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12:22 mercoledì 2 settembre 2026
La nuova campagna di Valentino si chiama Interferenze ed è scattata in un ex centrale elettrica romana convertita in museo La campagna è stata scattata da Glen Luchford nella Centrale Montemartini di Roma, ex centrale elettrica convertita in museo nel 1997.
L’uomo condannato per l’omicidio di Tupac aveva scritto in un libro di essere il mandante dell’omicidio di Tupac, poi è stato accusato di essere il mandante dell’omicidio di Tupac e ha detto che in realtà si era inventato tutto per vendere più copie Il libro si intitola Compton Street Legend, autopubblicato, 215 pagine con filigrane a forma di foro di proiettile, e descrive Duane Keith Davis, detto Keffe D, come l'uomo che procurò la pistola che fu usata per uccidere Tupac.
Four Tet ha pubblicato su YouTube un set di 4 ore e mezza 58 tracce condensate in 4 ore e 24 minuti. Nel video ci sono inediti, remix, canzoni dal suo repertorio fantasma e numerose collaborazioni.
A Gaza non si possono più far volare gli aquiloni perché Israele li considera una minaccia terroristica Lo ha annunciato il Ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, secondo il quale «Un aquilone viene trattato come un drone, con o senza esplosivi».
Ci sono così tanti video dell’inondazione in Nepal generati con l’AI che il governo nepalese ha intimato alle piattaforme di rimuoverli tutti immediatamente E ha pure creato una task force di polizia esclusivamente dedicata alla caccia di questi contenuti e alla denuncia delle persone che li creano e diffondono.
Ib Kamara lascia Off White ed è l’ennesima brutta notizia per lo streetwear Sono previste però special capsule firmate da lui con dieci collaboratori esterni, tra cui il musicista Kid Cudi e lo stilista Raul Lopez.
Il governo serbo concederà a Ratko Mladic, il boia di Srebrenica, il funerale di Stato perché «era pur sempre un generale» «Il generale Mladic è un generale, e ci sono dei protocolli da seguire», questo si è limitato a dire il Ministro della Giustizia serbo, Nenad Vujic.
La ragione per cui le aziende AI stanno addestrando le AI usando solo libri vecchi e che i libri vecchi sono gli unici che sicuramente non sono stati scritti con l’AI Cause giudiziarie e inchieste giornalistiche hanno rivelato che questa è una pratica ormai diffusissima. Anche perché le AI non possono più essere addestrate con contenuti presenti su internet, perché troppi contenuti presenti su internet sono ormai fatti con l'AI.

L’ultimo Haruf

In libreria Crepuscolo, capitolo non ancora tradotto della trilogia di un maestro della scrittura lineare, potente, fortemente legata al paesaggio.

20 Maggio 2016

Tempo fa una ragazza mi disse che secondo lei la bellezza consisteva in un certo tipo di onestà nella percezione. Io avevo cercato di rimanere impassibile fingendo di aver capito alla perfezione quello che intendeva e, anche se non era vero, avevo già deciso di sostituire nella mia testa la mia risposta standard sulla bellezza con quella, che risuonava perfetta nella sua vaghezza: «un certo tipo di onestà nella percezione». Nessuno me l’ha più chiesto, ma è stata utile per altre situazioni, come quando ho dovuto spiegare a mia madre il lavoro che mi ero messo a fare, quando ho cercato di spiegare a qualcuno la profondità di The last of us o quando ho letto il primo libro di Kent Haruf che mi è capitato tra le mani. Era Benedizione, la storia di un’estate in cui un uomo anziano malato terminale fa i conti con quello che rimane della sua vita, la sua figlia riscopre cosa vuol dire sentirsi di nuovo a casa e un ragazzo cosa vuol dire l’abbandono: «Ho fatto a botte per te. Quando ci vediamo, te lo racconto. Erano più grandi di me. Erano in due. Ho dato un pugno a uno dei due per te. Gli ho fatto male e poi lui mi ha picchiato e mi ha fatto sanguinare. Vedi il sangue sulla mia camicia. Ho versato il mio sangue per te».

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Le storie che racconta Haruf sono ambientate tutte nella stessa città immaginaria: Holt, Colorado. All’interno di questa cittadina e della vicina Denver si sussegue il racconto delle vite dei cittadini che la abitano: storie di vite normali che nascondono nella loro routine il segreto di una narrazione che, per arrivare al lettore, non procede per grandi virtuosismi, ma per frasi che suonano come l’inevitabile incedere di un treno in una pianura coltivata a mais.

La prima volta che ho sentito parlare di Haruf mi avevano detto che i suoi romanzi facevano piangere, ed era parecchio che non mi dicevano che un libro faceva piangere, così ho preso in mano Benedizione credendo di trovarmi di fronte a un’emotività abbozzata che, costringendo il lettore a episodi di rara crudezza, lo inducesse in una disperata e incredula ricerca di significato. Invece ho trovato il contrario. Ho trovato dialoghi duri e secchi, frasi brevi, ridotte all’osso, ma cadenzate con la spietata urgenza di un rubinetto che perde, come se sempre la frase successiva fosse un necessario completamento di quella che viene prima. Lui lo ripete spesso, nelle interviste che si trovano in giro per la rete, sembra che gli anni di vita passati senza pubblicare niente siano stati un apprendistato duro e genuino che abbiano scarnificato l’inessenziale dai predicati.

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Con il secondo libro della trilogia, Canto della pianura, che in realtà è il primo ad essere stato pubblicato in patria (sul sito di NN c’è una lettera aperta ai lettori di Haruf che spiega le ragioni di questa scelta), le frasi si addolciscono, diventano più lunghe, le immagini sono sempre le stesse. Due ragazzini, che per certi versi ricordano i due fratelli della prima parte della Trilogia della città di K, assistono a una violenza sessuale, mentre i loro due corrispettivi anziani si prendono cura di una ragazzina incinta abbandonata a se stessa e i dialoghi secchi e precisi raccontano perfettamente l’umore di quella gente senza che ci sia il bisogno di descrizioni troppo dettagliate: una parte della bellezza di Haruf sta nel sapere essere esatto senza mai essere didascalico: «E anche voi – sorrise – dannati vecchi solitari, avete bisogno di qualcuno. Qualcuno o qualcosa di cui prendervi cura, per cui preoccuparvi, oltre a una vecchia vacca fulva. C’è troppa solitudine qui. Prima o poi morirete senza aver avuto neppure un problema in vita vostra. Non del tipo giusto, comunque. Questa è la vostra occasione».

Per questi motivi ho aspettato l’uscita di Crepuscolo, il pezzo della trilogia non ancora tradotto in italiano, con una sottile eccitata disperazione. L’idea di ritrovare quella scrittura piana e terribile, che in un certo senso ti aiuta a sistemare i pensieri che ti vengono in mente, che ti aiuta a non essere disordinato è perfettamente in linea con quello che Haruf racconta: queste storie possono essere raccontante solo in quel modo, arrivano così in profondità solo grazie alla loro linearità. In Crepuscolo ritroviamo alcuni dei personaggi di Canto della pianura, che ritornano a raccontare se stessi e celebrare le nuove prove che la vita mette a disposizione per dare loro una nuova possibilità di essere se stessi.

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L’onestà della percezione di quello che vediamo ci restituisce la consapevolezza lucida di quello che siamo: la pianura che circonda Holt è, da una parte il terreno arido sulla quale dobbiamo costruire a fatica la vita, e dall’altra rappresenta il correlativo del linguaggio usato dallo scrittore. È scarna, arida, senza fronzoli: sembra il New Mexico raccontato da McCarthy in Oltre il confine. È una terra e una scrittura che invita a guardare le cose con coraggio, nella loro interezza. E, anche se a volte l’emotività di certe scene arriva a stemperare la contrazione del cuore, non c’è mai compassione nel racconto.

Haruf ammette di dovere molto ai grandi scrittori che lo hanno preceduto, e che non si interessa molto di letteratura contemporanea. Nell’ultima intervista prima di morire aveva affermato: «Quindi no, in realtà non leggo molto in generale, eccetto quando torno e ritorno su Faulkner, Hemingway e soprattutto Cechov. Non me ne stanco mai. Ogni mattina prima di scrivere leggo qualcosa di questi autori, solo per ricordare a me stesso come una frase può essere. Leggo ogni giorno. Se non lo facessi sentirei di aver trascorso un giorno insoddisfacente. Non ho tempo per leggere qualcosa che non sia di altissima qualità». Come se lui stesso abbia vissuto ogni vita dei personaggi che racconta, attraverso un’etica del lavoro e una dedizione che è l’unico modo per vivere con dignità la vita che ognuno crede di meritare.

Foto di David McNew (Getty Images).
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