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14:42 giovedì 19 febbraio 2026
Nel suo nuovo video Lana Del Rey “omaggia” Sylvia Plath con una scena in cui mette la testa nel forno Dandoci un indizio dei rimandi nascosti in Stove, il possibile titolo dell'album che dovrebbe uscire tra poco più di tre mesi.
Anche il Papa ha rifiutato l’invito a unirsi al Board of Peace di Donald Trump La Città del Vaticano ha ricevuto l'invito a unirsi al Board alla fine di gennaio, ma ha già reso note le sue intenzioni di declinare cortesemente.
Stephen Colbert ha detto che il suo editore, la Cbs, gli ha censurato un’intervista a un politico democratico per non far arrabbiare Trump Intervista che poi Colbert ha pubblicato sul canale YouTube del suo programma, aggirando il divieto che gli era stato imposto dalla rete.
Da quando c’è al governo Pedro Sanchez, il salario minimo in Spagna è aumentato del 60 per cento L'ultimo aumento, appena approvato, ha portato il salario minimo spagnolo a 1.221 euro lordi al mese per 14 mensilità. Sei anni fa era 735 euro.
Il successo di Hamnet sta portando a un boom turistico nel paese natale di Shakespeare A Stratford-upon-Avon sono abituati ad avere tanti turisti, ma non così tanti come quelli arrivati dopo aver visto il film.
Il 6 marzo esce la nuova opera di Michel Houellebecq, che non è un libro ma un disco in cui recita le sue poesie Si chiama Souvenez-Vous de l’Homme e arriva 26 anni dopo il suo disco d'esordio, Présence Humaine, ormai diventato di culto.
In Brasile, il tiktok di un lavoratore arrabbiato col suo capo ha dato inizio a un movimento per la riduzione della settimana lavorativa Rick Azevedo voleva soltanto sfogarsi sui social per l'ennesima richiesta assurda del suo capo. Ha dato il via a una protesta nazionale e a un processo di riforma.
Thurston Moore dei Sonic Youth ha fatto un nuovo album che ha definito «un requiem per i bambini di Gaza» Il disco s'intitola They Came Like Swallows - Seven Requiems for the Children of Gaza e lo ha realizzato in collaborazione con il musicista, produttore e discografico Bonner Kramer.

Governare non è il nostro forte

Siamo molto più bravi a creare, progettare, cantare. Provocazione: facciamoci commissariare a vita

13 Novembre 2011

Il Financial Times scrive: «La nomina di un tecnocrate non eletto dal popolo è tutto tranne che l’ideale». Siamo commissariati, e insomma, il tema della sovranità limitata torna improvvisamente d’attualità in Italia, una parola d’ordine che come “questione meridionale” sembrava un residuato degli anni Settanta (la parola, non la questione, che rimane). Eppure forse varrebbe forse la pena ripassare David Ricardo, l’economista autore della prima teoria sul commercio internazionale, quella sul “vantaggio comparato”.

In un celebre esempio basato su Gran Bretagna e Portogallo, produttrici entrambe di stoffe e di vino, Ricardo sosteneva che il lavoro necessario alla produzione di un’unità di merce è diverso per ciascuna merce nei due Paesi e, per la stessa merce nei due Paesi, è in relazione alle diverse condizioni “naturali e artificiali” che rendono un Paese più adatto ad una produzione piuttosto che ad un’altra. In soldoni, conviene che un paese produca ed esporti ciò che gli riesce meglio e più conveniente, importando invece il resto (l’esempio proseguiva consigliando ai portoghesi di continuare a produrre il loro porto e agli inglesi il loro tweed).

In questi sessantacinque anni di Repubblica (e 150 anni di Stato unitario) l’Italia ha dimostrato chiaramente quali siano i prodotti su cui abbiamo vantaggio comparato: arte, cultura, design, cibo, bel canto. Beni che hanno invaso il mondo, in cui siamo considerati inarrivabili, che hanno contribuito a creare un mito dell’Italia (fino all’Ottocento quello del Grand Tour, poi quello del made in Italy), quasi creando un’Italia parallela, quella di cui parlava Giuseppe Prezzolini nelle sue lezioni americane alla Columbia negli anni Quaranta, una grande patria immaginaria della bellezza – “la seconda patria, cioè la super-patria delle nazioni educate nella tradizione greco-latina”.

Lo Stato, inteso nelle sue funzioni amministrative, istituzionali, politiche, di governo, non è mai stato, invece, il nostro forte. Le ragioni potrebbero essere le più disparate, ma forse non vale (più) la pena di indagarle. La disfida Borboni-Savoia, no grazie. Semplicemente, non è cosa nostra.

Quindi, invece, approfittare della situazione e di questa nuova sovranità limitata, pretendere che rimanga tale, e rimpiangere che si sia dovuto arrivare fino al 2011 producendo politica di bassa qualità qui da noi in proprio, un business che non ci riesce bene, un po’ come i petrolchimici e le vetture al Sud.

E concentrarsi su quello che sappiamo fare, magari facendolo anche meglio e in maniera più razionale (fa tristezza che uno dopo l’altro tutti i marchi della moda passino in mani straniere, soprattutto ai francesi che ci sfottono. Il prossimo sarà Giorgio Armani? Possibile che nessuno riesca a creare un grande polo del lusso sul modello di quelli Arnault-Pinault? La solita litigiosità italiana, anche qui?). Che bello in fondo se a governarci fosse Francoforte, o Bruxelles. Loro fanno le leggi e i bilanci, noi i vestiti e lo slow food. Quante energie liberate per la creatività italiana. Con conseguenze immediate anche sul turismo: che bella una Roma svuotata dai palazzi del potere, trasformati in musei, un centro storico pedonalizzato, niente sirene di sottosegretari e peones che non sanno neanche cos’è lo spread (e quanti danni evitabili se Berlusconi si fosse limitato a cantare canzoni napoletane, invece di governare).

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