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06:54 lunedì 7 settembre 2026
C’è una casetta che è rimasta miracolosamente intatta nell’inondazione in Nepal e nessuno sta riuscendo a spiegare come sia stato possibile L'hanno ribattezzata "casa miracolosa" e le hanno dato un pin tutto suo su Google Maps, dove ora è classificata come "a prova di alluvione".
A 80 anni Paul Schrader ha provato l’ayahuasca e gli è piaciuta così tanto che ha deciso di farci un film Dopo otto trip consecutivi (otto!) e un mese in Costa Rica, Schrader ha capito che dall'esperienza era necessario trarre un film.
Anne Carson ha scritto un bellissimo saggio per dire che ama follemente Rosalía È così innamorata che ne perdona anche i difetti: ad esempio non sembra del tutto convinta dei testi delle sue canzoni, ma, ci tiene a specificare, lei «non è certo la giudice migliore».
La strana, stranissima storia che ha portato un collettivo antifascista italiano nella lista delle organizzazioni terroristiche degli Stati Uniti L'A/I Collective, che fornisce servizi internet anonimi, da adesso è considerata un'organizzazione terroristica di sinistra, accusata di sostenere la cosiddetta "rete antifa".
Una delle cose più belle scritte da Gloria Steinem è un capitolo del suo memoir in cui racconta che divenne femminista grazie a sua madre, che femminista non aveva mai potuto essere Un testo che si può leggere gratuitamente sul sito del Guardian, uno dei tantissimi lasciti della giornalista, scrittrice e attivista.
Se un adolescente vi dovesse dare del “poliestere”, sappiate che vi sta insultando pesantemente Polyester è il nuovo improperio preferito dei ragazzini: si usa per le persone che conducono una vita "finta" e superficiale. Ma anche per chi fa video brutti.
Tom Hardy ha pubblicato un album rap e la cosa sorprendente è che non è per niente male Si intitola Czarface Meets Frankie Pulitzer: quindici tracce con Inspectah Deck dei Wu-Tang Clan e 7L & Esoteric, più Busta Rhymes, Method Man ed El-P.
Putin ha deciso che da ora in poi le aziende che non sanno difendersi dagli attacchi dei droni ucraini verranno nazionalizzate E sarà lui (ovviamente) a decidere chi gestirà l'azienda, e come, dopo l'avvenuta nazionalizzazione.

Le newsletter (e i fan) salveranno il giornalismo?

Casey Newton è solo l'ultimo di una lunga lista: mentre i giornali muoiono o tagliano, sempre più giornalisti offrono servizi "in proprio". Ci siamo fatti raccontare come funziona da un giornalista italiano che ci sta provando.

24 Settembre 2020

Sono abbastanza vecchio da ricordarmi di quanto le newsletter erano quel tipo di mail nelle quali cercavi disperatamente “Unsubscribe”, spesso non trovandolo. E invece, nel 2020, sono il futuro del giornalismo, a quanto pare. Il campione di questa trasformazione è un servizio chiamato Substack, fondato nel 2017 da Hamish McKenzie, già autore di Insane Mode, biografia di Elon Musk, con l’assurda pretesa di «rendere possibile a uno scrittore di cominciare una newsletter facendo soldi con gli abbonamenti».

Substack è stato un successo fin da subito, collezionando in pochi anni una manciata di prodotti editoriali indipendenti e in attivo (BIG di Matt Stoller, Exponential View di Azeem Azhar, la gigantesca Sinocism di Bill Bishop e The Dispatch, vero e proprio giornale con tanto di staff) ma questa settimana ha messo a segno un colpo da maestro con l’acquisto di Casey Newton dal sito di tecnologia The Verge. Nel 2017 Newton aveva iniziato una sua newsletter quotidiana, chiamata The Interface, sul rapporto tra potere, politica e piattaforma. Di mercoledì scorso l’annuncio: il progetto si sposterà su Substack con tanto di nuovo nome (non bellissimo): Platformer. Sarà il lavoro a tempo pieno di Newton.

Vi ricordate la blogosfera, quella costellazione di testatine spesso a tema, anche di nicchia ma con seguito notevole, che esistevano prima che le piattaforme riducessero tutto a una manciata di account social? Ci risiamo, solo che il nuovo habitat naturale di questa conversazione è diventato la casella di posta elettronica, al sicuro dai feed, i troll, i ban, gli hater. Un web un po’ meno aperto, ma più godibile.

L’eterna crisi del giornalismo e il costante taglio di posti di lavoro e speranze lavorative ha sicuramente aiutato il fenomeno, rappresentando per molti l’unica, timida luce in fondo al tunnel. Ma al di là delle miserie settoriali, Substack si inserisce nello Zeitgest della “stan culture”, la forma più fedele e appassionata di fan – o lettore/lettrice, in questo caso – disposta persino a PAGARE per seguire il suo beniamino. Riconoscete il meccanismo? È lo stesso di Patreon e OnlyFans, che hanno sconvolto la carriera di molti “creator” – influencer, youtuber e scrittori – spezzando il tabù tutto digitale del chiedere soldi direttamente al pubblico. Le cose, quindi, si pagano. Che novità!

E in Italia? Proprio lo scorso agosto Il Post ha raccontato l’ascesa di Substack citando tre casi editoriali nostrani: Domani, il quotidiano di Carlo De Benedetti, la newsletter femminista gratuita Ghinea e Link Molto Belli di Pietro Minto. Siccome Pietro Minto sono io, ecco la mia esperienza: ho avviato la versione a pagamenti della mia newsletter poco meno di un anno fa, inseguendo quella luce in fondo al tunnel di cui sopra. È stato difficile e a tratti imbarazzante, per quella forma di vergogna cattolica che mi impedisce di chiedere soldi. Col tempo ho imparato: ora credo di aver trovato il mio ritmo, produco più contenuti esclusivi ogni settimana e promuovo senza pudore la versione a pagamento, conscio di non peccare. Come va? Siamo solo agli inizi e per ora non mi lamento, anche se presumo di avere un budget minore di quello di Domani.

Il ritorno all’abbonamento cambierà le cose, nel giornalismo ma non solo: se da un lato i “creator” digitali stanno costruendo nuove importanti relazioni con la propria fan base, dall’altro siamo di fronte a una ridistribuzione dei poteri destinata ad avere effetti profondi nella nostra cultura. La testata, la star, l’infuencer ha fan sempre più fedeli e ossessionati – ma anche più potenti e influenti. Se il web 2.0 ha permesso a chiunque di trasmettere se stesso – traducendo il vecchio slogan di YouTube –, questa nuova fase conclude il processo, dando sempre più potere al pubblico. Un pubblico presente e attivo, pronto a dare la linea ai progetti che lo appassionano.

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