho dato un pugno a uno dei due per te. Gli ho fatto male e poi lui mi ha picchiato e mi ha fatto sanguinare. Vedi il sangue sulla mia camicia. Ho versato il mio sangue per te».

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Le storie che racconta Haruf sono ambientate tutte nella stessa città immaginaria: Holt, Colorado. All’interno di questa cittadina e della vicina Denver si sussegue il racconto delle vite dei cittadini che la abitano: storie di vite normali che nascondono nella loro routine il segreto di una narrazione che, per arrivare al lettore, non procede per grandi virtuosismi, ma per frasi che suonano come l’inevitabile incedere di un treno in una pianura coltivata a mais.

La prima volta che ho sentito parlare di Haruf mi avevano detto che i suoi romanzi facevano piangere, ed era parecchio che non mi dicevano che un libro faceva piangere, così ho preso in mano Benedizione credendo di trovarmi di fronte a un’emotività abbozzata che, costringendo il lettore a episodi di rara crudezza, lo inducesse in una disperata e incredula ricerca di significato. Invece ho trovato il contrario. Ho trovato dialoghi duri e secchi, frasi brevi, ridotte all’osso, ma cadenzate con la spietata urgenza di un rubinetto che perde, come se sempre la frase successiva fosse un necessario completamento di quella che viene prima. Lui lo ripete spesso, nelle interviste che si trovano in giro per la rete, sembra che gli anni di vita passati senza pubblicare niente siano stati un apprendistato duro e genuino che abbiano scarnificato l’inessenziale dai predicati.

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Con il secondo libro della trilogia, Canto della pianura, che in realtà è il primo ad essere stato pubblicato in patria (sul sito di NN c’è una lettera aperta ai lettori di Haruf che spiega le ragioni di questa scelta), le frasi si addolciscono, diventano più lunghe, le immagini sono sempre le stesse. Due ragazzini, che per certi versi ricordano i due fratelli della prima parte della Trilogia della città di K, assistono a una violenza sessuale, mentre i loro due corrispettivi anziani si prendono cura di una ragazzina incinta abbandonata a se stessa e i dialoghi secchi e precisi raccontano perfettamente l’umore di quella gente senza che ci sia il bisogno di descrizioni troppo dettagliate: una parte della bellezza di Haruf sta nel sapere essere esatto senza mai essere didascalico: «E anche voi – sorrise – dannati vecchi solitari, avete bisogno di qualcuno. Qualcuno o qualcosa di cui prendervi cura, per cui preoccuparvi, oltre a una vecchia vacca fulva. C’è troppa solitudine qui. Prima o poi morirete senza aver avuto neppure un problema in vita vostra. Non del tipo giusto, comunque. Questa è la vostra occasione».

Per questi motivi ho aspettato l’uscita di Crepuscolo, il pezzo della trilogia non ancora tradotto in italiano, con una sottile eccitata disperazione. L’idea di ritrovare quella scrittura piana e terribile, che in un certo senso ti aiuta a sistemare i pensieri che ti vengono in mente, che ti aiuta a non essere disordinato è perfettamente in linea con quello che Haruf racconta: queste storie possono essere raccontante solo in quel modo, arrivano così in profondità solo grazie alla loro linearità. In Crepuscolo ritroviamo alcuni dei personaggi di Canto della pianura, che ritornano a raccontare se stessi e celebrare le nuove prove che la vita mette a disposizione per dare loro una nuova possibilità di essere se stessi.

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L’onestà della percezione di quello che vediamo ci restituisce la consapevolezza lucida di quello che siamo: la pianura che circonda Holt è, da una parte il terreno arido sulla quale dobbiamo costruire a fatica la vita, e dall’altra rappresenta il correlativo del linguaggio usato dallo scrittore. È scarna, arida, senza fronzoli: sembra il New Mexico raccontato da McCarthy in Oltre il confine. È una terra e una scrittura che invita a guardare le cose con coraggio, nella loro interezza. E, anche se a volte l’emotività di certe scene arriva a stemperare la contrazione del cuore, non c’è mai compassione nel racconto.

Haruf ammette di dovere molto ai grandi scrittori che lo hanno preceduto, e che non si interessa molto di letteratura contemporanea. Nell’ultima intervista prima di morire aveva affermato: «Quindi no, in realtà non leggo molto in generale, eccetto quando torno e ritorno su Faulkner, Hemingway e soprattutto Cechov. Non me ne stanco mai. Ogni mattina prima di scrivere leggo qualcosa di questi autori, solo per ricordare a me stesso come una frase può essere. Leggo ogni giorno. Se non lo facessi sentirei di aver trascorso un giorno insoddisfacente. Non ho tempo per leggere qualcosa che non sia di altissima qualità». Come se lui stesso abbia vissuto ogni vita dei personaggi che racconta, attraverso un’etica del lavoro e una dedizione che è l’unico modo per vivere con dignità la vita che ognuno crede di meritare.

Foto di David McNew (Getty Images).
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