Il nuovo disco della band di Damon Albarn è un'opera ricchissima in cui una miriade di armonie e voci scrivono un racconto che parla di vita, morte, lutto, accettazione e ripartenza. Con un messaggio a tenere assieme tutto: sopravvive solo chi si lascia andare.
Le peggiori stroncature al film che ha vinto i Golden Globes
«”Bohemian Rhapsody”, la canzone dei Queen, dura quasi sei minuti: molto tempo per un singolo pop. L’omonimo film sui Queen dura più di due ore: una durata normale per gli standard moderni, che però sembra un’eternità» questo è più o meno l’incipit della recensione firmata A. O. Scott pubblicata il 30 ottobre sul New York Times. «Il film», continua Scott, «sembra essere stato progettato per risultare il più irrilevante (unmemorable) possibile, ad eccezione dei denti finti indossati dall’attore protagonista Rami Malek, che interpreta Freddie Mercury: quelli potrebbero farvi venire gli incubi». E aggiunge poi: «In generale il film è una costruzione Lego di cliché. Ci ricorda che la band è esistita, ma la racconta in modo superficiale. Con YouTube e un po’ di vinili vi farete un’idea molto più precisa».

Rami Malek nei panni di Freddie Mercury
Scott non è l’unico critico a non aver apprezzato Bohemian Rhapsody, il film sui primi quindici anni del gruppo rock dei Queen dalla nascita della band nel 1970 fino al concerto Live Aid del 1985: Owen Gleiberman su Variety si era mostrato abbastanza scettico, mentre sul Washington Post Anne Hornaday dichiarava candidamente: «Bohemian Rhapsody è un brutto film, ma è divertente». Sul Guardian Steve Rose aveva assegnato al biobic solo 2 stelline su 5, preoccupandosi per il suo «sottotesto moralistico». Pare inoltre che il film sia pieno di errori e inesattezze. La lavorazione, inoltre, ha suscitato una serie di controversie: pur essendo l’unico regista citato nei credits, infatti, Bryan Singer è stato licenziato poche settimane prima della fine delle riprese e sostituito da Dexter Fletcher. Nonostante ciò, oltre ad aver avuto un enorme successo al box office (702.5 millioni di dollari), Bohemian Rhapsody si è portato a casa il Globes per la miglior interpretazione maschile in un film drammatico – proprio Rami Malek con i suoi dentoni finti, che ha sbaragliato attori come Bradley Cooper e William Dafoe – e come Miglior film drammatico.
Il nuovo disco della band di Damon Albarn è un'opera ricchissima in cui una miriade di armonie e voci scrivono un racconto che parla di vita, morte, lutto, accettazione e ripartenza. Con un messaggio a tenere assieme tutto: sopravvive solo chi si lascia andare.
Invece di celebrare per l'ennesima volta il funerale delle riviste indie, sarebbe più utile parlare di come gli algoritmi e la frammentazione del pubblico stiano trasformando il fare un giornale in un'impresa impossibile.
Chi chiamerà e confesserà avrà una corsia preferenziale per acquistare una versione in miniatura della sua opera "The Ninth Hour", quella che ritrae Papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite.
Prodotto da A24, il film è diretto dal 20enne Kane Parsons, che ha fatto diventare le backrooms un mito internettiano grazie a dei corti pubblicati su YouTube quando di anni ne aveva appena 16.