È morto il 3 aprile, a una settimana dall'ottantesimo compleanno, uno degli autori più "diversi" della letteratura italiana. Ha scritto poesie, saggi, romanzi. E poi è stato batterista jazz, critico d’arte, giornalista, un direttore creativo d’agenzie pubblicitarie, nottambulo.
Dopo le polemiche sul mancato finanziamento da parte del Ministero della Cultura, decine di cinema in tutta Italia stanno riportando in sala il film su Giulio Regeni
Oltre 60 cinema tra Roma, Milano, Torino, Bologna e Firenze hanno deciso di ricominciare a proiettare il film. E altri se ne stanno aggiungendo ora dopo ora.
Dopo che una commissione del Ministero della Cultura ha giudicato «non meritevole di sostegno pubblico» il docufilm Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, oltre 60 cinema (già oggi a Roma, Milano, Torino, Bologna, Firenze, e altre città si aggiungono ora dopo ora) hanno deciso di riportare il film in sala in segno di protesta. «I cinema sono luoghi democratici dove chiunque può capire, indignarsi e vedere con i propri occhi, aldilà del credo politico, quello che è successo e sta succedendo riguardo a una vicenda che continua a chiedere verità e giustizia», ha detto Domenico Procacci, che il film lo ha prodotto con la sua Fandango.
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La polemica attorno al mancato finanziamento pubblico a Giulio Regeni – Tutto il male del mondo prosegue ormai da due giorni, continuamente si aggiungono dettagli, dichiarazioni, dimissioni di membri della che rendono la vicenda sempre più difficile da capire e da spiegare (sul Post trovate un eccellente riassunto di tutto l’accaduto). La vicenda si è fatta talmente grave da finire in Parlamento, con diversi membri dell’opposizione che hanno chiesto al Ministro Alessandro Giuli di venire a riferire e di rispondere a quanti considerano quanto successo un caso di censura e una prova di quanto opaco e discrezionale si sia fatto il sistema di finanziamento pubblico al cinema con questo governo. Non è una discussione nuova, in realtà: ricorderete il litigio in pubblica piazza tra Elio Germano e lo stesso Ministro Giuli nei giorni dei David di Donatello dello scorso anno, quando il Paese si divise tra chi riteneva che finanziare la cultura fosse una cosa sana e giusta, dovere e fonte di salvezza di ogni governo che si rispetti e che si voglia dire democratico, e chi definiva ogni soldo pubblico investito in cinema – o in qualsiasi altra arte – come “spesa improduttiva”, da tagliare, da cancellare.
La cosa importante, però, adesso è andare a vedere il film. Diretto da Simone Manetti e prodotto da Fandango e Ganesh Produzioni, Giulio Regeni – Tutto il male del mondo ricostruisce per la prima volta l’intera vicenda del ricercatore torturato e ucciso al Cairo nel 2016. Attraverso le voci dei genitori, Claudio Regeni e Paola Deffendi, e della legale Alessandra Ballerini, il documentario racconta la battaglia processuale contro l’Agenzia per la sicurezza nazionale egiziana e il regime di al-Sisi. La forza del film sta nello sforzo di superare la “mera” cronaca giudiziaria e mostrare la sfida lanciata da una famiglia a una dittatura spietata, tutto pur di ottenere la verità e restituire a Giulio Regeni la dignità che le menzogne del regime hanno cercato di togliergli.
È morto il 3 aprile, a una settimana dall'ottantesimo compleanno, uno degli autori più "diversi" della letteratura italiana. Ha scritto poesie, saggi, romanzi. E poi è stato batterista jazz, critico d’arte, giornalista, un direttore creativo d’agenzie pubblicitarie, nottambulo.