Perché ogni volta che annunciano un nuovo adattamento di uno dei sei romanzi dell’autrice inglese è certo che lo guarderemo, anche se sarà molto simile ai precedenti e racconterà una storia letta e riletta.
Il Guardian ha recensito di nuovo il primo film di Harry Potter, 20 anni dopo
Albus Silente e la Professoressa McGranitt aspettano Hagrid in un sobborgo londinese di notte. Una volta arrivato il gigante-mago con il piccolo Harry, il preside appoggia il fagotto davanti a casa degli zii del bambino, «è meglio che cresca lontano da tutto questo, almeno finché non sarà pronto», dice. Nei primi tre minuti di quello che si rileverà uno dei più grandi franchise di tutti i tempi s’intuisce la potenza del film: un mondo completamente nuovo e diverso in cui milioni di bambini, e non solo, si sarebbero immersi e immedesimati. Peter Bradshaw, critico cinematografico del Guardian, ha recensito Harry Potter e la pietra filosofale nel ventennale della sua uscita, nel novembre del 2001, per la quale verrà proiettata, in Gran Bretagna, una versione speciale con 20 minuti di scene tagliate dall’originale. «Il primissimo film di Harry Potter, Harry Potter e la pietra filosofale è ora ripresentato dopo vent’anni, in un mondo piuttosto diverso», scrive Bradshaw, non riferendosi solo agli attori che sono scomparsi nel frattempo, come quelli che hanno rappresentato per anni Silente, Piton e il terribile zio di Harry. «È incredibile e commovente ricordare la pura eccitazione di quella prima nel novembre 2001 […] Harry Potter è stato presentato nei cinema mentre eravamo ancora tutti storditi dall’11 settembre», ricorda il critico.
Il bilancio dopo le prime due decadi è più che positivo, tanto che il film si è guadagnato le ambite cinque stelle del Guardian, e le considerazioni sugli attori sono taglienti: «Robert Pattinson (interpretando Cedric Diggory in Il calice di fuoco), è stato l’unico a portare realmente avanti la carriera», commenta Bradshaw, precisando però: «Ma non riesco a pensare a questi personaggi interpretati da altri attori: il pensiero che le storie vengano rifatte o riadattate con un cast diverso è un’eresia».
Se ora il film è considerato «ancora molto divertente e spettacolare, con un impeto di nostalgia che si accompagna all’euforia del divertimento», è curioso leggere la recensione che il Guardian, sempre attraverso la penna di Peter Bradshaw, diede proprio allora, nel novembre 2001, in occasione della prima de La pietra filosofale. «Nessuna serie cinematografica potrebbe essere più epica di questa. Ha le gambe. Ha le ali. Ha manici di scopa su cui sfrecciare. La grande saga di H.P. potrebbe rivaleggiare con i film di James Bond per la tenacia, ed è interessante e stimolante che Harry sia destinato a invecchiare in tempo reale, portando i suoi fan con sé attraverso l’adolescenza. Anche da solo, è un film di grande successo, e ho sorriso di piacere per tutto il tempo», scriveva Bradshaw vent’anni fa.
Perché ogni volta che annunciano un nuovo adattamento di uno dei sei romanzi dell’autrice inglese è certo che lo guarderemo, anche se sarà molto simile ai precedenti e racconterà una storia letta e riletta.
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