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09:52 giovedì 20 agosto 2026
Quattro anni dopo Aftersun, la regista Charlotte Wells ha finalmente annunciato il suo nuovo film Verrà presentato a settembre al New York Film Festival, è un corto che racconta la vita della leggendaria batterista Paula Spiro.
Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen , questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.

In Israele Haaretz ha accusato l’esercito di pulizia etnica a Gaza

30 Ottobre 2024

“Se sembra pulizia etnica, probabilmente lo è”, si intitola così un pezzo pubblicato ieri e firmato dall’editorial board di Haaretz. È uno dei più importanti quotidiani israeliani, il giornale di riferimento per i progressisti del Paese, e dall’inizio della guerra nella Striscia di Gaza una delle voci critiche – forse la più critica – nei confronti delle decisioni del governo Netanyahu e dell’operato delle Forze di difesa israeliane. Fa comunque impressione l’uso della definizione pulizia etnica e le accuse durissime che il giornale rivolge a tutta la classe politica e a tutto l’apparato militare israeliano.

«Israele sta andando verso la pulizia etnica. I suoi soldati stanno eseguendo le politiche criminali della destra messianica e kahanista [un movimento religioso estremista e fanatico, ndr]. E nemmeno l’opposizione di centro e di centro sinistra fa una piega davanti a tutto questo. Il consenso che c’è attorno alla pulizia etnica è vergognoso». Difficile trovare parole più dure anche tra i più accaniti oppositori del governo Netanyahu, in Israele e nel resto del mondo. L’editorial board di Haaretz accusa anche la politica e i militari di aver sempre avuto l’obiettivo della pulizia etnica, sin dall’inizio della guerra nella Striscia. «Dal principio si è parlato di “cancellare Gaza”, si è incitato a una “seconda Nakba”».

È certamente il più duro degli articoli pubblicati da Haaretz nell’ultimo anno, ma non è la prima volta che sul giornale si scrive di pulizia etnica nella Striscia di Gaza. Poco più di una settimana fa il giornale aveva pubblicato un altro articolo in cui accusava apertamente il governo Netanyahu di voler trasformare Gaza in una colonia. Tre giorni fa un altro pezzo in cui si descriveva una legge proposta dalla coalizione di governo come uno strumento per combattere «non il terrorismo ma gli arabi». E, quasi un anno fa, un altro editoriale in cui si prevedeva quello che poi è successo: «Il silenzio di Netanyahu è un assenso alla pulizia etnica dei palestinesi a Gaza».

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